Global.mente – Collaborare con gli Svedesi

Silvia Vercelli è giovane, simpatica, giramondo e di mestiere fa la Cross Cultural Coach, da questo mese sarà nostra guest blogger sul tema dell’interculturalità ovvero: lavorare in tutti i paesi del mondo, si può davvero fare?

Siete interessati ad approfondire questo argomento? Contattatela!: Silvia Vercelli – Cross Cultural Coaching svercelli@libero.it

 

 

Avete mai passeggiato per Stoccolma ? Se sì, avrete notato che ogni cosa è al posto giusto e, non si sa come, al momento giusto. Se vi servono informazioni turistiche ci sono appositi addetti che vi distribuiscono le mappe della città gratuitamente; se siete in bici, avete una pista ciclabile a disposizione (per tutto il percorso !) e lungo la strada troverete anche dei  ‘cycle pump’ per gonfiarla; se fumate, troverete sempre un posacenere pronto ad accogliere il vostro mozzicone.

Nei condomìni ci sono spazi comuni, come la Sauna o la Lavanderia, dove gli inquilini sono chiamati a cooperare nel rispetto di determinate regole. E gli stessi, se sognano di avere anche l’orticello fuori porta  da coltivare nel week end, hanno a disposizione appositi appezzamenti di terreno con tanto di casetta per tenere gli attrezzi.

E per finire, in ufficio tutto è attrezzato per il benessere della persona: dalle docce per chi arriva in bici, alle sedute ergonomiche, alle scrivanie che si sollevano premendo un pulsante per chi vuole lavorare in piedi, per non parlare della sala adibita al massaggio, 20 minuti settimanali pagati dall’azienda a ciascun dipendente.

È un po’ come vivere in una grande Ikea, dove tutto è già stato pensato per qualsiasi evenienza e nel completo rispetto dell’ambiente e della persona.

È questo che occorre tenere a mente quando si interagisce con i colleghi Svedesi.

Proprio per il fatto che non sono abituati, al contrario di noi, a districarsi ogni giorno fra disservizi di ogni genere, infiniti tempi burocratici o ritmi frenetici, hanno la tendenza a portare avanti diligentemente il proprio lavoro così come hanno sempre fatto, senza necessità di porsi domande su eventuali miglioramenti; e se qualcosa che ha sempre funzionato da un momento all’altro smette di farlo, la prima reazione è: panico.

Considerato inoltre che, specialmente nei mesi invernali, le ore di luce naturale durante la giornata sono ridotte (in media fino alle 15/16 del pomeriggio) l’orario lavorativo si adatta di conseguenza; ecco perché molta importanza viene data all’efficienza e al focus sul lavoro quando si è in ufficio: il caffè viene bevuto alla scrivania, la pausa pranzo viene spesso fatta nella cucina dell’ufficio e comunque non dura più di 20 minuti, le chiacchierate su temi personali non sono apprezzate così come ogni distrazione durante le riunioni che possa portare al mancato rispetto dei tempi previsti per un meeting o una conference call.

Ne consegue naturalmente un linguaggio diretto al punto, senza preamboli sia per commenti positivi che negativi.

A differenza di quando si ha a che fare con altre culture, inclusa la nostra, non servirà pertanto cercare di instaurare una relazione a priori per collaborare efficacemente e/o ottenere informazioni chiave; basterà semplicemente porsi in modo chiaro e strutturato, specificando il motivo dietro a ciascuna richiesta.

Non servirà nemmeno fare riferimento al manager di un dipendente per velocizzare i tempi. Il concetto di leadership è qui definito come “konsten att vara snäll” (che letteralmente significa: l’arte di essere disponibili): manager e dipendente si vedono reciprocamente come “medarbetare” (collaboratori) anziché “capo” e “subordinato”. Un manager straniero autorevole non riuscirà ad ottenere nulla dai propri dipendenti Svedesi ma dovrà cambiare il suo stile verso una gestione “by example”, condividendo strategie e direzione con il suo team, concedendo a ciascuno fiducia e responsabilità.

E fin qui sembra tutto molto fiabesco; le cose si complicano tuttavia nel momento in cui si vanno ad introdurre delle novità e/o a persuadere il collega nordico a cambiare il proprio modo di lavorare. Se questo fa parte del vostro ruolo, preparatevi psicologicamente al fatto che richiederà un po’ di tempo. Qui la differenza con la nostra cultura si fa sentire. In caso di disaccordo, gli Italiani sono più propensi a esprimere le proprie opinioni apertamente o comunque più favorevoli a manifestare il proprio dissenso, affrontando il conflitto durante un meeting e davanti ad all’intero team. Nel caso degli Svedesi, otterrete invece come risposta il silenzio, soprattutto agli inizi della collaborazione. Sarà “silenzio – assenso” o “silenzio – dissenso” ? A voi l’arduo compito di scoprirlo; il fatto che nessuno ponga domande durante un meeting in cui presentate nuove idee, non significa che tutti siano d’accordo o che abbiano compreso. Ve ne accorgerete il giorno successivo, o quando vi aspettate che venga messo in atto il cambiamento proposto. Nella maggior parte dei casi non succederà nulla. È usuale inoltre che a seguito del vostro meeting, ci siano discussioni separate in piccoli gruppi locali dove ciascuno esterna i propri dubbi alla soluzione proposta. Se avete avuto modo nel tempo di instaurare una relazione di fiducia con un ‘insider’ locale, sarà importante capire dallo stesso le dinamiche.  Questo vi aiuterà a gestire la questione individualmente con gli interessati per capire il loro punto di vista, che sarà altrettanto valido. Il trucco sta appunto nell’evitare i confronti diretti e cercare gradualmente il consenso di tutti.

Non perdetevi d’animo se ci vorrà più tempo del previsto per arrivare a realizzare ciò che vi eravate preposti: è proprio qui infatti che noi Italiani possiamo contribuire positivamente in un mondo che sembra già funzionare,  nell’apportare soluzioni innovative e nel portarle effettivamente a termine. Allo stesso modo, se dovete programmare un training con gli stessi colleghi fate in modo che sia su argomenti ‘caldi’ su cui c’è l’attenzione al momento. Altrimenti il livello di partecipazione attiva sarà molto basso. Altra nota importante: gli Svedesi non amano essere coinvolti in eventi di teambuilding dove si è chiamati a ‘interpretare dei ruoli’ ma sono invece più favorevoli a lavorare su case studies o esempi pratici.

In sintesi, la filosofia di vita di uno Svedese si racchiude tutta in una parola: ‘lagom’ (il giusto; né troppo, né troppo poco).

Per farvi capire meglio, è all’estremo opposto della mania di grandezza tipica degli americani.

Fidatevi! Una volta chiaro questo, avrete successo nella relazione lavorativa e ciò vi porterà col tempo a costruire naturalmente anche una relazione personale. Nel mio caso, ad esempio, considerando il lavoro a distanza ed una frequenza trimestrale di visite sul posto, c’è voluto circa un anno. La soddisfazione più grande è stata quando ho ricevuto il mio primo Lussekatter alla cannella preparato personalmente da una collega per il mio arrivo nel periodo di Santa Lucia!

Breve riepilogo per una collaborazione di successo con i colleghi Svedesi

  • Particolarità. Le caratteristiche chiave della cultura Svedese sono rappresentate da: efficienza, senso di egualitarismo, linguaggio diretto, forte senso di cooperazione pur mantenendo la responsabilità individuale.  Differenze principali con noi Italiani sono nella gestione del conflitto, nel lavoro di gruppo e nel concetto di gerarchia.
  • Tempi. Mantenete i tempi programmati, concentratevi solo sul business durante l’orario lavorativo e rispettate i momenti di silenzio nella conversazione.
  • Informazioni. Per avere informazioni, chiedete direttamente spiegandone il motivo
  • Relazione. Non abbiate fretta di stabilire una relazione personale, facendo domande sulla vita privata; questa si costruirà naturalmente lavorando insieme nel tempo.
  • Lead by example. Dimostrate con i fatti anziché con le parole. Gli Svedesi apprezzano molto le persone intelligenti e dotate di logica.
  • Consenso. Assicuratevi partecipazione e consenso durante e dopo i meeting
  • Inglese. Curate il vostro inglese; lì è conosciuto molto bene dai più, appartenenti a diverse fasce di età
  • Punti di forza su cui noi italiani possiamo fare leva. Capacità d’innovazione, problem solving, concretizzazione effettiva

Curiosità

  • Saluto. Il saluto consiste in un accenno di abbraccio verso destra a differenza del nostro scambio di baci sulle guance. Se lo sapete da subito eviterete goffe tecniche  schiva-colpi, come è successo a me.
  • Fika time. Il venerdì pomeriggio si usa ritrovarsi tutti insieme in un’area dell’ufficio per un caffè e una fetta di torta; se venite invitati per una Fika, è questo che vi dovete aspettare!

 

 

 

Francesca Zampone BLOG ADF

Autore: Francesca Zampone

Talent Manager, Formatrice, Career Counselor, Personal e Business Coach. Dopo anni di carriera in ambito aziendale nel 2011 insieme a Marco Bonora ho fondato Accademia della Felicità, una realtà che ha al centro le persone e i loro desideri. Siamo una società di formazione e coaching: il nostro principale obiettivo è aiutare le persone a trovare la loro felicità, in ambito personale e professionale. Sono appassionata di comportamento umano, musica indie, cinema e letteratura.