L’importanza di guardare fuori dalla finestra

Chiudete gli occhi e immaginate. È inverno, fa freddo, fa buio presto, i balconi e le finestre sono tutti illuminati. Guardate fuori dalla finestra e vi ritrovate a osservare incantati le lucine che si accendono e si spengono. Oppure siete in montagna, nevica e, dal tepore della vostra baita, non riuscite a staccare gli occhi dal paesaggio tutto bianco e soffice. Al contrario, siete in una città di mare, è caldo e vi ritrovate sul davanzale di casa a guardare la luce danzare sulle onde, che dà quel riverbero dorato alle cose. O, meglio ancora, è primavera e, mentre i raggi del sole vi scaldano la fronte, vi perdete a contare i boccioli che stanno spuntando sull’albero di fronte al balcone di casa. Sono tutte immagini diverse e incantevoli che potete osservare guardando fuori dalla finestra.

Guardare fuori dalla finestra è tempo sprecato?

A volte non c’è niente di bello, poetico, romantico o anche minimamente interessante lì fuori e ci ritroviamo comunque a guardare fuori dalla finestra, mentre una vocina interna ci rimprovera. Dovremmo lavorare, studiare o spuntare le cose da fare dalla nostra lista interminabile. Guardare fuori dalla finestra può sembrare la definizione perfetta di tempo sprecato. Sembra che non stiamo producendo nulla, che non stiamo facendo alcun progresso o avanzamento. Identifichiamo questo momento con la noia, la distrazione, la futilità. L’atto di stringere il mento tra le mani vicino a una lastra di vetro e lasciare che gli occhi vadano alla deriva nella breve, media o lunga distanza normalmente non gode di grande prestigio. Non andiamo in giro a dire: “Ho avuto una grande giornata: il punto più alto che ho raggiunto oggi è stato guardare fuori dalla finestra”. Sicuramente la reazione che susciteremmo nelle persone sarebbe quella di avere a che fare con dei tipi come minimo originali. Ma se vivessimo in una società più incline a prendersi delle pause di riflessione e meno votata al culto della performance, questo è proprio il genere di cose che le persone si direbbero l’un l’altra.

A cosa serve guardare fuori dalla finestra

L’esercizio di guardare fuori da una finestra non serve, paradossalmente, a scoprire cosa sta succedendo fuori. È, piuttosto, un esercizio che ci porta alla scoperta dei contenuti della nostra mente. È facile immaginare di sapere cosa pensiamo, cosa sentiamo e cosa sta succedendo nella nostra testa. Ma molto spesso non siamo pienamente consapevoli dei mille pensieri che vagano per la nostra mente come fulmini e che non ci permettono di sfruttare a pieno il nostro potenziale. In cosa consiste l’esercizio? Ci si mette davanti a una finestra, a un balcone, a una porta a vetri che dà sull’esterno e si osserva quello che c’è fuori, senza particolari intenzioni, lasciando la mente libera di vagare. Se ben fatto, l’esercizio di guardare fuori dalla finestra ci offre un modo per ascoltare i suggerimenti e le prospettive più tranquille del nostro io più profondo.

Le nostre idee sono come uccelli in una voliera

Platone utilizzava una metafora per la mente: le nostre idee sono come uccelli che svolazzano nella voliera del nostro cervello. Ma Platone capì che, affinché potessero placarsi, gli uccelli avevano bisogno di periodi di calma, dove vagare senza alcuno scopo apparente. Guardare fuori dalla finestra è un modo per aprire la voliera dei nostri pensieri. Cosa succede fuori dalla finestra? Vediamo il mondo andare avanti: un albero resistere alle intemperie, la vita scorrere alla fermata del tram. E mentre la nostra attenzione — o la nostra distrazione — è proiettata all’esterno, non ci facciamo domande, non abbiamo bisogno di risposte, non dobbiamo formulare intenzioni generali. In tal modo, possiamo ascoltare anche le parti di noi che fanno più fatica a farsi sentire, come avviene con il suono delle campane delle chiese in città, che riusciamo a sentire solo quando il traffico è calmo.

Guardare fuori dalla finestra per sognare a occhi aperti

Le società ossessionate dalla produttività non riconoscono il potenziale che risiede nel sognare e fantasticare a occhi aperti. Ma alcune delle nostre più grandi intuizioni arrivano quando smettiamo di cercare di essere propositivi e rispettiamo invece il potenziale creativo che risiede nel fantasticare. Sognare a occhi aperti è una piccola ribellione strategica contro le eccessive richieste e le immotivate pressioni (a volte insignificanti) di fare tutto e subito. Sognando a occhi aperti ci apriamo a una ricerca diffusa, ma molto seria, della saggezza dell’io profondo e inesplorato.

Un invito e un regalo

Guardare fuori dalla finestra è uno di quei piaceri che sono così semplici, poco costosi e facilmente ottenibili che finiamo per non tenerli neanche in considerazione.

E allora perché non utilizzare questo periodo dell’anno, quando il tempo rallenta, gli impegni quotidiani si diradano per fare chiarezza e ascoltare il nostro io più profondo semplicemente guardando fuori dalla finestra?

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Gaia Gabellini

Autore: Gaia Gabellini

Ironica e vagamente cinica come una vera romana D.O.C., coniugo il lato capitolino con il pragmatismo e l'operosità della mia città adottiva: Milano. Laureata in Economia Aziendale, negli ultimi due decenni ho ricoperto ruoli manageriali presso società di consulenza aziendale e primari gruppi bancari in qualità di esperta di organizzazione e regolamentazione. Appassionata indagatrice della natura umana, nel 2019, grazie a un'intuizione avuta su una spiaggia di un'isola greca, approdo all'Accademia della Felicità, dove completo il Master in Coaching e mi abilito come coach professionista. Mi identifico così tanto nei valori di AdF che nel 2022 decido di diventarne socia, occupandomi in particolare dei servizi per le aziende. Oggi sono una donna felice: finalmente ho trovato il mio perché, che è come trovare il Santo Graal. Sogno di invecchiare in un Paese dove il wellbeing emotivo sia materia di insegnamento in tutte le scuole. E siccome non si finisce mai di imparare e l’amore per l’apprendimento è uno dei miei punti di forza, proseguo i miei studi in coaching per le organizzazioni presso l’HEC Paris.

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