Sto ancora cercando il mio lunedì su misura

Oggi è Simonetta ad aprirsi e raccontarci il suo percorso. È una donna ancora in viaggio, ancora alla ricerca della sua strada. Ed è importante perché dimostra quanto il coaching scava in profondità, riapra questioni irrisolte e necessiti di tempo per arrivare a destinazione.

È stato un articolo letto su Glamour , un paio di anni fa, a farmi arrivare in Accademia. Tre persone raccontavano come avevano cambiato la loro vita, a partire dal lavoro, attraverso il coaching. Mi sono subito riconosciuta. Da tempo provavo una forte insoddisfazione sul lavoro, che sentivo non rispecchiare appieno il mio carattere, la mia vitalità e la mia creatività. Mi piace, ma non mi sento realizzata.

Ho vissuto per molti anni all’estero: prima a Londra per tre anni, poi in Germania, dove ho studiato e finito l’università. Ho acquisito una mentalità dinamica e internazionale. Ora lavoro a Milano, seguo il customer service di un’azienda nel settore metalmeccanico, e mi sento soffocare. Vorrei lavorare in un’azienda che valorizza i suoi dipendenti, che fa formazione, che ne coltivi il talento. Ma mi rendo conto che non è il momento migliore per trovare un altro posto di lavoro. Inoltre, non sono più giovanissima, e l’Italia da questo punto di vista è un po’ indietro rispetto ad altri paesi, dove a qualunque età le persone si reinventano. Quindi devo mediare tra le mie ambizioni e la realtà, tra i miei sogni e le esigenze familiari: ho un figlio di 5 anni, e un marito molto razionale, con i piedi per terra.

Ma quell’articolo mi ha solleticato, e ha risvegliato la mia parte più inquieta. Ho fatto il primo incontro conoscitivo con Francesca (Zampone) e ho deciso subito di fare un ciclo di coaching con lei. È una cosa strana, per me: normalmente soppeso ogni decisione. Ma in quel caso ho deciso di seguire l’istinto: sapevo che era la cosa giusta da fare. È stata un’esperienza molto bella, ma molto faticosa, allo stesso tempo. Il coaching ti mette di fronte a te stessa: devi guardarti dentro e scavare. E non sempre trovi cose belle. Ti costringe a fare un bilancio della tua vita, e mettere a confronto cosa desideravi fare/diventare e cosa hai realmente costruito. Per cui, può essere anche doloroso. E poi, riaffiorano sogni e passioni, che non hai coltivato, ma che oggi vorresti seguire, e cominci a vederle come un’occasione professionale, da coltivare per costruirti un lavoro su misura, che ti assomigli e non ti faccia soffrire. È un cambiamento di pensiero epocale, anche per chi ti sta attorno. Non facile da accettare e digerire.

Oggi mi rendo conto di non avere ancora il coraggio di mollare tutto: il mio lavoro, la sicurezza economica, per seguire le mie aspirazioni. Forse perché non ho ancora trovato il mio centro, l’idea giusta. Ho delle fantasie, delle ispirazioni, ma niente che potrei definire “il mio lunedì su misura”. Ho capito quali sono i parametri, gli ingredienti, ma non ho individuato la struttura portante. È un progetto ancora a livello embrionale.

E poi, tra lavoro e famiglia, ho una vita troppo piena, e non sempre riesco a concentrarmi come vorrei, e dedicargli il tempo giusto. Il coaching ti dà gli strumenti, poi sta a te. Ma fare tutto è impossibile. Adesso sento il bisogno di far sedimentare tutte queste novità. Quando mi sentirò pronta, riprenderò la mia ricerca.

 

 

Autore: Marco Bonora

Introverso, ingombrante, risvegliato a 40anni da coma lavorativo cerca disperatamente persone appassionate di qualsiasi cosa. Offro ironia caustica, soluzione problemi, creatività, cucina gourmande e musica indie/alternative. Astenersi perditempo

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