Coaching e Project Management

Sono molti i punti di contatto e le affinità tra coaching e project management. Quello che emerge prepotentemente è il fatto che suggeriscono entrambe un metodo, ovvero un procedimento atto a garantire, sul piano teorico o pratico, il soddisfacente risultato di un lavoro o di un comportamento, applicabile per potenziare le capacità individuali e di gruppo di risoluzione di un problema.

Parlare di coaching e di project management e della loro interazione o complementarietà significa riferirsi all’allenamento di una capacità che definiremo qui capacità realizzativa.

È interessante analizzare il significato etimologico del verbo realizzare, che presenta due significati principali:

  1. Concretizzare, rendere reale (dal verbo francese réalizer)
  2. Rendersi conto di qualcosa, assumere consapevolezza (dal verbo inglese to realize)

Consapevolezza e Creazione

In ambito finanziario il termine realizzare viene utilizzato come sinonimo di guadagnare, convertire qualcosa in denaro.

In ambito sportivo chi realizza è colui che segna, che fa punti.

Ancora più interessante è la forma riflessiva “realizzarsi” riferito allo sviluppo dell’individuo, che afferma la sua unicità ed esprime compiutamente se stesso.

In tutte le sue accezioni realizzare significa partecipare a un cambiamento di stato evolutivo e vantaggioso, ottenuto grazie a un insieme di azioni trasformative e consapevoli.

Realizzare significa affrontare un progetto

Il sistema produttivo italiano è per lo più basato su processi. Una volta definita la sequenza di attività necessarie, si eseguono le operazioni per ri-produrre un prodotto/servizio con requisiti fissi. Il processo è in grado di garantire la continuità della produzione ripetitiva (a catalogo), e ottimizza le attività iterative con ottimi risultati in termini di risparmio dei costi e di qualità.

Il progetto è diffuso solo nelle realtà nuove con vocazione innovativa, nelle startup e negli enti di ricerca e sviluppo. Ciononostante molte aziende, anche manufatturiere, negli ultimi anni stanno investendo nella formazione sul project management. Perché? Quali sono i ritorni?

Il mondo del lavoro è cambiato e continua a cambiare molto velocemente. Non esistono attività, neppure tra quelle considerate più operative, che si possano dire esenti dal cambiamento. A tutti i livelli e in tutte le funzioni la flessibilità è diventata fondamentale.

Il cambiamento è veloce. Qualche volta repentino.

La formazione tradizionale in aula è dispendiosa e non riesce a stare al passo.

Diventare flessibili e proattivi è l’unica risposta a un’esigenza di formazione/aggiornamento continuo e agile. Con il project management si allena la capacità di un approccio pionieristico e organizzato.

La felicità a forma di progetto

Saper gestire un progetto, conoscere gli strumenti, approcciarsi in una modalità non compilativa al proprio lavoro quotidiano, permette alle organizzazioni di contare su collaboratori più flessibili e pronti ad affrontare il modello fluido del mercato anche nelle sue parti aziendali più procedurali.

Un approccio più progettuale al lavoro può essere una leva di felicità? La felicità al lavoro è il risultato di un mix ben calibrato di motivazione (l’investimento nella realizzazione di prestazioni e nel legame di appartenenza) e soddisfazione (quanto il lavoro e i suoi differenti aspetti piacciono o non piacciono).

Carl Marx agli albori dell’era industriale parlò per primo del concetto di alienazione, associandolo all’introduzione della produttività seriale. Il risultato tipico della distanza tra l’individuo e quello che fa è la de-responsabilizzazione. Il lavoro diventa un affare di altri. John Whitmore, padre del coaching, esemplifica il concetto con queste parole “Se lo devo fare è per te; se lo voglio fare è per me”.

Questo in pratica significa che l’individuo per essere felice (soddisfatto e motivato) sul lavoro deve essere compreso e coinvolto e deve sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Ragionare per progetto significa che tutte le attività sono assegnate e per tutte le attività esiste un responsabile che risponde dei tempi, dei costi e della qualità. Significa che ogni membro conosce l’importanza del proprio lavoro per concorrere al risultato finale ma è anche in grado di valutare le conseguenze di un suo errore su tutta la catena di progetto.

Il bisogno di appartenenza, in questa realtà fluida e incerta, non più in carico all’azienda madre, è sostituito dall’appartenenza temporanea ma solida a un gruppo di lavoro focalizzato al risultato.

Agire con un approccio progettuale significa quindi assumere la responsabilità e il controllo del proprio lavoro.

Chi pensa per progetto porta soluzioni ai problemi, anziché problemi, spende nella risoluzione competenze e talenti personali. Chi pensa per progetto mette in moto la sua capacità realizzativa in modo consapevole e felice.

Angela Salvatore

Autore: Angela Salvatore

La mia vita è un’entusiasmante camminata sul filo, alla ricerca dell’equilibrio tra la mia anima creativa e la mia parte più rigorosa, senza perdere mai di vista l’obiettivo dell’eccellenza. A sedici anni ho intrapreso il mio percorso nel teatro studiando e lavorando con artisti che hanno scritto la storia.
 Laureata in Storia del cinema, negli anni sono stata attrice, regista e autrice teatrale, ho condotto inoltre numerosi laboratori per adulti e bambini.
Qualche anno più tardi sono entrata in azienda, dove mi sono occupata a lungo di Communication e di HR, per approdare infine nel mondo dell’Information Technology. Attualmente sono responsabile di progetti internazionali in ambito di Intranet Business Application per una multinazionale.
 Dal 2015 sono PMP® (Project Management Professional) certificato presso il Project Management Institute. Nel 2016 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità: il coaching rappresenta il fil rouge della mia variegata esperienza, fatta di scrittura, teatro, conoscenza dei processi aziendali, il tutto all’insegna di un orientamento tenace e positivo ai risultati. Sono coach abilitato, ho 47 anni, vivo a Torino e la mia passione sono  le storie e l’arte del raccontarle. Amo i viaggi, la letteratura e il cinema.

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