Potenziale tra scienza, fantascienza e coaching

Il potenziale è l’insieme delle competenze e delle caratteristiche che sono a disposizione di un individuo ma che non hanno avuto la possibilità di essere manifestate e quindi non si sono ancora potute osservare.

Questa definizione apre la via a fantasie suggestive: iniziamo quindi questo breve viaggio alla scoperta del potenziale tra scienza, fantascienza e coaching.

Potenzialità del cervello umano

Chi non ha sentito dire che utilizziamo il nostro cervello solo al 10% delle sue possibilità? Questa è una credenza diffusa che si fa risalire allo scrittore americano Lowell Thomas: nel 1936 nella prefazione a un testo sullo sviluppo personale attribuisce questa citazione al professor William James, padre del funzionalismo, ma in realtà non se ne trova traccia nella sua opera.

Altre fonti attribuiscono la paternità della credenza addirittura ad Albert Einstein, ma anche in questo caso non esiste riscontro all’affermazione.

La diagnostica per immagini ha smentito questa consolidata e condivisa idea, e anche lo psicologo canadese Barry Beyerstein ne ha dimostrato l’inconsistenza scientifica.

Nonostante le autorevoli smentite, però, il mito delle potenzialità non utilizzate del cervello umano continua a spalancare suggestive prospettive.

Cinema e storia del potenziale

Il cinema, in particolare, a partire da questa credenza ha costruito opere che hanno avuto una grande diffusione e un certo pregio artistico, contribuendo a mantenere viva la fiamma di questa credenza.

Perché siamo così attratti dall’idea che ci sono capacità inattese che possiamo scoprire in noi? L’idea del super potere esercita su di noi un fascino incredibile.

Nel viaggio dell’eroe – inteso come archetipo della narrazione – è codificata la fase in cui all’eroe protagonista di un’impresa trasformativa vengono affidati i “poteri” che ha guadagnato nel suo percorso e che lo renderanno in grado di portare a termine l’impresa. Da questa prospettiva appare chiaro come nell’idea stessa di potere compresi due concetti fondamentali:

  1. il potere viene assegnato all’eroe perché ne è degno o perché lo ha in qualche modo meritato;
  2. esiste sempre un attivatore esterno che aiuta l’eroe a raggiungere questo traguardo intermedio.

Il potenziale svelato non è di per sé un premio, ma è lo strumento per ottenerlo. L’attivatore esterno è rappresentato da una pozione, una pastiglia, una droga, un’arma potente. È un qualcosa di magico che non appena assunto moltiplica le capacità dell’eroe.

Questo accade in Limitless (2011, diretto da Neil Burger), in Lucy (2014, diretto, scritto e co-prodotto da Luc Besson) e in Matrix (1999, scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski); questo accade in tutta la narrativa con cui entriamo in contatto.

Potenziale e percorsi di cambiamento

Allo sviluppo di nuove capacità è strettamente connesso il cambiamento. Ogni percorso di trasformazione include quello che siamo nel momento precedente e svela una capacità presunta ma mai effettivamente emersa, proponendo al mondo (e a noi stessi) una nuova versione (una sorta di 2.0 del stato di partenza).

Il potenziale svelato diventa un potere. Soprattutto – udite! Udite! – il potenziale si svela solo con la sua esperienza sul campo. Cosa possiamo fare quindi in concreto per trasformare le potenzialità in poteri?

  1. Provare il nuovo: dietro ogni nuova esperienza si può nascondere la scoperta di qualcosa che amiamo e che non conoscevamo;
  2. Conoscere e studiare qualsiasi cosa accenda la nostra curiosità: più informazioni abbiamo più possediamo il mondo intorno a noi;
  3. Fissare obiettivi ambiziosi: nessun eroe si è mai accontentato! Andare al di là dei limiti e dei vincoli che sembrano insormontabili ci richiede un impegno straordinario che è il punto di partenza per i nostri successi;
  4. Rischiare: proviamo a buttarci a capofitto in una nuova esperienza senza tutte le sicurezze che amiamo avere; le difficoltà sono un ottimo campo nel quale scoprire capacità che non sospettavamo e che soffocavamo nell’ansia da perfezionismo.

Facile? Assolutamente NO. È difficile, complicato e faticoso, ma ha il sapore delle grandi imprese! Lo sviluppo del potenziale costruisce l’autostima. Ci rende felici. Il percorso è tortuoso, può richiedere molto tempo e molti tentativi prima di instradarsi nella giusta direzione. E il coaching è un acceleratore potente, non perché permette di saltare le tappe, quanto perché offrendo un valido riscontro esterno ordina e disciplina l’impegno.

In questa chiave ogni percorso di coaching, inteso come percorso trasformativo, svela una potenzialità. Il cinema ci insegna che serve un agente attivatore che nella vita reale altro non è che il coach. Le powerful question, gli esercizi e i feedback sono gli strumenti con cui il coachee può fare il viaggio e acquisire e padroneggiare gli strumenti, i poteri appunto sui quali potrà contare da quel momento in poi.

In più, siccome è proprio dell’essere umano il potenziale del cambiamento e proprio il cambiamento è il tema preferenziale nel quale si muove il metodo, ogni percorso approfondirà questa competenza.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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