Perché è importante parlare di felicità al lavoro

Ha senso associare il concetto di felicità, in apparenza così astratto, a un ambito come il lavoro, che invece è considerato da sempre come un luogo di profitto in cui le emozioni non trovano spazio?

Non solo ha senso parlarne ma è urgente farlo. In Accademia della Felicità ci occupiamo di questi temi da anni, ormai, da quando se ne dibatteva nel mondo anglofono, mentre le aziende in Italia erano intente a perseguire solo il fatturato. Una visione miope del mondo del lavoro identifica l’aumento del fatturato con l’aumento della produzione. Una visione lungimirante valorizza il fattore umano come chiave di crescita. Se un impiegato è felice, contribuirà con il suo lavoro a portare avanti i valori aziendali. Se un’azienda costruisce un ambiente di lavoro felice per i suoi impiegati, ne trarrà enormi benefici. È la classica situazione win-win. Ecco perché in Adf abbiamo una sezione Business che ha l’obiettivo di formare leader migliori e consapevoli.

Cosa si intende per felicità al lavoro

Cosa significa essere felici al lavoro? Svolgere la professione che abbiamo sempre sognato, oppure una che ci soddisfa, che ci fa guadagnare bene, che mette a frutto i nostri talenti, che ci fa esprimere tutto il nostro potenziale? Forse vuol dire semplicemente avere un lavoro, uno qualunque, visto che la disoccupazione è annoverata tra le principali cause di infelicità? E ancora: nel tempo abbiamo abbassato i nostri standard e ci facciamo piacere il lavoro che abbiamo? Oppure, al contrario, siamo diventati più esigenti e lasciamo un lavoro che non ci piace perché pensiamo di meritare di meglio? Tutte queste domande non hanno una risposta giusta e una sbagliata. Proviamo, allora, a riformulare la domanda iniziale e chiediamoci quali sono le componenti della felicità professionale. Per rispondere, dobbiamo spostare l’attenzione dal ruolo o dal titolo professionale — ossia cosa facciamo — alla motivazione che ci muove e alle persone con cui lavoriamo — ossia il perché e il chi.

Di cosa è fatta la felicità al lavoro

Per parlare di felicità al lavoro dovremmo abbandonare la visione romantica del lavoro ideale. Nessuno auspica di fare un lavoro che odia, però è anche vero che nessuno da bambino sognava di fare, da grande, il revisore contabile. Il grande equivoco, ciò che rende le persone infelici, è credere che il lavoro sia in sé fonte di felicità. Ho avuto clienti che arrivavano da me dicendo “il mio lavoro non mi rende felice”. Così, iniziavamo un percorso di career coaching che si concludeva spesso con la constatazione che il ruolo professionale aveva una parte marginale nel determinare il senso di infelicità che i miei clienti lamentavano. La felicità al lavoro è legata alle persone, ai valori, al senso di realizzazione. Benché essere soddisfatti del proprio lavoro possa assumere un significato diverso per ogni persona, ci sono delle variabili che influenzano la nostra percezione di felicità professionale. Prendiamo come esempio lo stipendio. Più soldi equivalgono a una maggiore soddisfazione? È stato dimostrato che un aumento di stipendio regolare ha un impatto più significativo rispetto a un bonus una tantum. La prospettiva di veder crescere nel tempo la propria retribuzione ha un impatto positivo sulla soddisfazione percepita. In potenza ogni lavoro può essere soddisfacente, se riusciamo a trovare il nostro equilibrio.

I fattori della felicità al lavoro

Molti possono essere i fattori legati alla felicità professionale: condividere i valori aziendali, andare d’accordo con i colleghi, ricevere dei riconoscimenti per il lavoro svolto, trovare un buon equilibrio tra vita privata e professionale. Tuttavia, i fattori principali che garantiscono un buon livello di soddisfazione sono due: avere successo ed essere utili agli altri.

  • Avere successo non significa tanto ricoprire una posizione di potere e nemmeno guadagnare molti soldi. Questi sono elementi di contorno, degni di nota ma comunque esterni. Avere successo implica diventare un punto di riferimento per altre persone, avere degli insegnamenti da tramandare, essere guida e mentore di altre persone.
  • Essere d’aiuto agli altri è un fattore che porta l’ideale di cambiare il mondo nel microcosmo delle singole persone. Si realizza quando si vive il proprio lavoro, qualunque esso sia, chiedendosi in che modo contribuisce a rendere il mondo un posto migliore.

In generale, le persone più felici al lavoro sono quelle che hanno un senso di missione, che vivono il lavoro come una vocazione.

I vantaggi della felicità al lavoro

Essere felici al lavoro conviene: conviene agli impiegati, a qualunque livello, e conviene alle aziende.

Alcuni motivi per cui la felicità al lavoro conviene agli impiegati:

  • La felicità al lavoro ha una connessione diretta con il benessere fisico ed emotivo.
  • Le persone felici al lavoro sono più creative nel problem solving, tendono a essere innovative e a fare carriera più velocemente.
  • Le persone felici al lavoro sono più autentiche, motivate e coinvolte in ciò che fanno perché attraverso il loro lavoro vogliono portare un contributo positivo nella società.
  • Nell’affrontare le avversità e le battute d’arresto, le persone che lavorano in ambienti professionali distesi e armoniosi tendono a vedere il quadro d’insieme, e questo le porta ad avere una migliore capacità di lavorare sotto pressione.
  • Gli impiegati felici affrontano il conflitto in maniera propositiva e sanno trovare soluzioni che soddisfano tutte le parti.
  • Da un punto di vista dell’interazione sociale, le persone felici al lavoro sono considerate più affidabili, generose, affabili ed empatiche. Riescono a guadagnarsi il rispetto degli altri e sono potenzialmente dei leader e dei punti di riferimento. Sanno inoltre aiutarsi a vicenda e supportare gli altri nei momenti difficili.

Alcuni motivi per cui la felicità al lavoro conviene alle aziende:

  • Le aziende che creano un ambiente lavorativo felice per i loro impiegati registrano meno dimissioni e ricambio di personale.
  • Nelle aziende con un ambiente lavorativo felice le persone si ammalano meno, hanno meno incidenti, sono più efficienti e sono in grado di porre facilmente rimedio ai loro errori.
  • Negli ambienti lavorativi felici gli impiegati sentono un senso di lealtà per l’azienda e per i valori aziendali e questo si traduce in una crescita di fatturato, perché il personale è naturalmente motivato a dare il massimo.

In conclusione, cosa significa essere felici al lavoro?

Ritorniamo alla domanda iniziale: cosa significa essere felici al lavoro? Alla luce di quanto è emerso, non possiamo dare una definizione di felicità professionale, però possiamo affermare di cosa è fatto il senso di felicità al lavoro. Esso comprende: essere soddisfatti di ciò che facciamo, essere capaci di affrontare gli ostacoli in un’ottica positiva, relazionarsi in modo amichevole con i colleghi, i superiori e i clienti. Più di tutto, essere felici al lavoro implica credere che il nostro lavoro crea valore per la nostra vita, per la nostra azienda e, di conseguenza, in un quadro macro, per il mondo intero. Perseguire questo tipo di felicità è urgente in un’epoca in cui l’insoddisfazione lavorativa è la maggiore causa umana di crisi del mercato del lavoro.

In AdF crediamo molto nel concetto di felicità al lavoro. Se sei un dirigente o hai un’azienda e vuoi capire come creare un ambiente di lavoro più felice ed empatico per le persone del tuo team, vieni a scoprire i nostri servizi per le aziende.

Francesca Zampone

Autore: Francesca Zampone

Nel 2011 sono stata chiamata da Marco Bonora per contribuire alla fondazione di Accademia della Felicità. Sono Coach dal 2005 e mi occupo di Career Coaching e Talent Management dallo stesso anno. Mi sono occupata a lungo di Diversity e Change Management in ambito risorse umane fino a diventare la responsabile risorse umane della mia casa discografica del cuore. Negli ultimi anni mi sono specializzata in Coaching delle relazioni e ho sviluppato un sito dedicato alle mie attività personali: www.francescazampone.com. Vivo e lavoro a Milano, ma Londra è la mia città del cuore. Sono appassionata di comportamento umano, musica, letteratura, cinema.

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