L’ossessione di essere felici: il paradosso della Felicità

Felicità è la parola più inflazionata di tutti i tempi (almeno tanto quanto amore), ma se tendiamo a usarla spesso, un motivo c’è. Lo scrittore canadese William Patrick Kinsella ha detto: “Avere successo vuol dire ottenere ciò che si vuole; essere felice significa volere quello che si ha”. Più cerchiamo in tutti i modi di essere felici, meno ci godiamo ciò che già abbiamo tra le mani. Spesso pensiamo che esista una formula per il successo che automaticamente ci renderà felici, ma la costante, ossessiva e morbosa ricerca della felicità ci rende schiavi anziché liberi. In poche parole: rimaniamo eternamente insoddisfatti, in gabbia, e questo ci impedisce di essere davvero felici.

In psicologia è definito il “paradosso della felicità”: quando la persegui, non la raggiungi. Provare felicità è solo una naturale conseguenza dell’attinenza delle nostre azioni a ciò che siamo realmente. Avete presente il famoso paradigma Essere, Fare, Avere? Affinché possiamo sentirci felici, è necessario prima Essere – autentici, sinceri, uguali a noi stessi e nessun’altro – poi, Fare – quello che ci rappresenta, ci appartiene ed è coerente con il nostro Io – e infine Avere, ossia ricevere, godere dei frutti che raccogliamo semplicemente accettando ciò che siamo, e compiendo azioni in linea con la nostra identità. Proprio perché siamo coerenti con noi stessi, agiamo nella nostra direzione, e di conseguenza riusciamo ad avere ciò che desideriamo e meritiamo.

Perché non riusciamo a essere felici

La felicità è più uno stato mentale che un’emozione. Sentirsi bene, sereni, allegri o su di giri indica una condizione emotiva, transitoria, ma essere felici ha a che fare con qualcosa di molto più profondo. Qui, subentra l’altro lato del paradosso della felicità: la paura di essere felici.

Tre psicoterapeute, le americane June Gruber e Iris B. Mauss, e l’israeliana Maya Tamir, hanno scritto un libro dal titolo The Dark Side Of Happiness – Il Lato Oscuro della Felicità, che tratta proprio dell’argomento. Molte persone abbracciano l’infelicità perché è più semplice da gestire, e perché hanno la convinzione che essere infelici li porterà a essere più amati dagli altri. O ancora, altri provano sensi di colpa nei confronti dei sentimenti gioiosi, e sentono di non esserne meritevoli. Spesso questi soggetti hanno vissuto esperienze molto toccanti, e temono che essere felici corrisponda a dimenticare una persona che è scomparsa e che hanno amato. Inoltre, non è da trascurare il potere dell’influenza culturale: il Paese in cui nasciamo, il tipo di società in cui siamo immersi, la religione alla quale apparteniamo, sono tutti fattori che determinano un condizionamento del nostro modo di guardare alla Felicità. In Occidente, una persona di successo è felice, una persona ricca è felice, chi ha stabilità economica e familiare. In Oriente, al contrario, la felicità è basata sull’essere, più che avere, possedere poco ed esistere di più; essere felici significa essere umili, aperti al cambiamento e allo scambio (Wabi-Sabi in giapponese significa bellezza dell’imperfezione nelle cose).

Alcuni, più pragmatici, definiscono la felicità come un “benessere soggettivo” che prende in considerazione le emozioni, le relazioni sociali, il livello di soddisfazione professionale e personale. Vedono la felicità come un sistema che collega più fronti della vita. Per i Buddhisti, invece, la via della felicità si apre solo con la comprensione della sofferenza. Il Buddha si riferiva alla mente come un cavallo selvaggio che ama correre liberamente, inseguendo un pensiero dopo l’altro. Ed è solo diventando più consapevoli e compassionevoli, attraverso strumenti come la meditazione, che riusciamo a salire in sella a quel cavallo.

Qualunque sia la teoria alla quale preferiamo aderire, è indiscutibile che la felicità vada coltivata quotidianamente, come una piccola pianta che necessita d’acqua e luce ogni giorno per fiorire.

I risultati tangibili della felicità

La felicità non è solo uno stato mentale onirico: crea risultati misurabili. Leggi questa lista, e scrivi a fianco di ogni punto come ti senti al riguardo.

  • Le persone felici hanno un sistema immunitario più forte e tendono a vivere più a lungo
  • Le persone felici sono più creative
  • Le persone felici sono più aperte al cambiamento
  • Le persone felici hanno più successo nelle loro vite personali e professionali (non il contrario)
  • Le persone felici conoscono la resilienza e si riprendono efficacemente dalle avversità
  • Le persone felici accettano se stessi e gli altri
  • Le persone felici sono più collaborative

Che cosa è la felicità per te?

Mahatma Gandhi diceva: “La felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in armonia”. Non è lineare, non è perfetta e costante. Ridefiniamo il nostro rapporto con la felicità ogni giorno, e in modi diversi. Prova a rispondere a queste domande e approfondisci il tuo personale rapporto con il concetto di felicità.

  1. Per te cosa vuol dire essere felice?
  2. Secondo i valori della tua famiglia, come si diventa felici?
  3. Quando pensi alla parola “felicità”, senza inserirla nella barra di Google, che cosa ti viene in mente?
  4. Che cosa faresti domani della tua vita, se le tue paure cessassero di esistere adesso?
  5. Descrivi 5 persone che ammiri (reali, famose, inventate). Quali sono le loro qualità? Cosa rivedi di te stess* in loro, e cosa invece senti che ti manca?
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Autore: Redazione

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