Accademia della Felicità
Oltre il mondo ordinario
C’è una domanda che arriva sempre alla stessa ora.
Domenica sera, verso le undici, quando il lunedì è già nella stanza.
Non è “odio il mio lavoro”, è più sottile, e più difficile da dire ad alta voce:
“Chi sono, quando non sto eseguendo?”
La cosa che nessuno dice nei corridoi
Lavoro dentro le aziende, dall’altra parte della scrivania.
E ho scoperto una cosa che nei corridoi non si pronuncia: la maggioranza delle persone competenti, stimate, “arrivate” vorrebbe andarsene. Non per pigrizia. Per fame di senso.
Un collega me l’ha detta così, la sua ragione per restare:
È una delle frasi più dolorose che abbia sentito. Perché è ragionevole. Perché è vera.
E perché è una catena d’oro: una ragione di sopravvivenza così legittima da diventare inattaccabile.
Chi la pronuncia non è vile: sta barattando il senso per la sicurezza, e lo sa.
Questo non è un invito alla fuga
È per te, se
- Sei arrivato: senior, competente, stimato e proprio per questo non ti riconosci più.
- Hai un'intuizione, un progetto, qualcosa che tieni nel cassetto e non hai mai messo a fuoco.
- Non ti manca il coraggio: ti manca una mappa, e qualcuno che l'abbia già percorsa.
Non è terapia. Non è un salto nel vuoto per sognatori senza mestiere. Non è un corso motivazionale che ti manda a casa carico e vuoto. È un lavoro lucido sulla tua traiettoria, fatto in compagnia.
DUE COSE CHE NON HAI OGGI
Ciò con
cui esci.
01.
Una risposta alla domanda “chi sono, fuori dal ruolo“, la libertà identitaria di sapere chi sei, tolti gli automatismi.
02.
Un progetto di transizione validato, con la mappa dei primi mesi.
Che tu decida di partire o di restare o diversamente, esci con una decisione lucida in mano.
Il progetto non ti obbliga a saltare.
È questo che lo rende onesto.
Perché ora
“Chi sono, tolti gli automatismi?“
era una domanda di Jung, la distanza tra la Persona, la maschera che indossiamo così bene da dimenticare il volto, e il Sé.
Oggi è anche una domanda che il mondo del lavoro ti pone in faccia: la parte di te affidabile, efficiente, esecutiva, la fa ormai una macchina.
La domanda non è più solo filosofia.
È il presente. E rende questo viaggio urgente in un modo che dieci anni fa non era.
Il viaggio, in sette tappe
Il percorso segue l’arco più antico che conosciamo, il Viaggio dell’Eroe: il mondo ordinario, il richiamo, la soglia. Tre movimenti, sette sabati, una sessione individuale nel punto più solo del cammino.
- 1
Il mondo ordinario e gli automatismi: dove sono, davvero.
- 2
Il richiamo: cosa mi tira, distinguendo la vocazione dalla fantasia di fuga.
- 3
Le catene d’oro, il denaro, la sicurezza, i quindici giorni: guardati in faccia e misurati.
- 4
Chi sono fuori dal ruolo — la sessione madre. Persona e Sé.
- 5
Il mentore e gli alleati: l’inventario delle risorse. Nessuno varca la soglia a mani vuote.
- 6
La soglia: il progetto, il ponte progettato.
- 7
Oltre la soglia, il primo passo, l’impegno, il congedo della compagnia.
Tra la quinta e la sesta tappa, una sessione individuale con me: la soglia si attraversa in compagnia, ma c’è un momento in cui si è soli, ed è giusto avere qualcuno accanto.
Chi ti accompagna
Questo viaggio l’ho fatto.
Dell a Milano, EMI Music a Londra, una software house in Florida, la carriera “giusta“, eseguita bene.
Poi la soglia: nel 2011 ho fondato l’Accademia della Felicità.
Non ti parlo dalla cima della montagna, con la libertà già in tasca.
Ti parlo dall’altra sponda, da chi la soglia l’ha varcata e sa quanto pesa e quanto vale.
Dove, come, quando
Le domande che ti stai facendo
No. Il percorso produce un progetto, non un ultimatum. Molti scoprono di voler restare, ma in modo diverso ed è un risultato pieno.
Esci comunque con ciò per cui sei venuto: chiarezza su chi sei e un progetto in mano. La soglia si può guardare senza attraversarla ma dopo averla guardata, non sei più la stessa persona.
No. È coaching di gruppo, orientato al futuro e all’azione. Si lavora su dove vuoi andare, non su dove ti sei fatto male.
Perché il giovedì sera arrivi svuotato, con addosso la maschera più stanca. Poi c’è la promessa del venerdì. Il sabato sei un altro essere umano. E dedicare il tuo tempo, non gli avanzi della settimana, è già il primo piccolo passo oltre la soglia.
Perché una compagnia di viaggio non è una platea. In venti ci si guarda negli occhi, ci si diventa testimoni. In cinquanta, si ascolta e basta.
La soglia è aperta
20 posti, la prima coorte, il 31 ottobre.
Se questa pagina ti ha parlato, probabilmente sai già la risposta, la senti nella pancia, come tutte le decisioni vere.
Il primo passo è scriverci.