L’importanza dei confini tra vita privata e professionale

In tutti agli ambiti del vivere sociale stabilire dei confini chiari è un modo per definire come vogliamo che le altre persone ci trattino. In ambito professionale, i confini ci aiutano a gestire lo stress, a mantenere una separazione tra vita privata e lavorativa e a prevenire il burnout.

Come il lavoro da remoto ha violato i confini

Avere dei confini sul luogo di lavoro ci aiuta a riconoscere i nostri limiti, a proteggere il nostro benessere e, proprio per questo, ci consente di dare il meglio di noi. Con il diffondersi della prassi del lavoro da remoto dovuta alla pandemia di Covid-19, la tecnologia ha contribuito a violare quello spazio fisico tra vita e lavoro che era, di per sé, un confine evidente. Siamo sempre online, un luogo virtuale dove oggi abbiamo trasferito la nostra “vita vera”. Questo da un lato ci impedisce di disconnetterci completamente, dall’altro ci rende sempre raggiungibili. È come se fossimo reperibili ventiquattr’ore al giorno, senza avere un contratto di lavoro che lo preveda. Non c’è serata, weekend, vacanza che non siano intaccati da questa mancanza di confini. “Controllo un attimo la mail” sembra un pensiero innocuo che, fino a pochissimi anni fa non ci sarebbe mai venuto in mente e che sta portando nella nostra vita ansia e stress.

La mancanza di confini incoraggia pratiche lavorative scorrette

Saper stabilire dei confini netti tra vita privata e professionale non è importante solo per il nostro benessere psico-emotivo ma anche per scoraggiare delle pratiche tossiche tipiche della cultura aziendale. In molte aziende, infatti, durante l’emergenza sanitaria la reperibilità continua è stata quasi una pretesa, una condizione non scritta che premiava i dipendenti che davano una risposta immediata, mentre penalizzava chi sceglieva di non lavorare oltre l’orario stabilito. Si tratta di una pratica tossica perché promuove comportamenti iniqui e scorretti e mette i dipendenti in una condizione di competizione. Il fenomeno conosciuto come Great Resignation, le Grandi dimissioni, che ha indotto molti dipendenti a lasciare il loro posto di lavoro, è stato in parte causato da questa pratica. I lavoratori hanno chiesto trattamenti più umani in termini di welfare e una migliore integrazione tra vita privata e lavoro. Ristabilire i confini è diventato una priorità.

Come tracciare confini netti tra vita privata e professionale

Anche se abbiamo chiarito che tracciare confini inviolabili è importante per il nostro benessere e per avere relazioni più soddisfacenti, al lavoro e fuori, passare dal dire al fare è sempre lo scoglio più grande. Abbiamo paura di deludere gli altri, temiamo che l’atto di far valere i diritti stabiliti dalla legge sia percepito come mancanza di volontà e di spirito di squadra. In teoria sai che dovresti far rispettare i tuoi confini ma, nella pratica, come puoi farlo senza dare l’impressione di essere poco coinvolto nel tuo lavoro?

  • Chiarisci i tuoi valori. Quali sono gli atteggiamenti che puoi tollerare e quelli che costituiscono un limite invalicabile? Scava nei tuoi valori e chiediti cosa ti rende felice o infelice. Nota tutte le volte che qualche comportamento ti provoca stress o frustrazione: è in questi aspetti che hai bisogno di tracciare un confine.
  • Mantieni un dialogo aperto. Quando ti relazioni con un tuo superiore, non usare frasi perentorie. Anziché dire che non intendi controllare le email dopo le 18:00, prova a dire che durante l’orario di lavoro ci sei al cento per cento ma che, dopo una certa ora, hai bisogno di staccare per ricaricare le batterie e prepararti così a una nuova giornata lavorativa.
  • Sii flessibile e offri alternative. Stabilire i tuoi confini non significa che tu non possa essere accomodante rispetto alle richieste che ricevi. Dire di no può significare trovare modi diversi di gestire la richiesta. Se il tuo capo vuole assegnarti un lavoro che ti costringerebbe agli straordinari, puoi spiegare che non ce la fai ma puoi anche proporre di istruire un altro collega che in quel momento ha meno lavoro, in modo tale che possa svolgere quel compito al posto tuo.
  • Rispetta i tuoi confini. Se decidi che non lavori dopo le 18:00 e lo comunichi ai tuoi colleghi ma poi alle 18:30 sei ancora lì a inviare mail, gli altri non penseranno di trovarsi di fronte a un confine ma a una preferenza. Di conseguenza, continueranno a violare quel confine. Del resto, se tu sei la prima persona che non rispetta i propri confini, come puoi pretendere che siano gli altri a farlo?

La tecnologia e il lavoro da remoto hanno assottigliato quella linea netta che un tempo esisteva tra vita privata e vita lavorativa. Tuttavia, grazie ai nuovi trend, sono finiti i giorni in cui restare in ufficio fino a tardi, rispondere alle mail a mezzanotte ed essere sempre reperibili erano segnali di produttività e abnegazione. Oggi siamo consapevoli che spegnere tutto e riposare è un diritto di ciascuna persona, una condizione non negoziabile. In quest’ottica, stabilire i nostri confini sul lavoro può essere considerato come un gesto di self-care.

Se fai fatica a esprimere il tuo punto di vista e a dire di no, confrontarti con persone diverse da te potrebbe essere una ricchezza importante. In AdF abbiamo pensato a un percorso di coaching di gruppo, in cui potrai approfondire temi tipici del coaching e, in più, avere uno scambio con gli altri partecipanti. Scrivici e prenota il tuo posto. Ti aspettiamo in AdF!

Francesca Zampone

Autore: Francesca Zampone

Nel 2011 sono stata chiamata da Marco Bonora per contribuire alla fondazione di Accademia della Felicità. Sono Coach dal 2005 e mi occupo di Career Coaching e Talent Management dallo stesso anno. Mi sono occupata a lungo di Diversity e Change Management in ambito risorse umane fino a diventare la responsabile risorse umane della mia casa discografica del cuore. Negli ultimi anni mi sono specializzata in Coaching delle relazioni e ho sviluppato un sito dedicato alle mie attività personali: www.francescazampone.com. Ho 48 anni, vivo e lavoro a Milano, ma Londra è la mia città del cuore. Sono appassionata di comportamento umano, musica, letteratura, cinema.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.