Perché i nostri figli non fanno mai quello che chiediamo?

“Un genitore chiede per cinque volte al figlio di otto anni di andare a fare un bagno o una doccia. Dopo che il quinto appello è rimasto inascoltato, il genitore ha preso il bambino e l’ha portato in bagno. Qualche minuto dopo, il bambino, ancora non lavato, si è allontanato in un’altra stanza per giocare a un videogioco”.

Ti ricorda qualcosa? Un deja-vu?

Questa scena può anche essere estrema, ma la maggior parte dei genitori che conosco ha vissuto più o meno una situazione simile. Quindi sorge spontanea la domanda: perché i bambini non fanno mai quello che chiediamo? Non c’è solo una risposta, ce ne sono diverse. Qui vi elenco cinque motivi dal punto di vista del bambino – e anche qualche soluzione per i genitori!

1. Non condividono le nostre priorità – Nessun bambino capisce perché il bagno/la pulizia sia così essenziale per noi. E ogni bambino ha sempre qualcos’altro da fare, che è di sicuro più importante. Può apparirci strano, ma il gioco di un bambino è il suo lavoro – è così che i giovani umani imparano e crescono. E non è pur vero che vogliamo dei bambini che si sappiano motivare da sé e che siano autonomi nel gioco, e non che si aspettino che noi li intratteniamo?

Soluzione: per prima cosa, connettiti con il tuo bambino notando su cosa sta lavorando e riconoscendo le sue priorità: “Wow, guarda che cosa elaborata stai costruendo! Puoi mostrarmi come funziona?”. Poi, avvisalo che stai per cambiare il suo programma con il tuo: “Pietro, è l’ora del bagno/doccia. Vuoi fare il bagno ora o tra cinque minuti? Ok, cinque minuti senza fare storie? Ok, affare fatto, stringiamoci la mano!”.

2. Li abbiamo abituati a non prestare attenzione fino a quando non urliamo e minacciamo – Il nostro bambino non è un manichino. Sa di poter conquistare più tempo prima del bagno se solo ci ignora. Questo non fa di lui un bambino cattivo, è solo una caratteristica umana. Quindi se tua figlia è come il bambino di otto anni che ha ignorato le cinque richieste, significa che l’hai abituata a non prenderti sul serio finché non urli.

Soluzione: invece di dare direttive dall’altra parte della casa, avvicinati a tua figlia e cerca un contatto fisico con lei. Connettiti con lei commentando quello che sta facendo e poi: “Scusami, Giulia… devo dirti una cosa” e aspetta che ti guardi negli occhi. Se sta fissando uno schermo, avvertila che stai per mettere in pausa il gioco o la TV. Comunica le tue direttive solo quando ti guarda negli occhi, in modo che lei sappia che fai sul serio. Chiedile di ripetere quello che le hai detto. Dai un solo avvertimento, poi attieniti al limite di tempo che avete concordato. Seguila. Se non lo fai, la stai addestrando a non prendere sul serio le tue richieste.

3. Hanno bisogno del nostro aiuto per fare la transizione dal gioco alla richiesta – Quando sei immerso nello schermo del tuo computer, non trovi difficile allontanarti per occuparti di un bambino piagnucolante? I bambini sperimentano le nostre ripetute lamentele e richieste nello stesso modo in cui noi sperimentiamo le loro lamentele, il che significa che cercano di non sentirle.

Soluzione: dai un avvertimento. Quando ritorni dopo cinque minuti, commenta il suo gioco in qualche modo “Wow, guarda come vanno i treni!” e ricordagli il vostro accordo. “Ok, Marco, sono passati cinque minuti. Ricordi il nostro accordo? Cinque minuti e nessun problema. Ora è l’ora del bagno”. Poi, crea un ponte tra il suo gioco e quello che gli chiedi: “Facciamo che le due macchine saltino fuori dalla pista e corrano fino al bagno? Ecco, io prendo questo e tu prendi quello. Viaaaa!

4. La loro corteccia frontale si sta ancora sviluppando – La loro corteccia frontale sta ancora sviluppando la capacità di cambiare marcia da quello che vogliono a quello che vuoi tu. Ogni volta che si stabilisce un limite che richiede al bambino di rinunciare a ciò che vuole per fare quello che vuoi tu, deve fare una scelta. Quando decide che il suo rapporto con te è più importante di quello che vuole in questo momento, segue la tua richiesta. Ogni volta che lo fa, rafforza i percorsi neurali del suo cervello che lo aiutano a riorientarsi verso un obiettivo più alto. È così che i ragazzi sviluppano l’autodisciplina. Ma questo funziona solo se il bambino cambia marcia in qualche modo volontariamente. Se lo trascini a calci e urla, sta resistendo, non sta scegliendo. Non sta costruendo quei percorsi neurali di autodisciplina. (Ecco perché c’è un “sé” in “autodisciplina”: è scelto dall’interno).

Soluzione: esercita l’empatia in modo tale che tuo figlio voglia collaborare, e aiutalo a fare molta pratica allenando il suo cervello a scegliere l’obiettivo più alto.

5. Non si sentono ascoltati, si sentono spinti – Non possiamo costringere i nostri bambini a obbedire. Devono VOLERE cooperare. Per fortuna i nostri bambini di solito ci danno il beneficio del dubbio e seguono le nostre regole, purché si sentano ascoltati e abbiano almeno un po’ di controllo o di scelta.

Soluzione: riconoscere il suo punto di vista. Se possibile, dagli una scelta. “Ti sto ascoltando. Lo dici forte e chiaro: DOCCIA NO! Non vuoi davvero fare il bagno. Scommetto che quando sarai più grande non farai MAI il bagno, vero? Ma stasera devi proprio lavarti in acqua. Hai una scelta. Puoi scegliere un bagno o una doccia o una spugna. Quale sembra la più divertente?” A volte, sentire il punto di vista di tuo figlio potrebbe anche convincerti a scendere a compromessi o a cambiare la tua posizione. Questo va bene. Spiega solo il tuo ragionamento in modo che tuo figlio sappia che è stata la sua soluzione vincente a farti cambiare idea, non la sua ostinazione.

Scegli le tue battaglie. Assicurati che tuo figlio sappia che sei dalla sua parte e che lui ha delle scelte, delle opzioni. Allena tua figlia invece di cercare di controllarla. Quando ascolti tuo figlio, stai crescendo una persona che sa pensare con la propria testa, che si batte per ciò che è giusto.

Le discussioni sul fatto che i figli siano viziati puntano sempre il dito sui genitori, rimproverandoli per aver cresciuto figli che non sono obbedienti, come se l’obbedienza fosse il Santo Graal a cui i genitori dovrebbero aspirare.

Ma non vuoi crescere un bambino che sia autodisciplinato e che voglia collaborare? È ben diverso dall’obbedienza, dove la disciplina viene dall’esterno del bambino.

La morale è fare ciò che è giusto, a prescindere da ciò che ti viene detto. Obbedienza è fare ciò che ti viene detto, non importa cosa sia giusto.

H.L. Mencken

Sabrina Ciraolo

Autore: Sabrina Ciraolo

Sono nata a Roma nel 1972. Laureata in Storia dell’Arte, lavoro da vent'anni nella formazione a distanza, e da tredici svolgo attività di consulenza presso le agenzie dell’ONU con sede a Roma, FAO e WFP. Sono diventata coach nel 2015 e mi sono poi specializzata in coaching al femminile con Francesca Zampone, oltre a seguire i tanti workshop e corsi di Accademia. Sono in perenne formazione e aggiornamento. Sono madre di due figlie e il mondo della genitorialità e dell’adolescenza mi ha spinto verso il Parent Coaching, sul quale mi sto ulteriormente specializzando seguendo un corso di formazione specifico. Sono un’avida lettrice fin da piccola, ascolto musica appena mi sveglio al mattino, ma amo anche rintanarmi in un silenzio rigenerante. Sono cultrice della bellezza della natura e dell’arte, che credo sia l’unico modo per sfuggire alla rassegnazione. Sono diventata socia di Accademia perché credo di poter contribuire con il Parent coaching a costruire un percorso verso la felicità aiutando i genitori e gli adolescenti.

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