Master in coaching e PNL: chi era costei?

La lezione del Master di questa assolata domenica, dopo alcuni chiarimenti sul tema del lavoro e su come affrontarli con i futuri coachee, ha come tema la PNL, Programmazione NeuroLinguistica, e il suo utilizzo nell’ambito dell’attività di coaching. E’ Daniela Ruggiero, una delle studentesse, a tenerla, per due ragioni fondamentali: la prima è che Daniela è PNL Practitioner, ossia ha superato il primo livello di specializzazione internazionale. La seconda è che Daniela è anche esperta di linguaggio del corpo e di PNL per la vendita.

Un po’ di storia

La PNL nasce a metà anni 70 con gli studi Richard Bundler (un matematico) e John Grinder (linguista). Il loro scopo fondamentale era cercare di comprendere le strategie di alcuni psicoterapeuti per portare le persone a grandi avanzamenti nelle proprie capacità.
I due studiosi si mettono a seguire due grandi psicoterapeuti e capiscono quanto è importante l’approccio e la capacità di entrare in empatia con le persone.
Da questi studi nasce la PNL e il libro che ne è la base, ossia La struttura della magia.
Negli anni a seguire G. Bateson fa conoscere a Bundler Milton Ericksonn ipnotista, e da questo incontro l’ipnosi viene inserita nella disciplina della PNL come modo per migliorare il proprio comportamento.
A metà degli anni ‘80 un allievo di Bundler, Anthony Robbins, decide di applicare la PNL nella sua vita personale, con risultati stupefacenti: la sua vita cambia tantissimo, e sulla base di questi risultati si convince che è proprio il caso di diffondere questo sapere quanto più è possibile: nasce così il progetto Performance strategies, attualmente molto diffuso e di successo (l’esperienza è interessante ma molto costosa), con un approccio molto americano e quindi non sempre di grande appeal per il pubblico europeo.

Quante PNL?

La PNL di prima generazione parte dallo “studio” delle persone di successo per capire quali tecniche utilizzano, cerca di creare dei modelli replicabili per insegnarla ad altri.
Ad un certo punto di questa storia Bundler e Grinder si separano per via di una diversa visione e nascono 2 branche: la PNL di seconda generazione che ti permette di cambiare più comportamenti assieme, e la NHR (o PNL di terza generazione) che, attraverso la trance profonda, ri-struttura il pensiero di una persona (un po’ inquietante, a ben pensarci!).

Cosa significa

PNL, o programmazione neuro linguistica significa
neuro= tutte le esperienze che facciamo derivano da filtri che abbiamo accumulato da quando siamo nati fino ad oggi, tutto ciò che viviamo lo viviamo sulla base di ciò che abbiamo vissuto nel passato. Ciò che noi vediamo della realtà che ci circonda è una nostra rappresentazione.
Linguaggio: tutto viene elaborato in base al linguaggio, verbale e non
Programmazione: tutto questo viene elaborato in base a strutture/abitudini che sono alla base dei nostri comportamenti.

Comprendere le nostre strutture è il primo passo per poi procedere a modificarle, e ad agire diversamente.
I filtri derivano da principalmente dalla nostra educazione.

I 3 processi più importanti identificati dalla PNL sono:
– il Processo di generalizzazione, che avviene quando diciamo che tutto va male, non mi va bene niente
– il Processo di cancellazione: siccome le cose che ci accadono sono tante, e non potremmo immagazzinarle tutte, molte le cancelliamo, effettuiamo una rimozione
– il Processo di deformazione, attraverso il quale creiamo all’interno della nostra mente un’immagine prima che ci accada qualcosa – quel che si chiama “farsi un film”: se è positivo affronteremo l’esperienza in modo positivo e viceversa; ciò ovviamente ha solo in parte a che fare con l’esito dell’esperienza, anche se affrontare le situazione con spirito positivo sicuramente aiuta a far sì che anche l’esito sia positivo.

Un buon esempio potrebbe essere il rapporto che abbiamo con una persona: se per esempio iniziamo a parlare con una persona e questa non ci ascolta, e la volta successiva le diciamo – o pensiamo – “tu non mi ascolti mai” (generalizziamo), cancelliamo le altre volte in cui ci ha ascoltato, e ci diciamo non è vero, che ci ascolta solo quando ha bisogno (distorciamo la realtà).
Per evitarlo, dobbiamo cambiare il modo in cui costruiamo la frase o il pensiero che stiamo elaborando. No: non mi ascolti mai, ma: le ultime volte che ti ho parlato non mi hai ascoltato.

I 4 principi della PNL

1) l’esperienza ha una struttura, e abbiamo la possibilità di modificarla

2) la mappa non è il territorio: la rappresentazione della realtà che io faccio non è la realtà oggettiva

3) non esistono fallimenti ma solo feedback

4) se qualcuno riesce a fare qualcosa, anche noi siamo in grado di imparare a farlo

Su questo si apre tra le partecipanti un dibattito acceso, alcuni non sono per niente d’accordo, ma tant’è!

I 5 sensi e la PNL

I 5 sensi sono delle “modalità”, sono i nostri sistemi di rappresentazione, alcuni più presenti altri meno a seconda delle persone, e li notiamo nel momento della comunicazione.

Fa, infatti, molta differenza se una persona comunica per suoni, immagini o per sensazioni (cinestetico).
Capire questi sistemi vuol dire imparare a capire il sistema primario di chi abbiamo di fronte. Quale utilità possiamo trarre da queste informazioni? Possiamo riuscire a comunicare meglio con le persone che abbiamo di fronte, con cui dobbiamo confrontarci sul lavoro e nella vita.

Come riconosciamo una persona cinestetica/che comunica per immagini o altro?
Una persona visiva utilizza parole come: “ti vedo bene…” “a colpo d’occhio”, “qs argomento è poco chiaro” – gran parte delle parole che utilizza si riferiscono a immagini.
Chi gesticola molto ha un atteggiamento visivo.
Parole da utilizzare: chiarire, mettere a fuoco, guardare, non abbiamo lo stesso punto di vista, avere davanti al naso.
Dal punto di vista della respirazione la persona visiva ha voce acuta, respira con la parte alta del petto, parla velocemente, ha la tensione muscolare tutta sulle spalle, una gestualità sviluppata e di solito indica cose o persone. Parla con la testa inclinata verso l’altro.

La persona uditiva inserisce nel suo linguaggio parole come: chiamare, chiaramente espresso, averne piene le orecchie, rimanere senza parole, ti spiego parola per parola.
La respirazione è distribuita in tutto il petto, il tono di voce è chiaro e preciso, la parlata è a velocità media, di solito sta a braccia conserte con la testa leggermente angolata verso l’alto.

La persona cinestetica rimane colpito dalla situazione, e utilizza parole come: farsi carico, entrare in contatto, tenere duro, mettere le carte in tavola.
Ha una respirazione profonda, dal ventre, un tono di voce basso e profondo, una parlata lenta e con pause, sempre molto rilassato.

Una volta identificata la struttura primaria di chi abbiamo di fronte, per trovare più facilmente un punto di contatto è importante “parlare la stessa lingua”: è più facile entrare in sintonia e, per l’altro, vedere che sei vicino a lui/lei.

E’ chiaro che per arrivare a buoni livelli di capacità di “lettura” di chi abbiamo di fronte bisogna allenarsi.

A cosa ci possono servire questi sistemi? Per esempio a sviluppare l’acutezza sensoriale ossia la capacità di mettere in campo tutti i nostri sensi per cercare di captare le sfumature di ciò che ci accade intorno. Accorgersi di parole, sguardi, toni della voce.
Se miglioro questa capacità, sono in grado di capire gli schemi comportamentali di chi mi sta di fronte e capire quando sta cambiando “stato” (per esempio da tranquillo a incazzato).
Acutezza sensoriale è solo osservare, capire gli schemi comportamentali delle altre persone e capire come ricalibrare il tiro.
Ci serve per entrare in “rapport” con l’altra persona, e creare una relazione di armonia, di fiducia con un’altra persona. Non sempre infatti l’empatia e la fiducia sono immediate, ma si possono costruire utilizzando questi strumenti: con l’acutezza sensoriale capisco il cambiamento poi arrivo a capire qual è lo schema comportamentale e di seguito entro in rapport con l’altra persona.

Ricalco e guida

Sono due strategie della PNL che mi servono per entrare ancora più in rapport con l’altra persona, fare da specchio all’altra persona in modo che possa in qualche modo “riconoscermi”.

Ricalco = cercare di riflettere su quello che è l’altra persona per far sì che l’altro si senta vicino a noi. Riutilizzando ad es le stesse parole che usa chi ho di fronte. Mi avvicino così attraverso il linguaggio.

Oppure seguire la voce, il tono, la velocità con cui parla e ricalcarla (ricopiarla mentre parliamo).

Oppure ancora ricalcare il modo di respirare dell’altra persona e ricalcarlo nel modo in cui parlo.

Il più pericoloso ricalco è quello fisico perché è il più difficile: si rischia quindi che il nostro interlocutore se ne accorga e che questo lo infastidisca; può trattarsi di ripetere lo stesso gesto, oppure sporgersi in avanti se chi hai di fronte lo fa.

Altra cosa che si può ricalcare sono le convinzioni e i valori di un’altra persona, anche se non sono i tuoi, facendo capire che rispetti ciò che pensa lui, anche se non lo condividi.

Dopo aver “ricalcato” le modalità della persona che ho di fronte, se il mio intento è di portarlo verso un determinato discorso, e che mi venga dietro su un certo terreno, devo “guidarlo”.
Come? Facendogli da guida. Provo quindi a cambiare qualcosa nel mio atteggiamento, nella postura o nel linguaggio; per esempio entri nella modalità di postura dell’altra persona, la segui per chè vuoi esserle simile. Se non mi riesce “l’operazione” di fare da guida, riprendo a ricalcare. E provo in seguito, altre volte, a fare da guida, ma dopo un po’ di volte se non funziona lascio perdere.

Un esempio molto bello e illuminante di ricalco e guida del linguaggio del corpo potete trovarlo su YouTube, Janet Adler, terapeuta della musica.
Altro esempio, che trovate sempre YouTube, è la scena finale del film Ogni maledetta domenica, in cui Al Pacino risolleva la squadra.   https://www.youtube.com/watch?v=D3RlxUbG8-0

Con la tecnica del ricalco “seguo” il pensiero di chi ho di fronte, fino al momento in cui sento che posso passare ad essere “guida”, e lo porto con delicatezza dove voglio portarlo.

Ancoraggio

Un altro strumento molto usato nella PNL è quello dell’ancoraggio, che ci permette di entrare in uno stato (serenità, positività, calma) a comando, a seguito di un’azione.

1)   decido qual è l’azione (unire due dita, toccare il gomito, grattarmi un ginocchio): questa azione mi darà sicurezza.
2)   rivivo una situazione in cui mi sono sentita molto sicura di me, con tutti i 5 sensi, cosa vedevo, cosa sentivo, che profumi sentivo, eccetera
3) nel momento di massima sicurezza, quando sono all’apice della visualizzazione, faccio l’aggancio dell’azione con la situazione (unisco le dita); bisogna farlo diverse volte perché il cervello lo acquisisca (almeno 1 volta al giorno per diversi giorni).  Capisco che l’ho fatto mio nel momento in cui effettivamente quando unisco le dita mi sento sicura di me.

Un libro
Le parole portano lontano di Nick Owen

Due film
Amore a prima svista dei F.lli Farrelly
La legge del desiderio di Silvio Muccino

 

Lavinia Basso

Autore: Lavinia Basso

Scrivo per passione da quando ne sono capace, di me e degli altri. Ho lavorato attorno ai testi negli ultimi 9 anni, poi l’editoria pura mi ha stancato e ho cercato nuove strade. Le ho trovate frequentando il Master in coaching e chiedendomi (o forse: ricordandomi) cosa mi piace davvero. Ora ascolto le storie degli altri, le rielaboro, e poi le scrivo, e aiuto le persone e le organizzazioni a raccontare chi sono, cosa fanno e come lo fanno.

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