Sistemi familiari

Di famiglia si è parlato tanto, recentemente, dando mille diverse definizioni: “naturale”, “tradizionale”, “evoluta”, “alternativa”, “allargata”, “disgregata”, “incompleta”, “casuale”e chi più ne ha più ne metta. Famiglia è di fatto un concetto molto ampio, ne consegue che non esiste un unico modello di riferimento, e che ogni famiglia è un sistema complesso, con una propria storia, un proprio lessico, le proprie regole che la definiscono come gruppo. Le relazioni familiari plasmano le rappresentazioni mentali di noi stessi, il nostro modo di vedere il mondo, e anche il nostro modo di amare gli altri. Ci sono sistemi chiusi e soffocanti, ed altri invece che, pur compatti, sostengono la ricerca della propria strada, pronti ad accogliere senza critica nella difficoltà.
Il tema della famiglia si trova in romanzi e racconti descritto nelle sue più svariate forme, e le pagine dei libri offrono in questo modo la possibilità di ritrovare situazioni comuni di questi sistemi che ci uniscono e separano dal mondo stesso, dinamiche che risuonano come conosciute, talvolta amorevoli, talvolta meno confortevoli, che però sono parte integrante di noi stessi.

PERSONE CARE / Vera Giaconi (Sur)

La copertina – un serpente bianco tenuto in mano e arrotolato come una catena al braccio – e, subito dopo, un’epigrafe tratta da un romanzo di Clarice Lispector, dove la parola “amore” si accompagna con “ferocia”, e “malignità” precede il termine “desiderio”: ancor prima di cominciare a leggerlo, questo libro ci dà indizi importanti sulla tematica che lega i dieci racconti che lo compongono.
I legami familiari funzionano in maniera complessa e Vera Giaconi, scrittrice uruguaiana che vive in Argentina, li esamina in questa sua opera nelle loro sfumature. “La necessità di amare e di essere amati diventa spesso un rapporto molto feroce,” ha dichiarato Giaconi, “si rischia di limitare la libertà degli altri e di limitarli come persone. Ci si trasforma in una macchina del bisogno e non si riesce più a convivere l’un con l’altro”.
Un nonno difende la nipotina perché rimanga con lui mentre i genitori sono costretti a fuggire in quanto perseguitati politici, un figlio guardando la madre dormire pensa allo sforzo economico che la vecchiaia e la perdita dell’autonomia della genitrice comporterebbe, un medico in fin di vita viene scrutato egoisticamente nella sua inerzia da una paziente che lo considera un padre per la propria malattia: in queste pagine le persone care non sono necessariamente quelle legate dal sangue, ma sono quelle attraverso le quali ci definiamo. La definizione implica il bisogno, e la minaccia del cambiamento fa esplodere gli aspetti oscuri dell’amore. La scelta della forma del racconto, nella sua brevità ed incisività, si dimostra perfetta per svelare lo strato che nasconde l’inconfessabile ad un’apparente normalità, e, al termine di ogni storia, si rimane sospesi nel cercare un’altra pagina, che però non esiste. L’indefinito ci lascia così a cercare di comprendere al meglio quello che potrebbe succedere, ma che non è detto che poi effettivamente succeda.

LA FAMIGLIA PRIMA DI TUTTO / Sophie Kinsella (Mondadori)

La protagonista dell’ultimo romanzo di Sophie Kinsella non sopporta le cose fuori posto, deve sistemarle per forza, anche se non la riguardano, e per questo viene chiamata da tutti Fixie.
Lavora da Farrs, negozio di articoli per la casa a conduzione familiare. Il padre, grande venditore che credeva nei prodotti che proponeva, era stato in grado di creare attorno alla bottega una piccola comunità, resistente nel tempo. Dopo la morte del genitore, Fixie e la madre si occupano di clienti e prodotti a tempo pieno, avendo ben presente qual è la mission: rendere felice la comunità di Farrs. Per Fixie il lavoro non è un gioco, a differenza dei fratelli maggiori, che si occupano del negozio solo sporadicamente. Jake ha progetti più ambiziosi di un business familiare e Nicole si finge un’incapace per evitare problemi e responsabilità. Fixie è la piccola di casa, da sempre, ed entrambi la fanno sentire inadeguata, Jake mettendole ansia e trattandola con aggressività, Nicole facendole saltare i nervi con un atteggiamento superiore e distaccato.
Fixie è una che risolve i problemi. Degli altri. “La famiglia prima di tutto”, frase che il padre esprime in punto di morte, è la formula magica con cui tutti riescono a far leva sui suoi sensi di colpa.
Quando la madre per problemi di salute si impone una lunga pausa lontano da casa, la gestione del negozio e gli equilibri familiari vengono messi a dura prova dall’egoismo e dall’incompetenza dei fratelli maggiori, affiancati dall’opportunismo dello zio Ted.
Solo quando Fixie si renderà conto che “voler bene a qualcuno non significa essere il suo zerbino” e comincia a pensare più a quello che deve a se stessa e meno a quello che deve agli altri, riuscirà a darsi voce e a non sentirsi inferiore. Tenendo fede al suo nome, Fixie salverà il negozio e i propri affetti, sistemerà ogni cosa, ma soprattutto capirà che l’amore non è una transazione commerciale: azzerando i propri debiti nei confronti di tutti, lascerà finalmente libera di espandere la propria sé, permettendosi di dare e di ricevere amore incondizionato.

OH, BOY! / Marie-Aude Murail (Giunti)

Siméon, Morgane e Venise, quattordici, otto e cinque anni, rimangono orfani dopo l’abbandono del padre e la morte della madre. Da quel giorno, la famiglia Morlevent è costituita da tre bambini, il primo superdotato intellettualmente, la seconda pure prima della classe, ma con tendenza ad essere dimenticata dagli adulti, la terza, bellissima e adorabile nella sua spontaneità di piccina. Di fronte alla minaccia dell’orfanatrofio, al motto di “i Morlevent o la morte”, i tre decidono che la loro missione sarà di convincere l’assistente sociale a rintracciare i figli nati dalle relazioni precedenti del padre e a farsi affidare loro in custodia.
La giudice tutelare scova così Barthélémy, 26 anni e Josiane, oftalmologa di 37 anni, rispettivamente figlio naturale e figlia adottata di Georges Morlevent. L’una precisa, abbiente e non troppo brillante in simpatia, l’altro scapestrato e irresponsabile: si conoscono da tempo e si detestano profondamente. Inizialmente entrambi si manifestano restii ad accettare l’affidamento, ma Barthélémy conquista subito i cuori dei fratelli, e ben presto si affeziona a loro. Josiane, che cerca da tempo di avere un figlio, si dimostra invece interessata ad adottare solo l’incantevole Venise.
Poco dopo a Siméon viene diagnosticata una forma di leucemia, e la malattia mette a rischio il suo sogno di ottenere il diploma di maturità a soli 14 anni. Sarà Barthélémy che lo aiuterà a non farlo rimanere indietro con gli studi, e ad assisterlo nelle cure in ospedale.
“Oh, boy!”, classificato come letteratura “young adults”, è in realtà un romanzo per tutti, sulla famiglia, sull’amore e sull’affetto tra fratelli, acuto nell’affrontare temi importanti, – suicidio, malattia, abbandono, violenza, omosessualità, pregiudizio – in maniera mai banale e mantenendo sempre un tono colloquiale, leggero, ironico, a tratti anche sarcastico. La vita non fa sconti a nessuno e spesso ci mette di fronte a prove impegnative: “Brezza o tempesta, dipendeva”. E per quanto strampalata, la famiglia Morlevent naviga mano nella mano e cresce nell’affrontarle.

Autore: Anna De Pascalis

Rodigina di nascita, veneziana per amore. E poi Bologna, Firenze e Londra nel cuore. Un’adolescenza negli Anni ’80, tra capelli cotonati, glitter e musica pop, spiega una perdurante predilezione per i colori accesi e le braghe di pelle. Mi piace scoprire posti nuovi e organizzare piccoli viaggi slow. Il cibo cucinato con passione e presentato con cura è un dono che apprezzo tantissimo. Ottimista, ironica e diplomatica, cerco sempre di guardare al di là delle apparenze e di stupirmi delle cose di ogni giorno. Ho frequentato il Master in coaching di Accademia della Felicità per conoscermi meglio e per aiutare gli altri a creare la vita che desiderano vivere.

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