Conversazioni sul Coaching: Lavinia Basso

Oggi inauguriamo una nuova rubrica: Conversazioni sul Coaching. Il nostro settore si avvia verso un periodo che porterà sicuramente significativi cambiamenti. Si sono aperti tavoli di discussione per capire come “normare” la professione e mai come ora è importante che i coach professionisti prendano posizione e mostrino con forza il valore intrinseco di questo lavoro, che non è in conflitto con altre professioni d’aiuto ma che semmai può essere complementare. Purtroppo la disinformazione è tanta, come del resto sono molti i percorsi formativi che non rispettano gli standard già definiti a livello internazionale. Abbiamo pensato di dare voce ai coach professionisti per aprire un dibattito sul futuro del coaching, della formazione e dell’etica. Iniziamo oggi con Lavinia Basso.  

Da quanto tempo sei coach e di che cosa ti occupi in particolare?

Ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità nel 2015 con l’idea di fare un percorso personale di crescita. Ero molto insoddisfatta del lavoro che stavo facendo e dopo un percorso di coaching personale con Francesca Zampone avevo deciso di lasciarlo. E di prendermi un po’ di tempo per me. È stata una decisione molto sofferta, ovviamente, ma su cui avevo riflettuto abbastanza: era tempo di cambiare aria e di dare uno sguardo al mondo là fuori. Venivo dal mondo dell’editoria e all’inizio pensavo di rimanere in quell’ambito, da freelance, e di imbarcarmi in un progetto con alcuni amici.

Ma entrambe le cose non sono andate come immaginavo e pian piano, mentre frequentavo il Master in Coaching e afflitta dalla sindrome del “devo finire quello che comincio, devo andare fino in fondo”, ho deciso che avrei fatto anche il tirocinio. Ero molto spaventata all’idea di persone che si affidavano a me per risolvere un loro problema, ma più andavo avanti più acquisivo sicurezza, dimestichezza e anche fiducia nelle mie capacità.

Così finite le 100 ore di tirocinio ho deciso di mettermi in proprio e di lanciarmi in questa nuova avventura. Adesso sono una Job & Life coach, e i temi di cui mi occupo sono legati alla soddisfazione lavorativa, al cambio di lavoro, alla realizzazione personale e professionale, al vivere bene bilanciando vita e lavoro. Lavoro con donne e uomini, di età variabile tra i 30 e i 45, e sono coach al 100%, nel senso che ho deciso di dedicarmi esclusivamente a questa attività.

Quali sono secondo te gli aspetti su cui un coach deve lavorare e continuare a formarsi anche una volta diplomato? E quali sono utili da integrare anche in altre professioni?

Devo dire che continuare a formarmi e studiare non mi pesa affatto, anzi mi piace proprio, per cui non ho problemi ad affrontare aspetti nuovi del coaching che non avevo approfondito o che avevo affrontato solo marginalmente durante il Master. I temi sono quelli che arrivano dall’attività con i clienti, e dall’esercizio della curiosità.

Credo sia fondamentale che un coach continui a formarsi ma anche ad evolvere come persona oltre che come professionista. Gli stimoli sono tanti e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Personalmente sebbene tratti prevalentemente un tema che può apparire “tecnico” come quello lavorativo, ho ottenuto grandi risultati occupandomi con le persone anche di temi più legati alla sfera personale, anche perché gli ambiti si intersecano e si influenzano, non sono certo compartimenti stagni.

Quindi consiglierei di continuare a formarsi certamente sui temi che ci portano i clienti, ma anche su altri che servono a noi per fare meglio il lavoro che facciamo.

Gli aspetti che a me hanno aiutato di più, e che credo possano essere utili da integrare in altre professioni, sono quelli più personali legati al valore di sé e a come comunicarlo agli altri in maniera efficace, l’assertività, la capacità di negoziare e quella di essere resilienti, la capacità di ascolto e quella di saper andare a fondo nello sviscerare un problema.

Qual è l’aspetto della pratica del coaching che trovi più valido e utile?

L’azione. È sicuramente la chiave di volta di ogni percorso di cambiamento e nello stesso tempo l’ostacolo più grande per tutti, quello che non tutti sono pronti ad affrontare. Anche per me è stato così, sia chiaro! Ma agire è quello che ci fa andare avanti, che ci fa evolvere, che ci fa procedere verso i nostri desideri e i nostri obiettivi. Siamo troppo abituati a pensare, pensare, pensare, e poi fermarci lì.

Il coaching mi ha insegnato che pensare è necessario ma non sufficiente: poi bisogna agire. Altrimenti tutto resta esattamente come prima.

Come vedi il futuro del coaching? Quali sono le sfide professionali che dovranno affrontare i coach (e in generale chi si occupa di professioni d’aiuto) nei prossimi anni?

Credo che ci sia, e ci sia stata, una forte espansione della professione, non sempre – ahimè – caratterizzata da rigore e preparazione. Abbiamo a che fare con le persone, non è cosa da poco. Vedo purtroppo invece tanta approssimazione e l’utilizzo della parola coach come il prezzemolo.

Per questo ritengo che chi vuole fare davvero il coach debba fare un lavoro intenso e approfondito sul proprio modo di fare coaching, a livello etico intendo. Mi è rimasta impressa una cosa che mi disse una persona che ho incontrato tempo fa: disse che era rimasta colpita che le avessi detto che potevo non essere la persona giusta per lei. Ma può succedere, e avere l’onestà di dirlo è molto importante; ma lo puoi fare solo se hai ben chiaro di cosa ti puoi occupare, e di cosa no, per il bene di chi hai di fronte.

Nel futuro intravedo un aumentato bisogno delle professioni di aiuto. La pandemia ci ha messo tutti un po’ alle strette: abbiamo bisogno di recuperare un senso di collettività, di comunità e anche di ridare un senso profondo alle nostre vite personali che non possono (e non vogliono) essere più un contorno al piatto principale del lavoro, ma vogliono prendersi lo spazio che gli spetta.

Nei prossimi mesi continueremo a intervistare colleghi coach per cercare di capire meglio in che direzione sta andando la nostra professione e cosa pensa chi lavora ogni giorno in questo settore. Vuoi partecipare anche tu alla conversazione? Scrivici!

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Autore: Redazione

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