Perché ho scritto un libro sulla felicità

Il tema della felicità è stato dibattuto nei secoli da filosofi e pensatori, è stato snobbato, etichettato come naïf, recuperato in tempi moderni e riportato in auge dal mondo della crescita personale. Un fatto è certo: tutti abbiamo espresso almeno una volta nella vita il desiderio di essere felici.

Di cosa parliamo quando parliamo di felicità?

Il problema con la felicità è che è un concetto astratto: etereo, impalpabile, irraggiungibile. E questo è anche parte del suo fascino. Diventa difficile rispondere alla domanda “che cos’è la felicità?” se restiamo su un piano di pura astrazione. Ma se riportiamo la felicità con i piedi per terra, nelle nostre vite di persone che lavorano, amano, vivono tutti i giorni, ecco che la felicità acquista consistenza e peso. Si può raggiungere. Meglio: si può imparare. Perché la felicità è fatta di aspetti concreti:

  • Gratitudine. Per quello che abbiamo e di cui spesso nemmeno ci rendiamo conto, ma anche per i nostri sforzi, per l’impegno e la passione di cui siamo capaci;
  • Relazioni. Quelle che ci nutrono, che ci fanno stare bene, che ci rendono persone appagate e amate, non quelle che ci sottraggono energie;
  • Consapevolezza. Di chi siamo, di cosa vogliamo, dei nostri bisogni, di ciò che siamo disposti a tollerare, delle nostre risorse.

Ho fondato a Milano un luogo fisico, Accademia della Felicità, perché ciascuno potesse trovare il proprio metodo per essere felice. Perché sono convinta che ogni persona meriti di vivere attivamente una vita che sceglie, con tutti i risvolti che ne possono conseguire. Il libro l’Accademia della Felicità racconta la mia storia, quella di AdF e di alcuni coachee, ed è al tempo stesso anche un libro di self-coaching. Se lo leggi e ti prendi del tempo per riflettere sugli esercizi proposti in ogni capitolo, inizierai il tuo personale viaggio verso la felicità, quella concreta e duratura.

Ha senso oggi parlare di felicità?

L’Accademia della Felicità sarebbe dovuto uscire il 20 marzo, giornata mondiale della felicità, come celebrazione e buon auspicio. Ma poi c’è stata la pandemia più grave degli ultimi cento anni e, a maggior ragione, mi sono chiesta se in questo periodo storico avesse senso parlare di felicità. La mia risposta continua a essere un deciso e convinto sì. È vero, è un momento tragico e guai a dire il contrario. Ma stiamo vivendo anche il momento potenzialmente più trasformativo che forse ci capiterà mai di vivere. Ci siamo trovati da un giorno all’altro catapultati da una situazione di normalità a una situazione surreale, in cui abbiamo completamente dovuto riformulare il concetto stesso di normalità. Per molti di noi è stato un momento di introspezione, di solitudine positiva, di esplorazione e grande scoperta di sé. Abbiamo praticato la resilienza, siamo stati a stretto contatto con le nostre emozioni, ci siamo ascoltati e abbiamo trovato dentro di noi desideri che ci hanno spiazzato. Abbiamo coltivato la gratitudine, compreso quali erano le relazioni più nutrienti, sviluppato una maggiore consapevolezza di noi. In una parola: la felicità. Coltiviamo un’idea un po’ illusoria della felicità come assenza di problemi e sfide. Questo lockdown appena trascorso ci ha mostrato, invece, chi possiamo e vogliamo essere.

La felicità coincide con il lavoro che facciamo per vivere?

Uno dei temi diffusi delle persone che si sono rivolte e si rivolgono ad Accademia della Felicità è la convinzione che la loro condizione di insoddisfazione – ossia di infelicità – dipenda dal loro lavoro. Arriva un momento nella vita in cui una persona vuole fare un lavoro creativo, senza chiedersi cosa questo voglia dire. Ci focalizziamo molto in AdF sul tema del talento, proprio per questo motivo. Spesso le persone non si fanno le domande chiave: cosa significa fare un lavoro creativo e di cosa hanno bisogno – risorse finanziarie e pratiche, ad esempio – per mettere in atto quel tipo di lavoro? Non è un caso che uno dei workshop più longevi e di successo di AdF sia proprio “Da sogno a progetto”. Dobbiamo abbandonare l’idea romantica che esista il lavoro giusto che ci aspetta da qualche parte e che, quando faremo quel lavoro, saremo finalmente felici. Non esiste un lavoro che ci rende felici ma una vita che ci rende felici. Molte persone che lavorano in azienda pensano di essere infelici mentre quello che manca loro è una maggiore rotondità quotidiana, ossia dare il giusto peso a tutti gli altri aspetti della vita che non sono il lavoro. Riequilibrare questi aspetti ci aiuta a cambiare la percezione di tutta la nostra vita.

Come si “allena” una vita che ci rende felici?

Avere una vita che ci rende felici è un allenamento, prevede disciplina. Bisogna imparare a fare scelte che siano buone per noi. E non è affatto facile. Capita molto spesso di scambiare per bisogni delle pulsioni che servono a nascondere o a tamponare disagi di vario tipo. Se esaminiamo una vita che ci sembra insoddisfacente, vediamo che il più delle volte è fatta di relazioni corrosive, di scelte di benessere non centrate, della tendenza a mettere al primo posto gli altri anziché sé stessi, dell’incapacità di esprimere le proprie preferenze. Vivere in questo modo paradossalmente è meno faticoso di vivere una vita autentica, una vita che ci rende felici. Perché ogni volta che facciamo scelte di benessere per noi, ogni volta che ci connettiamo con la nostra consapevolezza, ogni volta che ci chiediamo chi siamo e cosa vogliamo davvero, spingiamo verso un cambiamento profondo. E il cambiamento spaventa le persone che ci circondano, che faticano a riconoscerci. I nostri cari si allontanano, ci dicono che non ci capiscono più e noi, di riflesso, arrestiamo il cambiamento. Una vita che ci rende felici parte sempre da scelte coraggiose: più compiamo scelte che ci fanno bene, più il meccanismo di fare scelte giuste diventa automatico.

Da dove si inizia a fare scelte consapevoli?

Il punto di partenza è sempre quello dove ti trovi in questo momento. Prova a fare un esercizio semplicissimo, che in coaching è conosciuto come ruota della vita. Disegna su un foglio un cerchio bello grosso e dividilo in otto spicchi della stessa grandezza. Ciascuno spicchio corrisponderà a un’area della tua vita. Quindi avrai: lavoro, amore, relazioni familiari, tempo libero, viaggi e passioni, salute, volontariato, spiritualità. Riempi con un colore diverso ogni spicchio, assegnando un punteggio da 1 a 10 a ogni livello di riempimento, per indicare il tuo grado di soddisfazione. Avrai spicchi più o meno pieni: a un aspetto della tua vita avrai assegnato un tre, a un altro un bell’otto, ad esempio. Per ogni area, scrivi come vuoi sentirti da qui a un anno. Questo passaggio ti aiuterà a stabilire i tuoi veri obiettivi e, di conseguenza, a connetterti con i tuoi reali desideri. C’è un’unica regola: non barare, raccontati la verità. Fai l’esercizio con calma, prenditi il tuo tempo, ascoltati senza filtrare i tuoi pensieri. E poi vedi cosa succede. Se vorrai proseguire il tuo viaggio verso una vita felice, sono certa che nel mio libro l’Accademia della Felicità troverai degli spunti utili ed efficaci per continuare il tuo cambiamento.

Autore: Francesca Zampone

Nel 2011 sono stata chiamata da Marco Bonora per contribuire alla fondazione di Accademia della Felicità. Sono Coach dal 2005 e mi occupo di Career Coaching e Talent Management dallo stesso anno. Mi sono occupata a lungo di Diversity e Change Management in ambito risorse umane fino a diventare la responsabile risorse umane della mia casa discografica del cuore. Negli ultimi anni mi sono specializzata in Coaching delle relazioni e ho sviluppato un sito dedicato alle mie attività personali: www.francescazampone.com. Ho 48 anni, vivo e lavoro a Milano, ma Londra è la mia città del cuore. Sono appassionata di comportamento umano, musica, letteratura, cinema.

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