Il potere del networking, per una start up e nella vita

Il networking si basa su due cose che ho sempre odiato:

– parlare con le persone
– chiedere aiuto.

Oddio, odiare è una parola grossa, ma dai 14 anni in poi non mi sono mai sentita a mio agio a interagire con le persone. L’avvento di internet mi ha facilitato le cose, ma solo parzialmente. Perché sarà anche più facile comunicare via web, ma io mantengo sempre un certo pudore anche quando sono dietro a uno schermo. E comunque prima o poi, se si vogliono creare legami solidi, è necessario uscire allo scoperto e incontrarsi di persona.

Non essere a proprio agio quando si devono fare conoscenze nuove, scambiarsi contatti, proporre partnership è un gran casino quando decidi di aprire una startup. Perché la tua vita è fatta al 70% da occasioni di networking. All’inizio io me ne andavo in giro sempre con qualcuno. Partecipavo a eventi e riunioni con la mia socia e mi ritagliavo il ruolo di spalla. Sorridevo, bevevo e mangiavo qualcosa dal buffet, ridevo alle battute degli altri, qualche volta intervenivo per dire la mia. Poi però la tua startup cresce, e le cose da fare o i posti in cui essere sono talmente tanti che non ti puoi più permettere di andare in giro sempre in coppia, come i testimoni di Geova. Sei solo. Devi frequentare eventi e addirittura – udite udite – parlare con le persone.

Io passavo la maggior parte del tempo a far finta di leggere qualcosa di interessantissimo sul mio cellulare, a gironzolare senza una meta apparente e alla fine mi mettevo a mangiare qualcosa, così prima o poi arrivava qualcuno che appoggiava il suo piatto o il suo bicchiere al mio stesso tavolino, e attaccava bottone.

Ora le cose sono molto migliorate. Non sono quasi mai “l’anima della festa” ma mi arrangio. E non ho metodi o trucchi particolari. Semplicemente mi ha salvata la pratica. Vai a uno, cento, mille eventi, e alla fine per forza imparerai a non fartela sotto se devi parlare con le persone. Almeno, con me ha funzionato così. Anche se capita ancora di scorgermi tra la folla, intenta a leggere qualcosa di interessantissimo sul mio cellulare.

Quello che ho imparato è che per fare networking bisogna:
– essere curiosi a sufficienza per desiderare di conoscere cose e persone nuove (celo)
– avere voglia di aiutare gli altri mettendo a disposizione la propria esperienza e le proprie conoscenze (celo)
– costruirsi una rete di conoscenze a cui chiedere aiuto nel momento del bisogno (manca)

I bravi networker sono quelli che prima di ricevere, danno, e che soprattutto non tengono il conto dei benefici ricevuti dalla rete rispetto a quanto hanno messo a disposizione. Ma quando hai iniziato a dare (contenuti, contatti, sostegno…) stai tranquillo che cominci anche a ricevere. A volte però per ricevere è necessario chiedere. E qui per me cominciano i problemi (ancora).

Quando ho letto “Due gradi e mezzo di separazione” di Domitilla Ferrari, ho annotato sul mio kindle una frase “Non si regala tempo a caso: si dona a chi lo chiede, o a chi ti fa capire di averne bisogno, o meglio, a chi ti fa capire di volersi dedicare a te così come tu ti dedichi a lui. Lo scambio deve essere reciproco”. E questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che spesso sono stata capace di dedicare il mio tempo e le mie conoscenze agli altri, ma quasi mai ho chiesto esplicitamente aiuto. E quando l’ho fatto mi è costato parecchia fatica.

Recentemente mi è successa una cosa che mi ha fatto tornare in mente questa frase, e quanto sia faticoso per me dire alle persone che mi circondano: “dammi una mano per favore”.

Spoiler: alla fine di questo articolo non vi svelerò nessuna formula magica, e non ho ancora imparato del tutto a chiedere aiuto. Ma mi sto sforzando di farlo e i risultati si vedono. Anche grazie a qualche spintarella dall’Universo.

Al Master di Accademia della Felicità ho conosciuto tante persone nuove. Il primo giorno mi emozionavo un po’ quando dovevo intervenire e parlare. Dal secondo già mi sentivo perfettamente a mio agio a raccontare i fatti miei. Si tratta di persone che con il tempo si sono rivelate una vera e propria “rete di salvataggio” a vari livelli. Perché mi hanno portata fuori a bere un aperitivo, mi hanno accompagnata al cinema, mi hanno consigliata su un problema di lavoro, mi hanno coinvolta in progetti e mi hanno fatta cappottare dalle risate in più di un’occasione.

Tutte queste cose a loro non le ho mai chieste esplicitamente. Me le hanno date per il piacere di condividere qualcosa con me. Non hanno aspettato che chiedessi aiuto. Ma è come se avessero sempre capito quando avevo bisogno di un consiglio o di una mano.

Qualche settimana fa l’episodio più eclatante, in un giorno di quelli che non vedi l’ora che finiscano, anche se hai l’irrazionale paura che non arriverai viva a sera. Mi sono svegliata in preda all’angoscia per una riunione che proprio non mi andava di fare. E per tutta la mattina non ho fatto altro che pensare a quanta sofferenza mi provocava l’idea di quell’appuntamento. Sono andata dal medico, ho fatto la spesa e mi sono fermata a fare benzina con l’umore di una che viaggia con la classica nuvoletta di Fantozzi sopra la testa. E proprio mentre ero in coda al distributore, mi arriva una mail da V. del Master. Oggetto: per la mia super geek preferita 😉 Contenuto: il link a un articolo divertentissimo sul CSS con una serie di immagini tra cui ho trovato questa, che calzava a pennello.

Dopo un po’ sono tornata al mio stato di sofferenza pre-riunione, anche se il ricordo della risata di cuore che mi aveva provocato la mail di V. mi ha aiutato ad alleviare un po’ le mie pene. Alla fine ci vado (per forza) all’appuntamento. E quando esco mi scaravento in macchina, imbocco l’autostrada e inizio a piangere per scaricare tutta la tensione. Chiamo un’amica ma parte la segreteria telefonica. E allora penso a tutte le persone che conosco e che potrei chiamare giusto per fare due chiacchiere e farmi tenere compagnia mentre guido nel traffico della tangenziale. Scarto tre quarti della rubrica per i più svariati motivi, tra cui spicca il solito, caro, vecchio – no, ma non posso mica disturbarla per questo… Poi l’illuminazione: scrivo un SOS sul gruppo whatsapp del Master. E chiedo se qualcuno ha voglia di ubriacarsi con me. L’ho fatto? Certo che no. Dopo l’entusiasmo iniziale la mia vocina interiore si è rifatta viva e mi ha detto di non rompere le scatole, di trattenere le lacrime e tornare filata a casa a infilarmi sotto il piumone.

A un certo punto mi squilla il telefono, e sul display appare il nome di A. del Master. Ciao! Volevo rispondere alla tua mail di stamattina, ma poi ho pensato che facevamo prima se ci sentivamo direttamente. E due. Due persone della famosa rete di salvataggio, che in maniera del tutto casuale erano corse in mio soccorso, senza che lo chiedessi. Anzi, con me che facevo di tutto perché nessuno potesse sapere come stavo in quel momento e si offrisse di aiutarmi.
A volte la rete è più forte di quanto io possa essere sciocca e testarda.

Imparate a dare. E’ bello, dà soddisfazione, e prima o poi, che lo vogliate o no, riceverete molto di più di quello che avete dato o che vi aspettavate in cambio.
Ma imparate anche a chiedere aiuto quando vi serve. A volte potreste essere talmente fortunati da non doverlo fare perché l’Universo fa in modo che qualcuno corra in vostro soccorso. Ma l’Universo è grande, e a volte non ha tempo di stare appresso a voi.

Quindi battete un colpo.

Micaela

Autore: Micaela Terzi

Responsabile comunicazione di ADF, giornalista, esperta di comunicazione, imprenditrice seriale, startupper in tempi meno sospetti di questi sono introversa, riflessiva, pazza per la cancelleria e per i viaggi. Sto studiando al Master in Coaching di ADF per far diventare la mia passione per la formazione e per la trasformazione delle vite e dei progetti degli altri un lavoro.

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