Due talenti is megl che uan

Quando, nell’ormai lontano 2015, ho iniziato il master in Coaching di Accademia della Felicità, uno dei primi esercizi che ci assegnò Francesca Zampone fu quello di individuare i nostri talenti.

Non ebbi alcun dubbio allora, e non ne avrei adesso, a dire che il mio talento principale è quello per la scrittura. Oggi, tuttavia, non voglio parlarvi di questo ma di un altro talento, che ho scoperto di recente: quello per l’insegnamento. Se state pensando che “chi si loda si imbroda”, leggete qui cosa penso della modestia!

In realtà, dire che qualcosa rappresenta un nostro talento non significa soltanto dire che siamo bravi nel farlo: significa che potremmo passare ore o giornate intere immersi in quell’attività, senza avvertire altra stanchezza che quella fisica. Per quanto mi riguarda, quando arrivo alla conclusione di una lunga giornata di docenza al nostro Master, sono spossata. Se la sera ho qualche impegno – capita, visto che in genere le lezioni si tengono nel weekend – ho tassativamente bisogno di una lunga doccia bollente e di dieci minuti che mi piacerebbe definire “di meditazione”, ma in realtà si traducono nello stare seduta sul letto a fissare il vuoto. Poi sono pronta ad affrontare di nuovo il mondo.

Eppure mi sento carica, e se il giorno dopo devo ricominciare da capo… ben venga!

Fatica fisica, leggerezza mentale

Adoro tutto dell’insegnamento, dalla preparazione della scaletta al pensare agli esercizi da fare in classe per evitare che alle tre del pomeriggio l’aula si tramuti nel castello della Bella Addormentata.

E poi, certo, essere lì davanti a persone che hanno pagato – perdonate la prosaicità – per ascoltare quello che dici, e che hanno il diritto di portare a casa nuove conoscenze e idee. È come essere su un palcoscenico, con la differenza che gli spettatori a teatro raramente intervengono per dire la loro. I nostri studenti di Master, invece, sono – giustamente! – desiderosi di carpire quanti più stimoli possibile, e quindi è tutto un susseguirsi di domande, riflessioni, scambi.

Occorre essere professionali senza essere noiosi, seguire un flusso logico accettabile ma accettare di perdersi nei rivoli delle associazioni di idee di venti altre persone, che hanno ovviamente mappe mentali differenti dalle tue.

Stranamente, in tanti anni di lavoro, mi era capitato raramente di fare lezione. Ho scoperto questo mio talento poco prima di entrare in Accademia come socia, durante gli ultimi mesi di lavoro nella mia precedente azienda; tenevo corsi interni di contenuto prettamente amministrativo, quindi potete immaginare quanto fosse difficile coinvolgere la platea! Eppure i riscontri erano positivi e, soprattutto, io concludevo le mie due-tre ore di lezione con una carica di entusiasmo che nessuna delle altre mie mansioni mi poteva offrire.

Potrei concludere così: oh, come sono fortunata a poter fare finalmente quello che mi riesce bene e che mi dà tanta gioia!

Ma il messaggio non è (solo) questo.

Riconoscere i propri talenti

Recentemente mi è tornato in mente, non so perché, un episodio davvero marginale della mia vita. Dopo la laurea il mio relatore mi chiese di partecipare ad una delle sue lezioni per “raccontare” il contenuto della mia tesi. Nonostante la mia comprensibile agitazione – parlare da docente nell’aula in cui fino a pochi mesi prima sedevo da studentessa! – andò benissimo, e anche il professore mi fece i complimenti.

Decisi di non proseguire con la carriera accademica, ma questa è un’altra storia. Il punto è che in quel frangente questo mio secondo talento si era rivelato, ma io non lo avevo ascoltato; nessuno mi aveva aiutato a prenderne consapevolezza. Se lo avessi fatto, forse la mia intera vita avrebbe seguito altre strade.

Questa è, quindi, la vera conclusione del post: ho la fortuna di poter esercitare i miei talenti in un “posto” – non solo un luogo fisico – in cui posso aiutare le altre persone a scoprire i loro.

Che bello.

E mi fanno pure scrivere tanti post, quindi ho davvero trovato la (mia) felicità!

(Questo post è un ringraziamento ad Accademia che mi ha permesso, e mi permette ogni giorno, di fare le cose che mi piacciono di più. Anzi, addirittura di scoprirne di nuove!)

 

Autore: Irene Facci

Nata dalle parti di Mantova quando a Mantova c'erano solo zucche e zanzare, ho da sempre una grande passione per la leggerezza e quindi per i gatti, massimi esperti della materia. Sono un'inguaribile ottimista e penso che autoironia e humour siano strumenti imprescindibili di resistenza umana. Cerco di trasmettere tutto questo ai miei figli che, come tutti i bambini, tendono a prendere le cose molto sul serio. Nel 2017 è uscito il mio primo romanzo, Alla rivoluzione in tram, sono diventata Life & Career Coach e ho iniziato a collaborare con Accademia della Felicità. Mi puoi trovare sul mio sito www.irenefacci.it

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