Storytelling per coach – Obiettivo: farsi conoscere

E una volta finito il Master in coaching, che si fa?

Come si intraprende la carriera di coach? E soprattutto, come ci si fa conoscere? E come si diventa un bravo coach? Su quest’ultima questione Francesca ha risposto abbondantemente in due post dal titolo Come si diventa un bravo coach – parte prima e parte seconda.

Oggi invece, sulla scorta dell’ultima lezione di Master, vi raccontiamo come farsi conoscere, perché anche chi fa coaching, dopo aver studiato e aver fatto il tirocinio deve trovare il modo di trovare clienti e il sistema principale per farlo è… rendersi visibile.

Ma come fare per rendersi visibili?

Per farlo si può utilizzare lo storytelling, ossia il racconto della propria storia, dato che la competenza che mettiamo in campo quando facciamo coaching parte dalla nostra esperienza personale, ovviamente arricchita dello studio e del tirocinio.
Per tante persone è molto difficile raccontare la propria storia (eccomi qui!), ma è semplicemente una questione di allenamento, da un lato, e di profonda conoscenza di se stessi, dall’altro.L’allenamento, si sa, si ottiene solo… facendo. “Non puoi trovare la tua voce se non la usi” dice Austin Kleon.

Sulla conoscenza approfondita di se stessi, dopo un percorso di Master in coaching qualche risorsa in più dobbiamo per forza averla, anche perché altrimenti cosa andiamo a raccontare agli altri? Come potremmo essere credibili?

Bisogna innanzitutto partire dall’idea che ognuno di noi ha qualcosa da raccontare, e trovare il modo di coinvolgere chi ci legge al punto tale da farlo identificare con la storia che raccontiamo e anche con la modalità che usiamo per raccontarci.

Già. Fosse facile!

Certamente, se producessimo borse, potremmo raccontare come scegliamo i materiali che usiamo per crearle, dove li compriamo, come le cuciamo, come nasce sulla carta un modello, come la coloriamo, qualsiasi cosa riguardi la sua produzione insomma, e questo ci avvicinerebbe a tutti coloro che apprezzano il modo in cui abbiamo creato quell’oggetto.

Nel caso della vendita di un servizio fare questo tipo di narrazione è evidentemente più complicata, ma non impossibile.

Il modo migliore per vendere il nostro servizio come coach è dunque raccontare la nostra storia, quello che ci ha portato fino a qui, le nostre esperienze, quello che ci ha spinto a percorrere questa strada. Solo così potremo creare quella sensazione di rispecchiamento e di coinvolgimento tale da indurre il nostro lettore a rivolgersi a noi in caso di necessità.

E’ chiaro anche che raccontando la nostra storia finiremo inevitabilmente per attirare persone simili a noi, o che stanno affrontando ciò che noi abbiamo già affrontato; se saremo in grado di trasmettere l’idea che, con l’impegno, ce l’abbiamo fatta, sarà più facile per chi ci legge pensare che “beh, allora ce la posso fare anch’io!”  (anche perché è esattamente così).

Ovviamente alla base di una narrazione di questo genere ci deve essere, come già detto, una buona conoscenza di sé e del messaggio che si vuole trasmettere.

Ma non basta. Bisogna anche saper scrivere in maniera efficace e coinvolgente. Un miraggio? Una missione impossibile? Ma neanche per idea! E’ solo una questione di allenamento. Più ci si allena e più bravi si diventa. Certo, è faticoso all’inizio. Ma poi come in tutte le cose ci si prende la mano.

Per cominciare, quindi, ecco alcuni principi da tenere presenti per raccontare se stessi in maniera efficace:

1) fiducia: la persona che vogliamo coinvolgere deve provare fiducia in noi, percepire la nostra storia come reale

2) emozione: è importante che quando raccontiamo la nostra storia ad un certo punto vada a toccare certe corde emozionali

3) autenticità: bisogna che ci conosciamo a fondo e che decidiamo quali parti della nostra storia vogliamo raccontare e come (non è necessario, insomma, raccontare ogni cosa!)

4) relazione: ossia riuscire a creare un rapporto speciale con chi legge la nostra storia

5) semplicità: eliminare i dettagli superflui, non necessari per la nostra narrazione, e andare dritti al punto

6) personale: dobbiamo parlare di noi e non di terze persone, di cose che abbiamo vissuto e sentito personalmente; non svelare proprio tutto, ma solo quel che è necessario ai nostri fini

7) immersione: se riusciamo a raccontare una storia che fa sì che chi la legge si senta immerso, preso, dalla storia, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo

8) familiarità: creare storie che siano paragonabili con altre modelli già conosciuti da chi ci segue.

E poi alcune risorse…

Un libro molto utile per provare a far sentire la propria voce e imparare a raccontarsi online è Show your work di Austin Kleon, (in italiano: Semina come un’artista), che contiene un sacco di consigli utili su come scrivere testi che funzionano, che acchiappano, che tengono incollato il lettore fino all’ultima riga.

Sarah J. Bray con il suo Gather the people, parte dall’assunto che oggi è più difficile applicare la regola del marketing tradizionale perché le persone vogliono essere partecipi della comunicazione. E dà una serie di consigli utili su come coinvolgere il pubblico che ci segue, come fare in modo che chi ci si segue si senta parte del nostro lavoro e di quel che produciamo, sia esso una borsa o un percorso di coaching.

Quando riusciamo a coinvolgere le persone, e far sì che queste ci dicano delle cose, ci raccontino di loro, abbiamo fatto un ottimo lavoro. Ma accade solo se noi per primi raccontiamo chi siamo, facendo sì che gli altri si identifichino con alcuni aspetti della nostra storia.

E infine i canali: un blog, Facebook, Instagram, e tutti gli altri social media sono tutti ottimi canali per raccontare la nostra storia, si tratta solo di scegliere quello più adatto a noi sulla base dei nostri obiettivi.

Prima di tutto è allora necessario capire quali sono questi obiettivi: perché vuoi un sito?, perché vuoi essere sui social? Perché vuoi vendere? Perché vuoi follower?
Ed è importante fissare degli obiettivi chiari.
Se siamo persone “visive” sceglieremo senz’altro Instagram e proveremo a raccontare la nostra storia, e quel che facciamo, attraverso le immagini: le storie visive, rispetto alle nozioni logiche, entrano nella nostra mente in maniera più veloce e diretta.
Se preferiamo la scrittura, meglio un blog, ma solo dopo esserci chiariti i nostri obiettivi.

 

Lavinia Basso

Autore: Lavinia Basso

Scrivo per passione da quando ne sono capace, di me e degli altri. Ho lavorato attorno ai testi negli ultimi 9 anni, poi l’editoria pura mi ha stancato e ho cercato nuove strade. Le ho trovate frequentando il Master in coaching e chiedendomi (o forse: ricordandomi) cosa mi piace davvero. Ora ascolto le storie degli altri, le rielaboro, e poi le scrivo, e aiuto le persone e le organizzazioni a raccontare chi sono, cosa fanno e come lo fanno.

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