Perché è importante sviluppare la Self-Leadership

La Self-Leadership è una competenza sempre più richiesta, non soltanto nel mondo Corporate ed Executive, ma anche nell’ambito di chi lavora in proprio. Cosa vuol dire essere leader di sé stessi? È prima di tutto un cambio di focus, un movimento che sposta l’attenzione dall’esterno al proprio intimo.

Differenza tra Leadership e Self-Leadership

Quando si parla di Leadership si tende a tenere in considerazione fattori come il target, la nicchia, il mercato. Influenzare questi fattori esterni porta l’imprenditore o l’azienda ad avvicinarsi ai propri obiettivi. Il concetto di Self-Leadership parte da un assunto diverso: solo conoscendo bene sé stessi, i propri bisogni, i propri desideri, i punti deboli e quelli di forza – i fattori interni – si possono ottenere risultati migliori rispetto a focalizzarsi sui fattori esterni. Concentrarsi su di sé permette di mettere a fuoco i propri valori e di rafforzare la propria visione. Inoltre, contribuisce a tirare fuori il meglio del team, permettendo ai membri di concentrarsi su ciò che è importante per loro. Costruire una consapevolezza di sé forte ci rende  capaci di affrontare le situazioni più difficili perché ci permette di mettere in campo le nostre risorse di intelligenza emotiva. E questo è valido non solo nella vita privata ma anche in quella professionale, soprattutto se abbiamo un ruolo dirigenziale o di imprenditori.

La Self-Leadership è una competenza piuttosto strutturata. Si compone di vari elementi, che possiamo riassumere in quattro aree fondamentali, ciascuna delle quali è complementare all’altra.

Area 1: scoperta e conoscenza di sé

Può sembrare ingenuo parlare di conoscenza di sé e consapevolezza in età adulta, quando il nostro carattere è già formato e abbiamo già dato una direzione precisa alla nostra vita. In realtà molte persone, a maggior ragione se rivestono incarichi a un livello medio-alto, mostrano una facciata e hanno smesso da un pezzo di farsi domande. Si identificano con ciò che credono di dover desiderare, non sanno davvero chi sono, quali sono i loro bisogni profondi, non si chiedono quali desideri vogliono realizzare. Certi ruoli professionali sono carichi di aspettative e di preconcetti. È facile in questi casi perdere di vista chi si è, il vero Sé, e sottovalutare i segnali di malessere e insofferenza che ci invia il nostro corpo. Siamo tutti proiettati sul lavoro – all’esterno – e poco per volta ci allontaniamo da ciò che conta di più. Come puoi ritrovare il focus per essere un leader migliore? Devi avere la lucidità di fermarti e di ritornare “dentro” per ri-conoscere i valori che ti guidano e vivere in accordo con essi. Quando scopri cosa è importante per te, cosa ti dà energia e cosa no, quali sono le tue convinzioni e dove vuoi andare, sei in grado di prendere decisioni migliori come persona e come leader.

Area 2: piena accettazione di sé

In questo contesto accettarsi completamente significa essere onesti con sé stessi e accettare gli aspetti che ci piacciono e quelli che ci piacciono meno, senza autosabotarci o criticarci. È possibile che ti focalizzi sugli aspetti professionali che ritieni negativi – una promozione che ti aspettavi e che non è arrivata, la carriera che va a rilento, i tanti impegni da gestire, i risultati che non sono così evidenti come avevi sperato. Accettare queste situazioni significa riconoscere che le cose non sono andate nel modo che avevi pianificato, capire la tua parte di responsabilità e decidere di non darti addosso per questo. Piuttosto, puoi imparare da ciò che non ha funzionato e affinare la tua strategia per il futuro. Accettarti completamente significa riconoscere che sei già “abbastanza” e che questo implica che puoi comunque migliorare. Accettarti appieno ti permette di sentirti a tuo agio nel punto della tua evoluzione in cui ti trovi in questo momento e, allo stesso tempo, di focalizzarti sugli aspetti che ti interessa migliorare. In tal modo la crescita diventa mirata e guidata da una forte motivazione.

Area 3: autogestione

Sapersi gestire vuol dire essere auto-disciplinati, organizzare al meglio tempo e risorse in modo tale da essere il più possibile produttivi. Se sei il capo di te stesso o se sei a capo di un team, imparare a gestirti è fondamentale. Sei tu che devi misurare i risultati, comprendere cosa va migliorato e cosa va fatto in modo diverso. Tutto questo non implica sottoporsi a ritmi di lavoro estenuanti, anzi è proprio il contrario. Imparare a gestirsi aiuta a impiegare al meglio il proprio potenziale, fatto di risorse come il tempo e le energie. Sapersi gestire significa avere un buon equilibrio tra vita privata e professionale, imparando a dare priorità a ciò che è davvero rilevante. Un buon leader di sé stesso è una persona che è sempre volta al miglioramento di sé. Il che include non farsi distrarre da elementi secondari quando si stanno compiendo importanti task di lavoro. Per imparare a gestirti hai bisogno di avere una buona consapevolezza di chi sei. In questo modo puoi mettere da parte abitudini che non ti aiutano a evolverti e a sostituirle con altre più utili. Imparare a gestirti significa anche imparare a gestire le tue reazioni agli eventi, così da non farti prendere dall’emotività. Anche in questo caso ti viene in aiuto la consapevolezza, che ti consente di prevedere le molle che ti fanno scattare e di evitare comportamenti poco giudiziosi. Imparare a gestirti, infine, insieme alla capacità di accettarti e di migliorarti sviluppa una disciplina positiva per lavorare sugli aspetti che ti allineano con i tuoi valori.

Area 4: crescita personale

La Self-Leadership è la competenza necessaria a diventare un leader migliore. Finora abbiamo detto che consiste nell’essere completamente onesto con te stesso senza per questo essere critico nei tuoi confronti. Consiste nel riconoscere cosa stai facendo, cosa sta funzionando e cosa no e come puoi portare dei cambiamenti positivi nella tua vita. La crescita personale è la spinta a voler migliorare sé stessi, a evolvere come persone, prima ancora che come leader. Implica essere aperti al confronto con gli altri e a saper incassare i feedback. Impegnarti in percorsi di crescita personale può avere un impatto positivo sulla tua carriera e ti rende un esempio da seguire per le persone che ti prendono come figura di riferimento. L’essenza della crescita è data dalla curiosità e dal desiderio di imparare cose nuove, legate non solo all’ambito strettamente professionale. Le competenze extra-lavorative favoriscono lo sviluppo del pensiero laterale, che porta a trovare soluzioni non convenzionali ai problemi. Potenziare le prime tre aree, identificando i tuoi valori, i tuoi punti di forza e le tue priorità ti porterà naturalmente ad alimentare la passione e la curiosità.

Come vedi, queste quattro aree spesso si intersecano e si sovrappongono e sono l’una legata alle altre. Non puoi accettarti completamente se non sai chi sei e non puoi imparare a gestirti se non ti accetti completamente. Quando avrai imparato a padroneggiare le prime tre aree, ti verrà naturale formarti e crescere per diventare un leader che sia un modello per chi ti sta intorno. Se ti interessa sapere in che modo il coaching può aiutarti a diventare un leader migliore, sappi che in Accademia della Felicità abbiamo diversi servizi dedicati alle aziende.

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Francesca Zampone

Autore: Francesca Zampone

Nel 2011 sono stata chiamata da Marco Bonora per contribuire alla fondazione di Accademia della Felicità. Sono Coach dal 2005 e mi occupo di Career Coaching e Talent Management dallo stesso anno. Mi sono occupata a lungo di Diversity e Change Management in ambito risorse umane fino a diventare la responsabile risorse umane della mia casa discografica del cuore. Negli ultimi anni mi sono specializzata in Coaching delle relazioni e ho sviluppato un sito dedicato alle mie attività personali: www.francescazampone.com. Vivo e lavoro a Milano, ma Londra è la mia città del cuore. Sono appassionata di comportamento umano, musica, letteratura, cinema.

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