Perché imparare a stare bene da soli è il primo segno di una buona autostima

Stare bene da soli non è facile. Per molti è una fra le prime cause di ansia e malessere, per altri è fonte di noia e senso d’isolamento. Questo accade di frequente perché la società occidentale promuove da sempre modelli di vita basati sui nuclei sociali: si può essere felici solamente se in coppia, o se si hanno molti amici. La solitudine è considerata inevitabilmente un’emozione negativa che sfocia in angoscia e depressione. Tuttavia, è importante porre l’accento sulla differenza fra essere soli e sentirsi soli.

Provare piacere nel trascorrere del tempo in compagnia di noi stessi è molto diverso dal profondo senso di solitudine, totalizzante e dolorosa, che si subisce dopo una perdita, una delusione amorosa o amicale. Secondo lo psicoterapeuta Ross Rosenberg, autore di molti libri sulla psicologia e contributor per diversi magazine internazionali – Si può essere soli e felici, oppure essere soli e sentirsi soli.

Nascosta dietro la paura di rimanere soli, specialmente dopo una rottura con il partner, c’è spesso una bassa considerazione di se stessi. In due parole: bassa autostima, e quindi, scorretta percezione di sé.

Sempre secondo Rosenberg, e non lui soltanto, la solitudine è una condizione naturale dell’essere umano e dunque non è di per sé dolorosa, piuttosto è l’individuo a renderla tale. Se non ci sentiamo in grado di provvedere ai nostri bisogni e desideri, allora non possiamo stare bene con noi stessi, e questo, di nuovo, è sintomo di poca autostima.

Non siamo in grado di riconoscere il piacere della nostra compagnia. Siamo convinti che qualcun altro possa intrattenerci meglio e che la qualità del nostro tempo sia più alta quando esso è condiviso. Dopotutto, chi va al cinema da solo, o al ristorante da solo? Pochi hanno il coraggio di compiere una scelta simile. Avere qualcuno accanto è una sicurezza, un’àncora che ci tiene legati al porto. Che cosa accadrebbe se invece ci trovassimo in mare aperto, soli con le nostre forze? Qui possiamo fare riferimento a quello che secondo Nathaniel Branden è il primo pilastro dell’autostima: vivere consapevolmente. Branden parla dell’importanza di uscire da uno stato di “sonnambulismo esistenziale” e prendere piena coscienza di sé, per vivere una vita ricca e in linea con noi stessi.

A volte è difficile rimanere da soli perché non siamo abituati a farlo. Basta scavare nel proprio passato per trovare le radici di tale paura.

LA PAURA DELLA SOLITUDINE SI CELA NEL NOSTRO PASSATO

Non preoccuparti, puoi imparare a stare bene da sola. Se ci rifletti, quando eravamo bambini, ci piaceva molto stare da soli: ci divertivamo a inventare giochi seduti sul pavimento del soggiorno, e non ci piaceva per niente che qualcuno, un altro bambino o un adulto, interrompesse il nostro gioco. Poi siamo cresciuti, e abbiamo disimparato il piacere di stare con noi stessi. Ci hanno insegnato che una famiglia unita fa tutto insieme, e che la simbiosi è sinonimo di amore. È davvero così? Riflettiamo sul nostro passato, sull’educazione che abbiamo avuto e le esperienze che abbiamo fatto. Cosa ci dice di noi il nostro trascorso?

Hai presente la sensazione che provi tuffandoti nel mare o in piscina, quando l’acqua è fredda, ma dopo pochi istanti la sua temperatura si adatta a quella del tuo corpo (e viceversa)? Per imparare a stare bene da soli occorre fare lo stesso: buttarsi, provare, e avere fiducia. Un piccolo esercizio può essere semplicemente partire per un weekend fuori città con l’obiettivo di passare del tempo con te stessa. Un libro, un quaderno, una macchina fotografica e qualche vestito. Non ti serve altro: mettiti alla prova.

SPERIMENTA COSE NUOVE ED ESCI DALLA COMFORT ZONE

Un altro modo per esercitarsi a ritrovare il piacere della propria compagnia è dedicarsi a piccole attività quotidiane. Meditare per qualche minuto in silenzio, fare una passeggiata, sperimentare l’art therapy, andare a vedere una mostra. Tutto è concesso, purché sia fatto da soli. Anche Rosemberg lo consiglia nei suoi libri: “Fai qualcosa che non hai mai fatto prima”. Lascia a casa lo smartphone, perché i social network danno solo l’illusione di non essere soli, ma possono diventare una trappola per le nostre emozioni. Per dieci minuti di Chiara Gamberale, un libro che ha riscosso un più che discreto successo, racconta la storia di una donna lasciata improvvisamente dal marito e che si trova per la prima volta da sola. Per dieci minuti al giorno, tutti i giorni per un mese, farà qualcosa che non ha mai fatto prima. E chissà dove questo la porterà… Vuoi provare?

COMBATTI I PREGIUDIZI E PONITI DOMANDE UTILI

Rebecca Ratner, professoressa di marketing alla Robert H. Smith School of Business negli Stati Uniti, ha svolto una ricerca che ha dimostrato perché circa l’80% delle persone credono di non potersi divertire da sole: hanno il timore di essere giudicate. Nel Coaching possiamo chiamare questo fenomeno “effetto riflettore”: pensiamo di vivere costantemente sotto un riflettore che rappresenta l’opinione altrui, dalla quale, quindi, non siamo mai al sicuro. Piacere a tutti, interpretare un ruolo e il perfezionismo sono le principali cause del sentirsi giudicati. Ecco qualche domanda utile che puoi farti per capire se sei sulla strada di una corretta autostima e per liberarti dei pregiudizi:

  • Siamo davvero così importanti per gli altri?
  • Che cosa succederebbe se cambiassimo atteggiamento?
  • Quando è stata l’ultima volta che ho fatto qualcosa solo per me stessa?
  • Se il giudizio altrui non fosse un problema, io sarei/farei…
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Autore: Redazione

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