Conversazioni sul Coaching: Anna De Pascalis

In questo appuntamento con le nostre Conversazioni sul Coaching ti presentiamo Anna De Pascalis. La sua missione è di aiutare le donne over40 ad amare la loro età e a viverla come un’opportunità per esprimere il loro potenziale, con meno paure e più consapevolezza di chi sono e cosa vogliono. Per se stesse e non per gli altri.

Nel suo approccio unisce la metodologia del coaching a  strumenti come libri,  scrittura e itinerari ispirazionali.

Da quanto tempo sei coach e di cosa ti occupi in particolare?

“Mi sono formata come coach concludendo un primo Master in Coaching nel 2016, a cui ha fatto seguito un altro Master in Coaching in tematiche al femminile nel 2018 e una specializzazione in Bookcoaching, sempre presso Accademia della Felicità, sotto la guida di Francesca Zampone. Da fine 2018, ho aperto partita iva e ho messo online il sito della mia attività, come life e book coach. Aiuto le persone a realizzare i loro progetti di vita personale e professionale e nei miei percorsi mi rivolgo soprattutto alle donne che credono in una seconda parte della vita da immaginare e costruire come la desiderano, più in linea con se stesse e i propri bisogni. “Ispirazioni per donne vintage” è il payoff che ho scelto perché le ispirazioni sono per me uno stimolo a vivere una vita più significativa e consapevole, e delle volte sono proprio quello di cui abbiamo bisogno per riflettere sulle nostre vite in maniera positiva e vedere uno spostamento nella direzione giusta per noi. Come coach incoraggio all’espressione creativa come strumento nel cambiamento: sapere cosa ci ispira e come incontrare l’ispirazione non solo è legato al conoscerci meglio ma ci incoraggia a muovere verso uno stato mentale fiducioso che è un buon punto di partenza per agire e mettere in pratica quello che desideriamo. La mezza età inoltre è un momento della vita con specifiche esigenze evolutive, c’è un risveglio a fare ma soprattutto ad essere, e forse per la prima volta ci si sente pronte ad essere ciò che siamo veramente, a riesaminare aspettative, pressioni e idee che hanno caratterizzato i nostri anni fino a questo momento”.

Quali sono secondo te gli aspetti su cui un coach deve lavorare e continuare a formarsi anche una volta diplomato?

“Lo stile di coaching si sviluppa nel tempo e con la pratica, a contatto con situazioni e ambienti diversi, si fonde con competenze, interessi, esperienze di vita. Mi sono avvicinata al coaching attraverso un percorso importante di conoscenza e scoperta di me stessa, che è in divenire ancora oggi. La formazione è continua: tutto evolve, e ogni volta che diamo spazio alle persone per l’esplorazione dei loro obiettivi e dei loro sogni, e siamo al loro fianco nella vulnerabilità che ci aprono, abbiamo la responsabilità di fornire il supporto più giusto e migliore per loro. Le occasioni di incontro con colleghe e colleghi e il partecipare a un Mentoring Club, sono inoltre, secondo me, una possibilità preziosa di confronto e sostegno per condividere quei dubbi che inevitabilmente capitano nel corso del nostro lavoro”.

Qual è l’aspetto della pratica di coaching che trovi più valido e utile?

“Il cambiamento più efficace lo vedo nei processi di pensiero. È importante aiutare la persona a trovare l’idea, il pensiero, la convinzione sulla quale agire. Il più delle volte ci incaponiamo a vedere una situazione in un modo preciso con un’unica soluzione. In questi casi trovo che una figura esterna quale il coach, che lavora insieme alla persona con un atteggiamento non giudicante, rispettoso e comprensivo, può essere estremamente utile nel condurla ad aprire una porta verso un’altra possibilità, verso nuovi modi per vedere la stessa situazione. Una powerful question, una domanda posta nella maniera giusta al momento opportuno, dopo attento ascolto, diventa uno strumento fine e potente in grado di portare fuori dagli schemi rispetto a quello che si sta pensando, innescando la svolta che serve”.

Come vedi il futuro del coaching? Quali sono le sfide professionali che dovranno affrontare i coach (e in generale chi si occupa di professioni di aiuto) nei prossimi anni?

“Viviamo in tempi complessi e veloci, tutto quello che accade, vicino o lontano a noi, ha un effetto a livello emozionale, cognitivo, fisico. A volte il mondo può sembrare difficile da navigare, perché ogni cosa sembra importante e allo stesso tempo non possiamo controllarla. C’è un’incertezza prolungata, una solitudine diffusa, indecisione sulle scelte da prendere; ne consegue una necessità di parlare con le persone, di essere ascoltati, di avere un confronto onesto e bidirezionale, di trovare quello che sentiamo dentro accolto, di vedere un po’ di noi stessi riflesso in altro da noi. È inevitabile che la richiesta di aiuto alla persona cresca in parallelo in questo senso: in base alla profondità della situazione o al tipo di accompagnamento che si vuole nella propria vita per stare meglio, coach, mentori, counselor, psicologi, psicoterapeuti possono offrire lo spazio più adatto per facilitare l’esplorazione di sé, sostenere e fornire strumenti che consentano di comprendere di più noi stessi e il nostro comportamento per andare avanti e muoverci più agevolmente attraverso l’esperienza umana”.

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Autore: Redazione

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