Quando il brutto anatroccolo non sa di essere un cigno

Hai presente la fiaba del brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen?

È la storia di un anatroccolo diverso dai suoi fratelli che, stanco di essere deriso ed emarginato per la sua diversità, si allontana da casa in cerca di un luogo e di una comunità in cui sentirsi accolto. Dopo varie peripezie, incontra un gruppo di bellissimi, bianchissimi ed elegantissimi uccelli acquatici. Vorrebbe tanto avvicinarsi a loro ma teme di essere respinto, ancora una volta. Per caso, si vede riflesso nell’acqua dello stagno. Con grande stupore scopre di non essere un anatroccolo goffo e imperfetto, come tutti volevano fargli credere, bensì di essere un regale e affascinante cigno. Questa fiaba dà il nome a una sindrome, detta appunto “sindrome del brutto anatroccolo”: una condizione caratterizzata da una bassa autostima e da un costante senso di non appartenenza.

Caratteristiche della sindrome del brutto anatroccolo

Chi soffre della sindrome del brutto anatroccolo si sente sempre inadeguato – da un punto di vista fisico e/o caratteriale – rispetto alle aspettative proprie e altrui, tende a ridimensionare al ribasso i propri obiettivi, è convinto di valere meno degli altri, si paragona di continuo a modelli di persone che ritiene vincenti. Soffrire della sindrome del brutto anatroccolo significa sperimentare la sensazione di essere un pesce fuor d’acqua, significa non sentirsi mai abbastanza, o all’altezza delle situazioni. Significa vivere un senso di isolamento e solitudine, sentirsi incompresi e sbagliati.

Sintomi quotidiani

Questa condizione, come si può immaginare, ha una serie di ripercussioni negative nella vita di tutti i giorni. Chi si sente un perdente, eviterà di esporsi nelle situazioni, non si metterà mai davvero in discussione, rifuggirà le occasioni per mostrare la sua personalità e farsi notare. Se i suoi obiettivi sono contenuti e mai lungimiranti, anche i risultati saranno frustranti e non faranno altro che confermare la visione negativa di sé. Talvolta, questo status quo può diventare un alibi dietro cui nascondersi per giustificare l’incapacità di mettersi in gioco e di trovare il coraggio per manifestare nel mondo il proprio modo di essere.

Da dove nasce la sindrome del brutto anatroccolo

Le cause di questa sindrome affondano le loro radici nell’infanzia. A tutti i bambini vengono fatte notare, a scopo educativo, delle mancanze: sono pasticcioni, frignoni, troppo scalmanati. Questi rimproveri possono generare sconforto e frustrazione che, col passare del tempo, si trasformano in insicurezze. Spesso il contesto familiare e quello scolastico creano le basi perché tali insicurezze si amplifichino. Non avviene di proposito: può capitare che in una famiglia siano valorizzate delle caratteristiche, in cui il bambino non si riconosce, a scapito di altre. A volte basta davvero poco:essere apostrofati come “quattrocchi” o “secchioni” può essere sufficiente a generare il sentimento del brutto anatroccolo. I giudizi esterni, soprattutto in tenera età, ci fanno sentire diversi, inadatti, imperfetti. Ascoltare voci reiterate sui nostri presunti difetti fa sì che interiorizziamo quelle voci, che diventano così delle convinzioni che ci limitano e che non abbiamo ancora gli strumenti per mettere in discussione.

Suggerimenti pratici per superarla

  1. Cambia il filtro che applichi alla realtà. Tutti noi abbiamo la nostra visione della realtà, che non è mai oggettiva ma filtrata dalla nostra visione del mondo. È proprio come se indossassimo uno speciale paio di occhiali con delle lenti che alterano la percezione di ciò che vediamo. Si tratta di cambiare prospettiva: smetti di guardarti attraverso gli occhi e i filtri degli altri, che contribuiscono a rimandarti un’immagine di te che non ti rende giustizia. Piuttosto, cerca persone i cui filtri siano tarati sull’accoglienza e sul riconoscimento del tuo valore. Ti sei fidato di chi ti guardava con occhi poco benevoli, perché non dovresti fidarti di chi ti vede per chi sei davvero?
  2. Trova la tua tribù. Il brutto anatroccolo pensava di essere sbagliato. Si considerava inadeguato, diverso e soffriva di solitudine. Non riusciva a trovare un luogo di appartenenza, una comunità di cui sentirsi parte. Se sei da solo, i tuoi tratti distintivi ti peseranno ancora di più. Trova dei modelli di riferimento che rispecchino i tuoi valori, vai in cerca di persone che ti somiglino, mettiti in relazione con chi ha delle caratteristiche affini alle tue. Sperimentare un senso di appartenenza ti aiuterà a sentirti meno solo e anche meno “difettoso”.
  3. Trasforma ciò che ti rende diverso in ciò che ti rende unico. Se soffri della sindrome del brutto anatroccolo, probabilmente tendi ad avere modelli molto diversi rispetto al tuo modo di essere. E nel confronto con questi modelli, confermi il tuo pregiudizio su di te, credendo di avere dei difetti irreparabili.In realtà, però, il limite che ti riconosci è la tua peculiarità, ciò che ti distingue dagli altri e che ti rende unico. Anziché uniformarti a qualcun altro, prova a coltivare il tuo valore aggiunto: è quello che fa la differenza, ma in senso positivo!
  4. Abbraccia chi sei davvero. Alla fine della fiaba, il brutto anatroccolo scopre la sua vera identità. Per tutta la sua vita ha cercato di conformarsi a certi standard che non potevano essere i suoi, semplicemente perché lui non era ciò che gli altri gli suggerivano, lui era destinato a manifestare la sua vera natura. E allora, abbi il coraggio di scrollarti di dosso tutti i condizionamenti esterni e difendi la tua identità e la tua personalità. Non tradire chi sei, non aver paura di essere un outsider.

Non smettere mai di prenderti cura del brutto anatroccolo dentro di te: è da lì che provengono la tua sensibilità, la tua compassione verso gli altri, la tua capacità di immedesimarti nella sofferenza di chi ti sta intorno. Allo stesso tempo, dai una possibilità al tuo cigno interiore e mostra la tua vera natura. Sei pronto a sbalordire tutti?

Giovanna Martiniello

Autore: Giovanna Martiniello

Ho l'inquietudine tipica di chi è vissuto a lungo su un suolo vulcanico. Vesto sempre di nero, così i miei accessori colorati risaltano meglio. Sono appassionata di handmade perché credo nel lavoro etico e nel valore di ogni singola persona. Nel 2017 ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità, ho mollato il posto fisso e, dopo il tirocinio, sono diventata una life coach abilitata e certificata. Oggi sono la darkside coach e aiuto le donne a far pace con il loro lato ombra.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *