So low, so alone

È stupendo conquistare la certezza che la solitudine è un valore cantavano i Bluvertigo nel loro brano “So low” e io quel valore l’ho sempre coltivato con molta soddisfazione. Avevo buoni amici con cui mi piaceva stare e conoscenti vari che frequentavo in diverse occasioni, ma non ho mai trascurato i momenti da passare con me stessa, in cui chiudevo il mondo fuori dalla mia stanza e restavo in compagnia dei miei pensieri, dei sogni a occhi aperti, delle mie paranoie (anche quelle!) e di tutti i miei interessi.

Quando mi sono trasferita in un’altra città ho provato per la prima volta un’emozione fino ad allora sconosciuta: la solitudine. Benché adorassi i momenti a tu per tu con me stessa, in quella fase percepivo la mia condizione come permanente, una causa di forza maggiore, che mi faceva vivere la solitudine come un’imposizione, non più come una scelta. E questo mi creava sofferenza.

Cos’è la solitudine?

In inglese esistono due aggettivi separati che traducono il termine “solo”: alone e lonely. Entrambi derivano dalla contrazione di all+one ma il primo indica la condizione di trovarsi da soli in uno spazio fisico, mentre il secondo esprime il disagio di sentirsi intimamente soli. Sono piani ben distinti che, però, nella nostra percezione si sovrappongono, fino a confondersi. La solitudine ha molto più a che vedere con uno stato d’animo che può provocare ansia e angoscia. È vero che in molti casi ci sentiamo soli perché avvertiamo la mancanza concreta di un qualcuno specifico accanto a noi, ma ciò può avvenire anche quando siamo circondati da persone. Alzi la mano chi non ha mai provato una sensazione di deprivazione e disagio anche in mezzo a tante persone. Paradossalmente, anzi, più il numero di persone intorno a noi è grande, più intenso sarà il senso di spaesamento che proveremo.

A cosa serve imparare a stare da soli

Innanzitutto, chiariamo un concetto: stare da soli non vuol dire isolarsi. Vuol dire mettersi in ascolto di sé, delle proprie emozioni, di quel mondo interiore che il più delle volte tendiamo a ignorare. Significa riconoscere i propri bisogni e non farsi guidare dalle paure. L’incapacità di stare da soli crea una serie di dipendenze, soprattutto emotive: dal partner, dagli amici, da una figura di riferimento.

È per questa ragione che imparare a stare da soli è un passo importante verso la costruzione di un’autostima solida: ci evolviamo imparando a fare le cose per conto nostro, a essere indipendenti. Perché ciò possa accadere, necessitiamo di spazio e tempo per noi, per sperimentare, per crearci un’individualità forte e definita. Inoltre, i momenti di solitudine vissuti con noi stessi sono molto importanti per elaborare, metabolizzare e lasciar sedimentare ciò che ci succede. Ma attenzione all’altro lato della medaglia: la solitudine deve essere una scelta, non può essere una reazione cautelativa alla paura di restare da soli.

Suggerimenti per sentirsi (ed essere) meno soli

Imparare la solitudine è un processo, che può avere tempi di elaborazione anche lunghi. Lo scopo non è fare in modo che ciascuno di noi diventi un eremita, come inneggiavano in modo provocatorio i Bluvertigo, bensì acquisire uno spazio di autonomia che ci renda liberi dalle influenze esterne. Ma se nel percorso ci prende una crisi d’astinenza dalle persone e dagli affetti, cosa si fa? Ecco qualche suggerimento per rimettersi in carreggiata:

  1. Accorcia le distanze. Quando senti che la solitudine ti sta assalendo, chiamare un amico lontano o scrivergli una lettera, raccontando ciò che provi, può essere un toccasana. Se puoi, programma un viaggio per andare a trovarlo: i preparativi ti assorbiranno, dandoti uno scopo a cui e tendere e facendoti vivere a cuor leggero i momenti di sconforto.
  2. Prova il journaling. Se stai cercando un momento di riflessione, il journaling si presta a ogni esigenza e ce n’è per tutti i gusti. La formula “caro diario” ti fa storcere il naso? Prova il taccuino anarchico. Sei un tipo più schematico e razionale? Prova con le liste. Puoi trovare una marea di spunti di journaling nel progetto #12journalsproject di Micaela Terzi.
  3. Impara il valore del silenzio. Spesso la difficoltà di stare da soli nasce dall’horror vacui causato dal silenzio. Sembra incredibile ma, essendoci abituati a un costante rumore di fondo, il silenzio può metterci a disagio, se non farci addirittura paura. Esistono diverse tecniche di meditazione che possono aiutarti. Anche se non sei una persona spirituale, non importa: si tratta di “pulire” i propri sensi, non di abbracciare una filosofia di vita.
  4. Più di tutto, coltiva i tuoi interessi, mantenendo viva la passione che anima i tuoi desideri. Non solo contribuirà a rafforzare la tua identità ma ti permetterà anche di entrare in contatto con persone che hanno già in partenza qualcosa in comune con te: i tuoi stessi interessi.
  5. E se non hai mai esplorato i tuoi interessi? Puoi rimediare subito attraverso le escursioni creative, appuntamenti con te stesso in cui metterti in gioco in attività nuove: un corso di giardinaggio, una lezione di lindy hop o una cena in solitaria in un ristorante che adori. Stare da solo non fa rima con essere sfigato ma è un’occasione per trascorrere un po’ di tempo in compagnia della persona più importante della tua vita: tu.
Giovanna Martiniello

Autore: Giovanna Martiniello

Ho l'inquietudine tipica di chi è vissuto a lungo su un suolo vulcanico. Vesto sempre di nero, così i miei accessori colorati risaltano meglio. Sono appassionata di handmade perché credo nel lavoro etico e nel valore di ogni singola persona. Sono in una relazione complicata con Mortifera, il mio darkside, di cui parlo in un blog autobiografico e un po' strampalato. Nel 2017 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità e al momento sono alle prese col tirocinio per diventare coach professionista.

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