Le neuroscienze per i talenti

Il compito delle neuroscienze è di spiegare il comportamento in termini di attività del cervello.

Principi di neuroscienze, Eric Kandel

Secondo Eric Kandel, uno dei più importanti neuroscienziati e premio Nobel nel 2000 per i suoi studi sulla memoria, le neuroscienze ci spiegano con quali meccanismi funziona la nostra mente e ci permettono quindi di capire meglio i nostri comportamenti e quelli delle persone che sono in relazione con noi.

La comprensione dei meccanismi che stanno alla base dei comportamenti delle persone è utile in generale in qualsiasi ambito, ma in quello lavorativo è particolarmente necessaria: può fare realmente la differenza per un’azienda competitiva, composta da individui capaci di ottimizzare i tempi di lavoro, di elaborare rapidamente le informazioni per risolvere problemi, prendere decisioni e capaci di flessibilità, apprendimento e innovazione. Non sviluppare competenze cognitive e sociali al proprio interno ha un costo non più sostenibile per le aziende nel mercato del lavoro attuale.

Le neuroscienze, i talenti e l’azienda

Possiamo individuare ambiti precisi in cui le conoscenze legate alle neuroscienze entrano nella vita aziendale: ad esempio, la comunicazione, il marketing, il recruitment e la formazione, ma in realtà ogni comportamento quotidiano in azienda può essere compreso, schematizzato e perfezionato se si comprendono i meccanismi celebrali che ne stanno alla base. Tuttavia, uno dei fini più importanti delle neuroscienze applicate all’azienda è quello di far esprimere al meglio le potenzialità di un individuo, incrementandone dunque i livelli di rendimento, diminuendone quelli di stress e aumentandone quelli di soddisfazione e di felicità generali.

Secondo Pietro Ichino, intervistato nel 2017 per Assolombarda, il talento è la capacità di risolvere i problemi che sorgono per la produzione di beni o di servizi, oggetto dell’attività aziendale. Riconoscere e valorizzare il talento dei lavoratori, rendendoli più motivati e felici, è possibile solo se non si danno per acquisite e conosciute una volta per tutte le loro capacità, sulla base dell’accertamento iniziale e del conseguente inquadramento in una “casella” professionale, ma si consente loro di esprimersi nel lavoro anche al di fuori di quella “casella” e si considerano attentamente le attitudini che si dispiegano. Significa quindi che le persone devono avere la possibilità di esprimere tutta la propria personalità e non solo quelle capacità o competenze che sono state selezionate all’inizio come utili all’azienda.

In questo ambito, le neuroscienze possono essere utili perché mettono a disposizione un apparato di concetti e di strumenti per capire e gestire le dinamiche aziendali. Ad esempio, nel caso dell’individuazione e dello sviluppo dei talenti individuali, devono essere presenti due caratteristiche, entrambe ben studiate.

  1. La prima è l’autoconsapevolezza: ogni persona deve conoscere se stessa per potersi valutare, esprimere ed eventualmente adattare. Essere consapevoli vuol dire conoscere la propria mente, il modo in cui ragiona, come prende le decisioni, apprende e si rapporta agli altri.
    In questa direzione, le scienze cognitive hanno compiuto passi da gigante, permettendoci di capire in che modo nel nostro cervello si formano percorsi neuronali che tendiamo a percorrere più facilmente, più volentieri e con minore sforzo (le nostre preferenze di pensiero e di comportamento, le nostre predisposizioni, che ci vengono naturali e automatiche, che è un’altra definizione di talento).
  2. La seconda è l’empatia, caratteristica ben studiata dalle neuroscienze: saper aprire canali di comunicazione personale e farli funzionare il più possibile, cercando di esprimere attraverso di essi tutta la personalità del lavoratore. Questo apre la strada a connessioni e rapporti aziendali basati sicuramente sui talenti individuali e sulla loro valorizzazione, ma in un contesto armonico e di crescita per tutto il team e l’azienda.
Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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