Prima della posa

 

La foto scattata subito dopo quella che apre questo post, e che non pubblichiamo, è quella in posa. Quella che il fotografo ha scattato dopo averci detto “E ora fate un’espressione naturale!”.

L’espressione naturale, ovviamente, è quella della foto scattata un istante prima.

Per chi non ci conoscesse, siamo le cinque socie di Accademia della Felicità (manca l’unico uomo, Paolo D’Alessandro, ma giuro che esiste!). Da sinistra a destra Sabrina Corsini, Francesca Zampone, la sottoscritta, Linda Gerlini e Francesca Saracino. Siamo persone molto diverse per formazione, personalità, interessi professionali. Eppure, in questa immagine ridiamo come delle pazze.

Questa foto è stata scattata durante l’Open Day, il 27 gennaio scorso. Chi ha partecipato a entrambe le giornate forse avrà notato una cosa, o almeno io l’ho notata: tutti gli interventi sono stati punteggiati da interruzioni e commenti pertinenti e divertiti. Non solo da parte del pubblico “esterno”, ma da parte delle altre socie che sedevano un po’ in disparte, per non sottrarre ai partecipanti la visuale migliore sullo speaker. Il clima che si è venuto via via a creare è stato sempre più allegro e direi quasi… goliardico, il che forse sarebbe disdicevole se fossimo una serissima business school, ma rappresenta un ottimo biglietto da visita se ti chiami Accademia della Felicità.

Nessuna definizione di Felicità prescinde dal concetto di “preponderanza delle emozioni positive rispetto a quelle negative”. Anche se il sorriso e la risata possono essere semplici strumenti di comunicazione, sfoghi di tensione o addirittura movimenti muscolari forzati, credo sia evidente che nessuna delle persone presenti in questa foto sta sorridendo perché qualcuno ha gridato “dite cheese!”.

Il tipo di sorriso che vedete nella foto è detto “di Duchenne”, e coinvolge sia i muscoli intorno alla bocca sia quelli intorno agli occhi. Viene percepito come genuino e attiva in chi lo indossa i meccanismi di produzione delle endorfine, anche detti “ormoni della felicità”.

Fin qui tutto bene. Ma come si arriva a una foto di gruppo in cui, spontaneamente, tutti ridono?

Pensate alle foto della vostra vita: classi scolastiche, gite aziendali, gruppi di volontariato… C’è sempre qualcuno col muso o col sorrisino tirato di circostanza. Spesso, ammetto, quel qualcuno ero io. Immagino che molti si riconosceranno nella frase “posso anche tacere tanto parla la mia faccia”… Io mi ci riconosco appieno.

Se ripenso a questo anno trascorso con l’attuale compagine societaria, non ho in mente solo momenti piacevoli. Quando lavori in una piccola società assorbi, talvolta in modo inconsapevole, anche i malumori che non c’entrano nulla con il lavoro. Come in tutti i gruppi si formano e sciolgono alleanze, le opinioni che si hanno gli uni degli altri tendono ad essere fluide e mutevoli. E poi ci sono, naturalmente, le vere e proprie divergenze e le piccole o grandi tensioni.

Riguardando più volte questa foto, io ci vedo il sollievo per aver superato nel corso di quest’anno molte criticità; la soddisfazione di essersi saputi rinnovare e una grande volontà di continuare a crescere insieme, parlando di tantissime cose diverse  – come siamo diverse noi – ma con un duplice obiettivo comune: essere felici e aiutare gli altri ad esserlo.

Sulla prima parte direi che la foto è abbastanza eloquente, per il resto vi invito a consultare il nostro calendario degli eventi qui e qui.

Autore: Irene Facci

Nata dalle parti di Mantova quando a Mantova c'erano solo zucche e zanzare, ho da sempre una grande passione per la leggerezza e quindi per i gatti, massimi esperti della materia. Sono un'inguaribile ottimista e penso che autoironia e humour siano strumenti imprescindibili di resistenza umana. Cerco di trasmettere tutto questo ai miei figli che, come tutti i bambini, tendono a prendere le cose molto sul serio. Nel 2017 è uscito il mio primo romanzo, Alla rivoluzione in tram, sono diventata Life & Career Coach e ho iniziato a collaborare con Accademia della Felicità.

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