Qual è il tuo rapporto con il telefono quando sei in famiglia?

Hai notato che in una conversazione appena c’è una domanda o una curiosità del tipo – Che tempo farà domani? Qualcuno sa cosa è successo alla partita ieri? Oh, come si chiama il cantante dei Coldplay, quello che… Che cos’è un filatelista papà? – qualcuno estrae immediatamente il proprio telefono o chiama Siri per trovare la risposta?

Non molto tempo fa la conversazione avrebbe gravitato sulla discussione della domanda e forse anche sulla ricerca di una risposta.

Ma oggi, non possiamo aspettare. Vogliamo la risposta ORA.

E, dopo che tutti si sono fermati ad ascoltare ciò che Siri ha da dire su una filatelista, abbiamo dimenticato di cosa si stesse parlando prima! Il flusso della conversazione è andato.

A proposito di sabotare il flusso, sai che ogni volta che ci interrompiamo da ciò che stiamo facendo (conversazione o lavoro) per cercare rapidamente qualcosa su Google, rispondere a una chiamata, rispondere a un messaggio, controllare rapidamente Instagram, ci vogliono 15-20 minuti per tornare a quello che stavamo facendo prima di essere interrotti?

La quantità di tempo in cui siamo tutti collegati ai nostri telefoni è impressionante e dovrebbe farci riflettere. E la questione si fa ancora più spinosa quando a essere costantemente collegati sono i più giovani. Sono soprattutto tre gli elementi che destano maggiore preoccupazione per i bambini di oggi:

  1. La mancanza di connessione con la persona reale
  2. La nostra incapacità di essere pazienti e attendere una risposta
  3. L’impatto negativo che i nostri telefoni stanno avendo sui nostri schemi di sonno

Dobbiamo essere molto chiari su quale possa essere l’impatto del nostro rapporto con il telefono sui nostri figli:

  • I bambini non si sentono “visti” mentre i genitori sono al telefono;
  • I bambini non si sentono “ascoltati” mentre i genitori sono al telefono;
  • I genitori che mettono sempre al primo posto il telefono, non fanno sentire importante il bambino e automaticamente sminuiscono le sue richieste;
  • I bambini che ottengono il loro valore e/o che hanno la loro identità legata al mondo virtuale non hanno alcun vero senso di autostima.

Tra i bisogni primari del bambino ci sono quello di essere visto, di sapere che è importante e di provare un senso di appartenenza.

Cosa fare quindi?

  1. Metti giù il telefono – Dobbiamo mettere consapevolmente giù i nostri telefoni quando interagiamo e ci impegniamo con i nostri figli. Dobbiamo mettere giù i nostri telefoni e guardare i nostri bambini che giocano. Dobbiamo mettere giù i nostri telefoni quando guardiamo i film di famiglia. Le nostre parole e azioni devono far sentire nostro figlio più importante di un telefono. Dobbiamo imparare ad avere un uso consapevole e sano con i nostri telefoni.
  2. Rendi le cene della famiglia una priorità – Sappiamo tutti che non c’è un momento più importante delle cene di famiglia. Un momento in cui la famiglia ha l’opportunità di confrontarsi faccia a faccia. Per i bambini significa imparare a sedersi durante una conversazione che può o meno interessare loro ed essere in grado di interagire e conversare faccia a faccia nel mondo reale. Non permettiamo ai telefoni di essere al tavolo per nessun pasto, che si tratti di colazione, pranzo o cena. Non è sempre facile, ma dobbiamo fare del nostro meglio. Deve essere un tempo in cui non ci sono interruzioni digitali.
  3. Smetti di dormire con il tuo telefono – Risulta doveroso che i nostri figli non abbiano i loro telefoni nelle loro camere da letto. Ma se speriamo di essere in grado di far valere questa regola, dobbiamo rispettarla anche noi. Quindi anche noi dobbiamo smettere di dormire con i nostri telefoni.

A proposito di quest’ultimo punto: è ben documentato e studiato che la retroilluminazione blu sui dispositivi interferisce con la nostra capacità di produrre melatonina, un ormone cruciale necessario per stabilire uno stato di calma favorevole al sonno. La linea di fondo è questa: nessuno di noi sta ricevendo alcuna forma di sonno ristoratore entro 1-2 ore dall’essere su un dispositivo.

Cosa significa? Significa che tu o tuo figlio potreste avere difficoltà a dormire entro due ore dall’aver messo giù il telefono, quindi “uscire” dal telefono alle 22:00 significa dormire male fino a mezzanotte.

Sai che l’adolescente medio viene svegliato 3-4 volte a notte con messaggi in arrivo? Se hai adolescenti abituati ad avere i loro telefoni nelle loro stanze, ci vorrà molta collaborazione, persuasione e stimoli (oserei anche molta creatività) per convincerli a rinunciare. Ma si spera, con un po’ di educazione, vedranno che non ha alcun senso negare a se stessi proprio ciò di cui hanno bisogno per crescere. A volte è importante mostrare loro le ricerche e gli studi a proposito, per convincerli.

Ovviamente non è il telefono in sé il problema, ma la nostra incapacità di staccarci da ciò che rappresenta e dobbiamo iniziare ad attuare delle strategie serie per gestire questa nostra debolezza.

Bisogna fare dei cambiamenti seri nella gestione della relazione che abbiamo con i nostri telefoni così da diventare esempio per i nostri figli per aiutarli a “funzionare” bene anche nel mondo reale. Ed evitare una popolazione di giovani stressati la cui autostima e valore sono molto bassi.

Sabrina Ciraolo

Autore: Sabrina Ciraolo

Sono nata a Roma nel 1972. Laureata in Storia dell’Arte, lavoro da vent'anni nella formazione a distanza, e da tredici svolgo attività di consulenza presso le agenzie dell’ONU con sede a Roma, FAO e WFP. Sono diventata coach nel 2015 e mi sono poi specializzata in coaching al femminile con Francesca Zampone, oltre a seguire i tanti workshop e corsi di Accademia. Sono in perenne formazione e aggiornamento. Sono madre di due figlie e il mondo della genitorialità e dell’adolescenza mi ha spinto verso il Parent Coaching, sul quale mi sto ulteriormente specializzando seguendo un corso di formazione specifico. Sono un’avida lettrice fin da piccola, ascolto musica appena mi sveglio al mattino, ma amo anche rintanarmi in un silenzio rigenerante. Sono cultrice della bellezza della natura e dell’arte, che credo sia l’unico modo per sfuggire alla rassegnazione. Sono diventata socia di Accademia perché credo di poter contribuire con il Parent coaching a costruire un percorso verso la felicità aiutando i genitori e gli adolescenti.

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