Cinque regole per allenare il tuo talento

Il talento è una capacità creativa che l’individuo riconosce e agisce consapevole dell’efficacia e del benessere che ne deriva.

Esistono molte definizioni di talento, eppure questa è, a mio avviso, quella veramente utile per affrontare il tema del suo sviluppo e allenamento. Un concetto lampante è quello che un talento non può dirsi compiuto se alla consapevolezza di un’inclinazione non si associa l’allenamento necessario per perfezionarla e gestirla.

Qualunque sia la predisposizione, è necessario studiare, acquisire la tecnica, allenarla e trasformarla nel mezzo primario dell’espressione di noi stessi al mondo. Il poeta e musicista Georges Brassens sosteneva in uno degli aforismi più citati sul talento che “Senza tecnica, il talento non è altro che un abito sporco.” Qualunque sia la predisposizione e il progetto, sono fondamentali la serietà e l’impegno che ci metteremo.

Sviluppare il talento è il processo che permette la piena e spontanea realizzazione. Lavorare sul talento è il modo più efficace per migliorare l’autostima, perché significa intraprendere un vero e proprio viaggio di cambiamento. In qualche modo possiamo affermare che il talento ci cambia e lo fa in meglio.

Allenare il talento: esercizio e pratica

Come possiamo allenare il nostro talento? Studio, esercizio e pratica.

Le vite che viviamo sono complicate, piene di impegni, incombenze e preoccupazioni; qualche volta anche il solo pensiero di aggiungere un altro appuntamento, anche se piacevole, può generare ansia.

Fissare un piano di crescita per il nostro talento può sollevarci dalla sensazione di perdere il controllo della nostra vita. Siamo i protagonisti di questo processo e siamo noi a definire i tempi e le regole. Certo, qualche volta “basta iniziare” per scatenare quel meccanismo virtuoso che trasformerà l’allenamento del nostro talento nel modo più efficace per ricaricarci di energia.

Come spesso accade, è l’etimologia, grazie al significato che si nasconde nella parola, ad aiutarci a capire: “allenamento è un sostantivo derivato dal verbo allenare; indica quell’attività metodica di preparazione fisica, psicologica e tattica alla disputa di una gara, allo scopo di ottenere il massimo rendimento, con aumento della forza muscolare, della resistenza alla fatica e della destrezza, o per conservare lo stato di forma”. Per estensione viene applicato anche alle attività intellettuali che migliorano con l’esercizio continuativo. La radice etimologica di allenamento è léna: respiro, fiato in un momento di attività, associata al vigore e all’energia.

Allenare il talento significa esercitare, sperimentare e migliorare quella capacità che ci identifica e nella quale realizziamo completamente la nostra persona.
Attenzione però! Non stiamo parlando di concentrata attesa contemplativa. Quando si parla di allenare il talento nessuno desidera risparmiare le forze!

Cinque regole per un allenamento che funziona

Desideriamo ottenere il massimo risultato in termini di conoscenza, abilità e piacere. Fissiamo qualche regola.

  1. Il talento non è mai per finta – In fase di allenamento è meglio affrontare la simulazione come la prova. Posso sperimentare e ripetere, ripetere e ripetere ancora, avendo chiaro che è sempre “buona la prima” perché ogni ripetizione è una scommessa per migliorare.
  2. Il talento non dorme mai – Se vi capita di pensare “domani mi riposo anziché allenarmi!” o “mi prendo un giorno di vacanza” forse è arrivato il momento di fare qualche riflessione. Allenare il talento è un’attività che ci rende felici, non costa fatica e non smetteremmo mai. L’esigenza di riposarsi è un alert prezioso che ci mette in guardia. È proprio questo il talento che voglio allenare? Questo programma è giusto per me e per la mia vita? Sono pensieri auto-sabotanti ?
  3. Il talento si deve nutrire – Come abbiamo detto allenamento non è solo ripetizione dell’esercizio, è studio, indagine e approfondimento. Il talento e la capacità creativa devono essere alimentati da nuovi stimoli per non esaurire il loro potenziale. Grazie all’intuito decideremo con facilità se approfondire qualche aspetto o “distrarci” con un argomento diverso.
  4. Il talento è una faccenda personale – Non dobbiamo rendere conto del nostro talento alle persone intorno a noi, è la nostra parte più preziosa. Il nostro allenamento è uno spazio privato, custodiamo con cura l’inviolabilità di questa parte della nostra esistenza. Solo se ci sentiamo liberi dal giudizio altrui potremo esprimere la nostra energie e il potere creativo della nostra vulnerabilità.
  5. Il talento è una responsabilità verso il mondo – Il talento è un dono che il destino ci ha affidato. È nostro compito farlo crescere, rinforzarlo e fare n modo che i benefici che genera siano condivisi. Quello che il nostro talento crea deve essere condiviso, i “prodotti” del talento ma anche i benefici che questa attività ha portato a noi.

Quando serve un coach?

Come può essere utile un coach nel programma di allenamento del talento?

  • Aiuta ad affrontare una grande impresa e a valorizzare i risultati.
  • Porta nuovi stimoli e arricchisce il processo.
  • È un confronto imparziale ma sempre costruttivo perché “dalla vostra parte”
  • È fondamentale per gestire le credenze limitanti e i tentativi di auto-sabotaggio con i quali ci teniamo ancorati alla nostra scomoda zona di confort.
  • Aiuta a comprendere come sviluppare il tuo talento può migliorare la qualità della tua vita in tutte le aree.

Esistono percorsi progettati per aiutarti a fare amicizia con tuoi talenti, svilupparli e raccoglierne i ricchi frutti, nella vita e nel lavoro.

L’artista è nulla senza il talento, ma il talento è nulla senza lavoro.

Émile Zola

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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