Great Resignation: un trend che cambierà il mondo del lavoro

Cosa si intende per Great Resignation?

L’espressione Great Resignation si riferisce a una tendenza che ha interessato l’economia statunitense nel 2020 e ha avuto il suo picco nel 2021, anno in cui in seguito alla pandemia mondiale, molte persone hanno volontariamente lasciato il loro lavoro. Si stima che nel solo mese di ottobre 2021 circa il 3% della forza lavoro abbia smesso di lavorare. In questa percentuale rientrano non soltanto le persone che hanno dato le dimissioni ma anche quelle che hanno preso un periodo sabbatico o sono andate in pensione anticipata. Questo esodo è stato considerato come una sorta di sciopero generale contro un sistema economico che non era più in grado di garantire la sicurezza e il benessere della popolazione. Tuttavia, questa è solo una delle possibili interpretazioni. La Great Resignation ha delle implicazioni molto più complesse e profonde.

Great Resignation: le conseguenze inaspettate

Parliamo di milioni di lavoratori che a un certo punto, senza essersi messi d’accordo e, dunque, senza un’organizzazione che ne ha promosso il movimento, hanno scelto di farsi delle domande e di riconfigurare le loro carriere. Il vuoto di personale ha rimesso in moto il mercato del lavoro: molte posizioni si sono svuotate, le aziende grandi e medie hanno iniziato ad assumere, soprattutto nel campo della tecnologia, e questo ha creato una mobilità che mancava da tempo. Una delle conseguenze è stata che i posti vacanti hanno permesso alle persone talentuose che volevano un cambiamento di fare carriera più velocemente del previsto. In una situazione in cui c’era carenza di personale è stato possibile anche rinegoziare i salari e richiedere benefit di lungo periodo. C’è stata anche un’altra inaspettata conseguenza: negli Stati Uniti si è riscontrata una crescita esponenziale di liberi professionisti, ossia di persone che hanno lasciato il lavoro pre-Covid19 per mettersi in proprio e diventare, come si dice, capi di se stesse.

Great Resignation: le implicazioni sociali

Non possiamo, quindi, liquidare la Great Resignation come un trend che ha portato una massa eterogenea di lavoratori a lasciare il posto ma dobbiamo considerarlo come un fenomeno che ha rimesso in movimento il mondo del lavoro. Non solo. È diventato un fenomeno non più confinato al campo dell’economia ma si è esteso in ambito sociale. La pandemia ha portato molti individui a riconsiderare il concetto di qualità della vita e ha consentito loro di ristabilire una nuova scala di priorità nella quale il tema del work-life balance è diventato centrale. Le persone hanno rimesso in discussione le loro certezze e, in ambito lavorativo — uno dei pochi campi su cui potevano esercitare ancora il proprio potere — hanno compreso di avere una scelta. Potevano scegliere se continuare a fare un lavoro che non le gratificava, accontentandosi di quello che avevano; oppure se ottenere un lavoro che non assorbisse più tutto il loro tempo ma che si adattasse alla loro vita. In termini di coaching potremmo dire che queste persone hanno scelto di mettere i loro bisogni al primo posto.

Great Resignation: l’abbattimento dei confini

Si è parlato di una “epifania pandemica”, quella che ha aiutato molti lavoratori a chiedere di più alla vita fuori dal lavoro. Gli esperti di socio-economia si domandano se sia una conseguenza della pandemia destinata a rientrare, una volta che sarà ripristinato uno status quo, oppure se siamo di fronte a una presa di coscienza radicale, da cui non si può tornare indietro. Le previsioni parlano di un trend che avrà implicazioni sul lungo periodo per la forza lavoro globale. Il fenomeno della Great Resignation si è esteso, infatti, anche al di fuori dei confini statunitensi e sta avendo un grande impatto sul mondo del lavoro, soprattutto per le donne. A maggior ragione perché, avendo la pandemia incentivato il lavoro da remoto, non ci sono più limiti geografici e la possibilità di accesso a ruoli professionalizzanti è aperta anche a chi non poteva accedervi a causa dei confini territoriali. Molte aziende stanno cambiando i loro modelli per garantire una gestione del lavoro, se non del tutto da remoto, almeno ibrida. Non viene più chiesto ai lavoratori, e soprattutto alle lavoratrici, di scegliere tra fare carriera e restare accanto ai propri familiari.

Great Resignation: l’apertura a una vita consapevole

Uno dei vantaggi, forse inattesi, della Great Resignation è stato dare l’opportunità alle persone di scegliere posizioni e ruoli che meglio si adattassero ai loro talenti professionali e ai loro bisogni come individui. La Great Resignation ha restituito ai lavoratori consapevolezza dei loro desideri e ha rimesso in discussione le priorità. Passare dodici ore in ufficio “solo” per fare carriera velocemente non è più considerato normale o addirittura cool. Il lavoro ibrido e il nomadismo digitale hanno dimostrato che si può — si deve? — vivere scindendo il ruolo professionale dalla persona. Non siamo il nostro lavoro e la Great Resignation ce l’ha reso più evidente che mai. La domanda a questo punto è: cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Sappiamo bene che i trend arrivano nel nostro Paese in notevole ritardo rispetto al mondo anglofono e che in Italia c’è stata la tendenza a considerare il lavoro da remoto come un passaggio obbligato, non come una reale opportunità di ripensare modelli professionali datati. Le previsioni in USA e UK preannunciano un periodo fisiologico di adattamento prima di consolidarsi ed è probabile, come spesso accade, che siano i lavoratori più giovani a definire il trend. Sebbene le previsioni siano solo proiezioni, i socio-economisti concordano nel dire che le persone non sono più disposte a negoziare sui loro bisogni. Aver dimostrato che si può far carriera e trovare posizioni più adatte alle proprie ambizioni e alle proprie skill sarà di certo una delle conseguenze permanenti della Great Resignation.

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Francesca Zampone

Autore: Francesca Zampone

Nel 2011 sono stata chiamata da Marco Bonora per contribuire alla fondazione di Accademia della Felicità. Sono Coach dal 2005 e mi occupo di Career Coaching e Talent Management dallo stesso anno. Mi sono occupata a lungo di Diversity e Change Management in ambito risorse umane fino a diventare la responsabile risorse umane della mia casa discografica del cuore. Negli ultimi anni mi sono specializzata in Coaching delle relazioni e ho sviluppato un sito dedicato alle mie attività personali: www.francescazampone.com. Ho 48 anni, vivo e lavoro a Milano, ma Londra è la mia città del cuore. Sono appassionata di comportamento umano, musica, letteratura, cinema.

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