Come la pandemia sta cambiando il mondo del lavoro per le donne

La pandemia di COVID-19 che ci ha colpito nel 2020 e 2021 ha avuto un impatto tutt’altro che trascurabile su molti aspetti della nostra vita. Al di là dell’economia, l’emergenza sanitaria ha cambiato le dinamiche sociali e relazionali e ha costretto il mondo del lavoro a evolversi e reinventarsi. Il remote working, quello che un tempo si chiamava telelavoro, da un lato è diventato una necessità, dall’altro ha messo in luce delle potenzialità fino a questo momento considerate impossibili. In molte aziende, in un’epoca post-pandemica, si sta infatti valutando la possibilità di mantenere il personale a lavorare da casa, almeno parzialmente. Questo darebbe modo di far ruotare gli impiegati sulle postazioni di lavoro e consentirebbe alle aziende di contenere i costi di affitto delle sedi fisiche. Il mondo del lavoro sta cambiando, non c’è dubbio, ed è uno status quo con cui dobbiamo misurarci tutti. Più di tutti sono le donne a dover fare i conti con questa nuova realtà.

La pandemia e il lavoro delle donne

L’emergenza sanitaria ha costretto le persone in appartamento, a condividere spazi talvolta angusti e a riorganizzare le famiglie. Questa nuova situazione ha gravato in modo particolare sulle donne, chiamate a occuparsi della gestione familiare e, in più, del lavoro d’ufficio. Anche se siamo nel terzo millennio, anche se le donne si sono emancipate e liberate di molti stereotipi di genere, ci sono una serie di incombenze che continuano a essere prerogativa femminile. L’accudimento, per esempio, è una caratteristica considerata un tratto distintivo delle donne. In pandemia, nello spazio limitato degli appartamenti privati chiusi al mondo esterno, le donne – con o senza figli, con o senza partner – hanno svolto il loro lavoro ben oltre gli orari stabiliti da contratto. Secondo una ricerca dell’Istituto McKinsey , negli Stati Uniti, benché le ore di lavoro effettivo delle donne siano aumentate in percentuale rispetto all’epoca pre-COVID, non c’è stato un conseguente aumento dei salari.

Il risvolto inaspettato: una nuova consapevolezza

La pandemia ha avuto anche un risvolto inaspettato, che ha impattato sulla vita professionale delle donne: acquisire una nuova consapevolezza. Il tempo trascorso in casa, a contatto con i familiari più stretti, con orari di lavoro estesi oltre il dovuto, ha portato molte donne a farsi delle domande e a rivedere le loro priorità. In tempi pre-COVID a far scattare questo tipo di reazione era un evento esterno, spesso privato: un lutto, la maternità, un burnout, una malattia. In questo caso, la causa scatenante è stato un evento collettivo e, proprio per questo, il cambiamento di prospettiva ha avuto un’evidenza di grande portata. La reazione delle donne in questa fase è stata duplice:

  • alcune hanno lasciato il lavoro che avevano
  • altre hanno chiesto condizioni più flessibili.

In entrambi i casi, si tratta di rimettere al centro sé stesse e le cose che per ognuna sono importanti.

Ristabilire la scala delle priorità

Un evento così massivo e – possiamo dirlo senza mezzi termini – traumatico come l’emergenza sanitaria del 2020-21 ha avuto come naturale conseguenza la messa in discussione dei propri valori e la ridefinizione di concetti che sembravano consolidati. In UK un campione di donne, professioniste a vari livelli, intervistato sulla propria definizione di successo, ha evidenziato quanto le priorità siano cambiate. La maggior parte delle donne interpellate concordava che, benché la carriera fosse importante, non era più in cima alla scala delle priorità. Molte mettevano in luce quanto la corsa all’eccellenza e al fare carriera fosse stressante e debilitante dal punto di vista emotivo, in un periodo che aveva già messo tutti a dura prova. Anche per questo motivo c’è stato un doppio trend:

  • c’è chi ha chiesto all’azienda di lavorare part-time per avere tempo da dedicare alla famiglia e ai propri interessi
  • c’è chi ha dato le dimissioni o, quando possibile, ha preso un periodo di aspettativa per valutare meglio le proprie opzioni e decidere con maggior cognizione sul proprio futuro.

La pandemia come punto di rottura

Le decisioni individuali sono condizionate anche dall’aspetto economico, non soltanto da una revisione dei propri valori. In molti casi la pandemia ha ridotto stipendi, annullato bonus aziendali e persino determinato la perdita dell’impiego. Le donne che avevano dei risparmi, li hanno utilizzati per investire sul loro futuro: c’è stata un’impennata di corsi online e offerte formative che hanno cavalcato l’onda del cambiamento. Perché è di questo che si tratta. La pandemia ha segnato un punto di rottura anche per il mondo del lavoro. Le donne non sono più disposte a subire micro aggressioni o a essere sminuite in campo professionale. La nuova consapevolezza acquisita in seguito all’emergenza COVID-19 è passata anche dal rendersi contro della propria forza e della capacità di far fronte alle avversità.

Come sarà il futuro lavorativo per le donne?

Se la pandemia è stata una cesura, c’è un nuovo futuro da costruire. Una cosa è certa: il muro del lavoro da remoto è stato abbattuto. Questo vuol dire che le aziende non potranno più far finta che lavorare da casa sia impossibile. D’ora in poi dovranno rispondere alle istanze di chi chiederà una forma ibrida di prestazioni professionali – la famosa flessibilità. Ho visto molte delle mie clienti e delle mie allieve tirare i loro sogni dal cassetto e accarezzare l’idea della libera professione. Sia chiaro: lasciare il proprio lavoro non sempre è la soluzione migliore e, di sicuro, non è possibile per tutte le donne. Per mettersi in proprio bisogna costruire il giusto mindset e avere un business plan a prova di bomba. Se anche tu ci stai pensando, ti lascio qualche consiglio.

  • Valuta le opzioni che la tua azienda può metterti a disposizione: magari c’è la possibilità di un part-time o di un periodo sabbatico.
  • Metti alla prova la tua motivazione: è una reazione passeggera a una situazione stressante che stai vivendo o c’è una ragione più profonda? Indaga a fondo.
  • Esplora nuovi campi. La società sta cambiando in fretta, è possibile che ci sia una nicchia di mercato in cui puoi ancora muoverti senza troppa concorrenza.
  • Fai una prova. Prima di lasciare il tuo lavoro per metterti in proprio, fai delle piccole esperienze nel campo che ti interessa. Spesso tendiamo a idealizzare ciò che non conosciamo.
  • Fai un percorso di business coaching. Se hai un’idea di business ma non sai come metterla in pratica, un percorso di business coaching può aiutarti a mettere a fuoco la tua idea imprenditoriale e a stabilire i passi da compiere.

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Francesca Zampone

Autore: Francesca Zampone

Nel 2011 sono stata chiamata da Marco Bonora per contribuire alla fondazione di Accademia della Felicità. Sono Coach dal 2005 e mi occupo di Career Coaching e Talent Management dallo stesso anno. Mi sono occupata a lungo di Diversity e Change Management in ambito risorse umane fino a diventare la responsabile risorse umane della mia casa discografica del cuore. Negli ultimi anni mi sono specializzata in Coaching delle relazioni e ho sviluppato un sito dedicato alle mie attività personali: www.francescazampone.com. Vivo e lavoro a Milano, ma Londra è la mia città del cuore. Sono appassionata di comportamento umano, musica, letteratura, cinema.

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