Il ghosting: come reagire se il partner sparisce

Ti è mai capitato di instaurare una relazione con una persona che, all’improvviso, è sparita senza lasciare traccia? Se ti è successo si stato vittima di ghosting, la pratica di coloro che spariscono improvvisamente e unilateralmente da tutti i mezzi di comunicazione, con un partner, amico o conoscente, con il proprio terapeuta o in un rapporto di lavoro, senza affrontare l’argomento e senza un  apparente motivo o alcun tipo di avvertimento.

Questo termine colloquiale, nato a inizio degli anni 2000, si è poi diffuso a partire dagli anni intorno al 2010, con la progressiva crescita dei social media e delle app d’incontri. Molti hanno dato spiegazioni diverse alla diffusione di questo fenomeno, spesso sottovalutato:

  • alcuni parlano del fatto che il relativo anonimato garantito da una conoscenza avvenuta attraverso i social possa rendere più semplice comportarsi in maniera poco corretta visto che si hanno poche, se non nulle, ripercussioni nella vita sociale, non essendo necessariamente inseriti nella stessa rete di conoscenze e amicizie;
  • altri hanno suggerito che le motivazioni potrebbero riguardare un declino di empatia legato a una cultura sempre più narcisista.

L’abbandono di una persona senza dare traccia di sé, sebbene possa essere ritenuto tipico del mondo contemporaneo, è un comportamento messo in pratica da sempre, quando nelle società più arcaiche, pur di non contrarre matrimoni riparatori con fanciulle compromesse, alcuni giovani sparivano per non farsi ritrovare. Ci sono da escludere comunque tutti i casi di stalking, in cui la persona che sparisce ha una reazione difensiva all’essere contattata ossessivamente dall’altro. Le persone che in genere si dileguano in questo modo sono in seria difficoltà nel provare a giustificare il fatto di sentirsi inadeguate in una relazione che sta diventando via via più importante e nel momento in cui il legame che cresce ci si aspetta evolva: la persona in questione non riesce più a sostenere il ruolo che le si richiede di ricoprire e che aveva essa stessa immaginato e promesso di poter assumere. Nella maggior parte dei casi, si ritiene questi possano essere comportamenti inconsapevoli, giustificati dalla difficoltà di mantenere le promesse iniziali, attraverso i quali si mette in atto una vera e propria non assunzione di responsabilità per non dover fronteggiare la reazione dell’altro, procedendo verso la cancellazione della relazione come non fosse mai esistita.

Cosa spinge a “sparire” da una relazione?

Noi amanti del ghosting abbiamo serie difficoltà ad accettare l’idea di poter deludere le aspettative dell’altro. Non riusciamo a essere i cattivi della situazione, o i deboli, o quelli sbagliati. Non vogliamo sentire su di noi il peso del giudizio negativo della persona a cui diciamo no, e quindi scegliamo di non vedere le conseguenze delle nostre azioni. Evitiamo il nostro disagio annullando del tutto l’altro, nel tentativo (assurdo) di essere amati lo stesso, nonostante la rottura. O almeno di non vederci proiettati addosso una perdita di stima e delusione”. Nell’articolo Il ghosting è la violenza psicologica preferita nella nostra generazione , Jonathan Bazzi esprime in modo estremamente chiaro il punto di vista di un ghoster.

L’elemento cardine della sua disamina verte sull’incapacità di affrontare le delusioni, le difficoltà, il confronto con l’altro, in particolare per il timore di accettarne le conseguenze, che possono minare la solidità della persona che opera in questo modo. Ci troviamo in un contesto storico in cui reprimere, controllare, ingabbiare le emozioni scomode è diventata una modalità che ci impedisce di imparare a confrontarci con le possibilità trasformative date dalle energie che queste possono scatenare. Probabilmente è il punto centrale che ci indica in che modo stiamo perdendo, all’interno delle relazioni affettive, la capacità di metterci in gioco e confrontarci in uno spazio in cui possono essere presenti nella coppia anche emozioni negative. Questa modalità potrebbe voler dire anche guardarsi, conoscersi e accettarsi, in tutte le proprie sfaccettature, anche quelle più difficili o sconosciute. Il ghoster è quindi colui o colei che non blocca solo gli altri da sé, ma mette in pausa la propria crescita personale, condannandosi a una ripetizione continua e negando a se stesso la possibilità trasformativa di una relazione a due.

Come ci si sente quando si viene abbandonati?

Innanzitutto c’è da dire che la persona abbandonata si trova inerme di fronte a un comportamento del genere, in un limbo in cui non capisce cosa sia successo e fa fatica a trovare delle motivazioni e rielaborare quanto accaduto ed è costretta a ragionarci da sola per capire se avrebbe potuto fare qualcosa di diverso. Molti di quelli che subiscono un tale trattamento precipitano quindi nel disorientamento più completo, in particolare nei casi in cui si viene cancellati o bloccati sui social, in una negazione che fa pensare all’evanescenza di quello che probabilmente era stata la relazione, esaminata con un occhio più attento.

L’autostima di chi si trova ad affrontare un ghoster comincia a essere messa in discussione sino a poter risultare poi addirittura, nei casi più seri, compromessa, perché chi subisce una sparizione di questo tipo si trova a dover fronteggiare, in alcune circostanze, una vera e propria ferita. Chi è vittima di questi comportamenti si sente infatti cancellato al punto da mettere in dubbio la propria identità e le proprie qualità, cominciando a ipotizzare di avere delle colpe o di aver scatenato, seppure involontariamente, una reazione così abnorme.

In un certo senso, sono esperienze che in alcuni casi è possibile presagire: ci possono essere stati alcuni segnali intellegibili per chi ha un po’ di esperienza nelle relazioni, ovvero il fatto che generalmente coloro che poi mettono in atto una sparizione danno in una fase iniziale costantemente ragione all’altro, pur di non far nascere alcuna conflittualità nella coppia. Quando la relazione è irrealisticamente troppo positiva c’è da aspettarsi che l’altro non sia una persona troppo affidabile sul lungo periodo e che qualcosa possa affiorare da un momento all’altro. Il ghosting sembra lasciare nella vittima, oltre all’impossibilità di comprendere profondamente l’accaduto, anche l’enorme difficoltà di rielaborare da soli la chiusura. Il distress, ovvero il fenomeno di stress che fa male, può raggiungere picchi molto significativi, poiché il fatto che la mancanza di controllo della chiusura della relazione e l’assenza di co-gestione dei dolori dovuti alla perdita della possibilità di elaborazione data da chiarimenti, confronti e motivazioni, che permetterebbero la costruzione di significato, deve essere fatto da soli; rimangono, alla persona abbandonata, dubbi, domande senza risposta, paranoie, frustrazione, incredulità e impotenza, sino ad arrivare a una perdita di autostima che può sfociare in una grossa rabbia e sino a una fase depressiva. Un vissuto di questo tipo può lasciare traccia attraverso una generica sfiducia nell’altro e nelle relazioni affettive o un’acquisizione di questi comportamenti da parte dell’abbandonato, nelle relazioni successive.

8 punti per reagire se subiamo l’allontanamento

Come ci suggerisce il Dottor Wayne W. Dyer, “Come gli altri mi trattano è il loro percorso. Come io reagisco è il mio”. Ecco quindi alcuni suggerimenti per reagire se subiamo l’allontanamento da parte di un ghoster.

  1. In primo luogo è bene provare a rassicurarsi sul fatto che non sei colpevole dell’allontanamento dell’altro e che una persona che mette in atto questi comportamenti non è comunque pronta a sostenere una relazione da cui si sarebbe comunque prima o poi sottratta.
  2. Puoi riflettere su quale sia la funzione del ghosting per il ghoster e il fatto che non ci sia nulla di veramente personale nei tuoi confronti, ma che quanto accaduto sia un atteggiamento del ghoster nei confronti della vita e una reazione dovuta alla sua incapacità di affrontare le chiusure e di essere veramente autentico in tutte le fasi della relazione e in grado di condividere il suo vissuto e i suoi veri sentimenti, senza mascheramenti e filtri eccessivi. Sparire in questo modo può assumere il significato di comunicare che l’altro non esiste più e che forse non è mai esistita nemmeno la relazione.
  3. Un altro punto centrale è procedere con il no-contact: così come si è stati cancellati e bloccati, è bene non cercare il ghoster in nessun modo, perché ulteriori mancate risposte potrebbero scatenare reazioni ancora più dolorose. Provare a contattare la persona sparita per chiedere un confronto e un chiarimento può essere legittimo in un primo momento, ma bisogna già sapere che, molto probabilmente, la richiesta non verrà in alcun modo accolta.
  4. Ti puoi domandare quale fosse l’effettiva qualità della relazione instaurata. Soprattutto online, i legami si formano all’improvviso e raggiungono in molti casi in tempi brevissimi una apparente intimità. Il racconto di sé senza filtri, poiché spesso non c’è una rete di conoscenze comune, fa immaginare si possa instaurare un rapporto molto profondo, a cui però manca una base solida. È possibile quindi dare un’altra chiave di lettura alla relazione instaurata e poi chiusa in malo modo.
  5. Puoi a questo punto cominciare a sforzarti di guardare la relazione in modo maggiormente distaccato in modo da leggere atteggiamenti incoerenti che avrebbero portato comunque alla chiusura della relazione, essendo questa completamente incompatibile con le promesse iniziali.
  6. Impara a compensare il vuoto lasciato da questa perdita ponendoti degli obiettivi e attraverso attività che tengono la mente e il fisico occupati, uscendo con gli amici, intraprendendo un’attività fisica, cominciando a praticare hobby e attività che ti piacciono e sfruttando il tempo libero per coltivare sogni nel cassetto rimasti magari a lungo sopiti.
  7. Puoi cominciare a esaminare se si tratta di situazioni che si ripetono nella tua vita di relazione al fine di capire se in qualche modo sei stata troppe volte protagonista di un vissuto di questo tipo. Questo potrebbe portarti a desiderare di approfondire questo elemento e scegliere di intraprendere un percorso di crescita personale.
  8. Uscire dal ruolo di vittima e responsabilizzarti per la tua crescita può voler dire acquisire il ruolo di protagonista delle tue relazioni e co-autore di quella che sarà la tua vita affettiva futura.
Valeria Squillante

Autore: valeria squillante

La mia curiosità per le persone e per il mondo mi ha portata a studiare in tutte le fasi della mia vita, facendo di me una lifelong learner. Nelle tante vite che ho vissuto sono stata musicista, antropologa, docente. Nella mia vita più recente sono diventata una counselor psicosintetica e una coach delle relazioni e ho avviato il mio progetto #thedaimoncoach, attraverso il quale concilio tutte le mie parti creative e lavoro con donne che vogliono mettere al centro della propria vita se stesse e desiderano realizzare il proprio daimon. Sono da sempre una girovaga, appassionata di viaggi, di fotografia, di culture contemporanee, di tè e di cucine internazionali.

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