Il mio primo giorno di Master (e un suggerimento su come pianificare obiettivi)

Il prossimo weekend parte una nuova classe del Master in Coaching di Accademia della Felicità. Domenica sarò in classe – come docente – e mentre preparo la mia lezione non posso fare a meno di pensare a quando è toccato a me stare dall’altra parte – come studente.

Il mio primo giorno di Master è stato esattamente due anni fa. Non ho avuto tempo di “prepararmi” all’evento. Ho deciso di iscrivermi verso la fine di settembre, e il 10 ottobre sono arrivata in Corso di Porta Romana 100 molto curiosa, ma anche un po’ timorosa di quello che sarebbe successo e delle persone che avrei incontrato. La prima cosa che abbiamo fatto, una volta iniziata la lezione, è stato presentarci alla classe attraverso 3 libri o oggetti che ci rappresentavano.

Io ho scelto “Quiet – il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare” di Susan Cain; “Come diventare un esploratore del mondo” di Keri Smith; e il mio astuccio con la scritta “Pen orgy in here tonight. Pencils welcome too” (curiosi? Lo trovate su Amazon). Ho raccontato cosa stavo affrontando in quel periodo, e cosa mi aveva spinto a iscrivermi al Master.

Quindi le prime cose che le mie compagne di classe (più un compagno) hanno saputo di me sono state che:

  • sono introversa e mi piace molto stare da sola; ma sono anche convinta che gli introversi possono conquistare il mondo. A modo loro;
  • mi affascinano la creatività e tutte le tecniche per allenarla e svilupparla;
  • sono letteralmente dipendente dalla cartoleria (quaderni e accessori soprattutto);
  • all’epoca avevo appena lasciato la mia startup e stavo cercando un nuovo lavoro per ricostruirmi una nuova vita.

Il ritratto dell’asocialità e del “nerdismo” insomma. In pausa pranzo le mie compagne di classe (più un compagno) hanno iniziato a parlarmi come se mi conoscessero da una vita. Ricordo che mi hanno stupita per tutte le attenzioni che mi hanno dato e per le belle cose che mi hanno detto. Da buona introversa mi sono inizialmente sentita a disagio per tutto quell’interesse nei miei confronti e – lo ammetto – per una frazione di secondo ho anche pensato “ma cosa vogliono da me?”. Ma è passato subito.

Simona mi ha fatto un sacco di complimenti, Veronica mi ha raccontato una bellissima storia sul fallimento, Caterina mi ha chiesto di mandarle il mio cv perché voleva girarlo al giornale con cui collaborava. E io ho continuato a domandarmi perché mi trovassero così interessante…

Nel pomeriggio abbiamo iniziato a lavorare sui nostri obiettivi. Ho ripreso in mano il mio quaderno, in questi giorni, e li ho riletti. Ne ho scritti 30, quel 10 ottobre del 2015. Ne ho realizzati 15. Quasi nessuno nei tempi che mi ero prefissata quel giorno.

Perché non ne ho realizzati la metà? Oggi posso dirlo: perché in realtà non mi interessavano veramente. Erano obiettivi che pensavo fosse giusto mettere nella mia lista. Forse perché li avevo sentiti formulare da qualcun altro, forse perché pensavo che mi avrebbero fatta sentire bene (anche se non sapevo perché), forse perché le “brave ragazze” li avrebbero messi nel loro elenco… Onestamente non lo so. Oggi li guardo e mi domando come hanno fatto a venirmi in mente.

Quando formulate i vostri obiettivi (per la settimana, per l’anno, per la vita…) fate in modo che appena li leggete vi facciano sentire bene. Se implicano uno sforzo che è legato più a un dovere che a un piacere, non riusciremo mai a fare quello che serve per raggiungerli. Gli obiettivi che vogliamo realizzare devono essere davvero nostri, devono farci felici. Il nostro cervello ci dà una mano quando ci orientiamo verso la piacevolezza. Ci permette di mettere in campo risorse che non pensavamo neanche di avere, quando siamo diretti verso la nostra (vera) felicità.

Quindi, fate attenzione quando scrivete i vostri obiettivi, e non scriveteli solo perché è giusto darsi uno scopo. Ricordatevi che deve essere il VOSTRO scopo, non quello che vedete alla televisione o di cui sentite parlare dagli amici.

E poi come è finito il mio primo giorno di Master? La sera sono arrivata a casa sovraccarica di emozioni, convinta al 100% di aver fatto la scelta giusta iscrivendomi al Master, e con la voglia di tornare in classe il prima possibile. Mi sentivo a mio agio in un posto a me sconosciuto, circondata da sconosciuti. Non mi era mai successo prima. E avevo la netta sensazione che quegli sconosciuti fossero gli sconosciuti “giusti” per me. Quelli che sarebbero diventati dei preziosi compagni di viaggio. E che finora non mi hanno delusa.

Buon primo giorno di Master.

Micaela

Autore: Micaela Terzi

Responsabile comunicazione di ADF, giornalista, esperta di comunicazione, imprenditrice seriale, startupper in tempi meno sospetti di questi sono introversa, riflessiva, pazza per la cancelleria e per i viaggi. Sto studiando al Master in Coaching di ADF per far diventare la mia passione per la formazione e per la trasformazione delle vite e dei progetti degli altri un lavoro.

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  • A Febbraio di quest’anno, ho iniziato una formazione di Coaching e leggendo il tuo post mi ci sono ritrovata totalmente! L’introversione, lo sguardo basso, la sedia nel gruppo ma non centrale.
    Ho terminato il percorso con il gruppo che si riuniva in settimana e ho dovuto fare una presentazione di me stessa alla luce di quanto vissuto in quei mesi di formazione. Sempre introversa, ma con una nuova luce! E il feedback ricevuto dai colleghi è stato emozionante e conservo i biglietti che mi hanno donato.
    A Settembre ho ripreso la formazione in Coaching, adesso però con ADF 🙂
    Spero di vederti presto dal vivo! E grazie per i tuoi consigli sugli obiettivi, ne ho scritti che la metà… 😀