Smetti di procrastinare le attività che non ami fare

Hai un lavoro che ti piace? Sei alle prese con un nuovo sfidante progetto? Stai lanciando la tua start-up? Hai iniziato quel corso a cui tenevi tanto?

Quante nuove cose da fare! Quanto entusiasmo! Quanta energia!

Insomma… tutto perfetto. Tutto perfetto sì, a parte quell’unica attività che proprio non hai voglia di fare, ma che devi. Esiste in tutti i più desiderati progetti il detestato compito che odiamo fare. Quello che dobbiamo fare per forza ma che, visto che non ci piace, rimandiamo il più possibile. Smetti di procrastinare le attività che non ami fare: questo atteggiamento, infatti, non ti porterà nessun vantaggio.

Quali sono queste attività detestabili?

Dipende da chi sei, dalle tue personali inclinazioni, dai tuoi talenti. Può essere l’attività di reportistica se sei un tecnico, oppure il caricamento di un articolo sul blog se sei un appassionato di scrittura, può essere la fattura da preparare e da inviare o il bonifico da fare a un fornitore, può essere lo stretching a fine sessione di allenamento se sei uno sportivo dinamico o il riscaldamento per “fare fiato” se sei un pigro intellettuale, può essere fare e disfare la valigia se sei un appassionato turista. Può essere molte cose diverse.

È lei, l’odiosa attività che rovina l’armonia dell’insieme e neppure sembra essere in tema con il contesto. Dobbiamo farla per forza, ci ruba tempo, energie preziose e ci costa in termini emotivi.

All’inizio è difficile distinguerla dal resto, neppure era stata considerata in fase di pianificazione, ma si fa largo piano piano tra le altre e diventa una fonte di fastidio. Tipicamente è un’attività ricorrente.

Quali emozioni provocano queste attività?

  1. Tutto inizia con un leggero senso di nausea che ci assale alla prospettiva di dovercene occupare. La prima reazione è quella di allontanare il senso di noia e di disagio rimandando fino a quando il ronzio del senso di colpa che ci procura il procrastinare non è assordante.
  2. A questo punto siamo arrivati all’ultimo momento utile, l’attività è urgente, facciamo di fretta, magari sbagliando qualcosa o comunque non dedicando l’attenzione necessaria.
  3. Quando, in qualche modo, riusciamo a concluderla, ci resta addosso una sensazione di malessere che alimenta il nostro malumore alla sola idea di affrontarla nuovamente. Viviamo un disagio preventivo per quello che dovremo necessariamente fare di nuovo e che non desideriamo fare mai più. Abbiamo creato un pericoloso precedente, che ci predispone a replicare esattamente gli stessi deludenti risultati, operativi ed emotivi.

Come puoi gestire le attività che non ami fare?

Per risolvere il problema e semplificarci la vita esiste un solo modo: affrontarlo!

È necessario guardare in faccia, diritto negli occhi, l’odiata incombenza. Se non possiamo farci amicizia, almeno conosciamoci!

Come? Iniziamo focalizzando il motivo che sta alla base del nostro fastidio.

  • Non capiamo fino in fondo il senso dell’attività? Perché dobbiamo occuparcene?
  • È difficile? È complicata?
  • Ci prende troppo tempo?

Ma in realtà la prima domanda alla quale dovremmo rispondere è: per quale motivo questa attività è necessaria?

Dobbiamo imparare a distinguere tra le attività che affrontiamo perché parte integrante del nostro progetto e quindi inalienabili, e quelle che invece prendiamo in carico perché “è così che si fa”. Queste dovrebbero essere immediatamente cancellabili, perché rappresentano risposte standard che non sono autenticamente allineate con noi.

Ma cosa succede quando un’attività che detestiamo è una parte necessaria per la realizzazione del nostro progetto? In questo caso è importante integrarla nel flusso generale.

  1. Può essere utile disegnare una mappa di tutte le attività che svolgiamo per realizzare i nostri obiettivi, mettendo in evidenza i legami e le dipendenze; possiamo utilizzare un tipico modello diagramma di flusso ma anche realizzare una mappatura più creativa. Questa visualizzazione ci aiuterà a concepire l’odiata incombenza non come un pezzo a sé stante ma come una dignitosissima parte del tutto.
  2. Spesso accade che l’attività che detestiamo sia poco chiara e che il suo svolgimento risulti lungo e dispendioso perché è una materia che amiamo e conosciamo poco. In questo caso è utile investire un po’ di attenzione nello studio, avere qualche competenza in più contribuirà a darci la sensazione di essere meno smarriti e di “governare” la materia.
  3. Una pratica veramente efficace è quella di suddividere l’attività in singole operazioni che verranno raccolte in una check-list. È importante annotare i problemi che emergono e le soluzioni trovate. Costruiremo così un piccolo “manuale di istruzioni” da seguire ogni volta. Questo accelererà il processo. Suddividere l’attività in singole operazioni facilita anche l’organizzazione, consentendo di definire per ogni singolo step quali sono i documenti, le informazioni e i materiali necessari.
  4. È importante evitare di procrastinare e definire una pianificazione che consenta di gestire senza eccessivi patemi d’animo eventuali imprevisti. Se è possibile, pianificare l’attività in modo da chiuderla nella stessa giornata, in modo da concentrare l’impegno senza trascinarlo da un giorno all’altro.
  5. Al completamento dell’attività, è proficuo concedersi un piccolo premio o un simbolico atto di celebrazione.

Con questi piccoli accorgimenti, è facile razionalizzare la percezioni emotive e innestare un percorso di integrazione progressiva di competenze.

Qual è il risultato? L’odiosa attività diventerà la vostra preferita fra mille altre? Magari succede, ma accade molto raramente. Certamente sarà meno gravosa e meno incombente a livello emotivo.

Questo permetterà di valutare se è opportuno delegare ad altri l’esecuzione, non appena si verificheranno le condizioni per farlo.

Ogni tassello, anche il più piccolo, contribuisce a rendere grande un risultato. Anche la vite più arrugginita può essere parte di un’opera d’arte, soprattutto se impiegata per fissare un tassello della Tour Eiffel.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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