Pimlico – Capitolo 32

Message In A Bottle
The Police 1979

“Certe persone – e io sono di quelle – odiano il lieto fine. Ci sentiamo frodati. Il dolore è la norma”
Vladimir Nabokov – Pnin

         Lo so che sono stato un deficiente, non ho nemmeno il coraggio di farmi più vedere in centro dopo il casino che ho combinato quella sera al bar; ma non potrò mica passare il resto della mia vita a pentirmi della cazzata che ho fatto? Che poi, non è stata una cazzata; per niente. È stato un grandissimo colpo di scena, di quelli fatti bene e con un bel pubblico. Non lo potevo sapere, ma le rare volte che esco qui si comincia a guardarmi con un senso di rispetto misto a timore che prima non c’era. Bella cosa questa, che funziona soprattutto nei pressi di quel wine bar, dove la mia figura ha assunto contorni speciali, quasi mitici. Pare che ora le donne mi trovino tenerissimo, e che il mio gesto volgarmente dettato dall’alcool e dalla stupidità per loro invece sia stato la suprema dimostrazione d’amore; insomma, tutte vorrebbero conoscere l’uomo che ha bloccato la notte per amore di una ragazzina. I ragazzi invece sono leggermente intimoriti dalla mia persona, mi credevano pacifico e poco incline a battagliare e questo nuovo aspetto della mia personalità li ha lasciati spiazzati. Non è raro che io trovi qualche aperitivo pagato le poche volte che mi avventuro – capo chino e passo spedito per la vergogna – in centro per spese o commissioni varie.

         Insomma, sono quasi una nuova celebrità per la parte di città che non mi trova ridicolo e orrendo. Proprio come Iggy Pop se ci penso bene. E tutto a causa di un calcio ad un tavolo, un paio di pugni ad un capellone e una notte all’ospedale. Siamo strani, vero? Se avessi scoperto la cura contro la sclerosi multipla nessuno mi avrebbe cagato di striscio. Sono passati 25 giorni da quella nottata epocale, quasi un mese nel quale ho cercato Monroe con lo sguardo in ogni anfratto: nei bar del centro, al Joy le due volte che mi sono convinto ad andarci, nelle facce dei miei amici, sperando di trovarci qualche segno. Ho sperato di trovare anche Banana pur di aver notizie, e giuro che l’avrei fermato. In cuor mio speravo che mi piombasse in casa a picchiarmi per aver dato scandalo. Nulla. Né un avvicinamento diretto, e nemmeno per interposta persona. Come darle torto? Io sono l’ubriacone che l’ha sputtanata davanti a mezza provincia, checchè mi si trovi tenero per il gesto. Dubito dunque che avrà voglia di rivedermi, ma io ci riprovo, con una faccia tosta olimpica, la consapevolezza di non aver più nulla da perdere e la convinzione dettata dal forte sentimento che dice di provare per me.

         Prendo il telefonino.

         °”We don’t talk about love, we only want to get drunk”. Ciao

         Non un cenno di risposta. Prevedibile, ma non demordo, riprovo dopo venti minuti.

         °”And I’ve got 1-2-3-4-5 senses working overtime…”

         Passano due minuti e mi si illumina il display. Agganciata.

         *Stammi lontano. Devo andare.

         °Spiegati meglio. Andare dove? PS- Come stai?

         *Che razza di faccia tosta hai per rifarti vivo? Vaffanculo!

         °Non si tratta di aver faccia tosta, si tratta di aver palle.

         *Q.sto lo pensi tu e la tua arroganza. Non disturbarmi MAI più.

         °Come stai?

         *BBBAAASSSTTTAAA! Vergognati. Imbecille e alcolizzato.

         °Evita di rispondere. Come stai? Dove devi andare?

         *Insomma, che cazzo vuoi?

         °Sapere come te la passi.

         *Xchè occupi il tuo tempo scrivendo messaggini inutili al tel.?

         °E tu xchè occupi il tuo x rispondermi? Dove stai andando?

         *Vuoi la guerra? No, dimmi…Vuoi la guerra?

         °Siamo già in guerra, mi sembra di aver capito. Come stai?

         *Bene fino a q.che manciata di min. fa. Tu?

         °Oh, bene! Un pò di garze e q.che livido. Grazie. Dove vai?

         *Uhm. Mi fa piacere, te lo sei meritato. Sono occupata, ci sentiamo.

         °Dove cazzo devi andare? Dove 6 adesso?

         Nessuna risposta. Interrotte le comunicazioni e i rapporti diplomatici. 1/2 ora dopo ci riprovo.

         °6 ancora dov’eri prima e non volevi farmelo sapere?

         Nessuna risposta.

         °Allora se non rispondi vuol dire che 6 andata via?

         Buio Pesto.

         °Tanto non mollo, devo farmi mettere il rivelatore satellitare?

         *Ma insomma, cosa vuoi ancora? È finita. Punto.

         °Non dovevamo sentirci…Prima o poi?

         *Non lo stiamo forse facendo?

         °Quindi amici come prima, vero?

         *Ti saluto. Ho da fare.

         °Adieu mia concubina. Salutami Umbe.

         *Vaffanculo! S*T*R*O*N*Z*O!!

         Verso sera…

         °Xchè non la finiamo definitivamente, in un modo o nell’altro?

         *Xchè non mi lasci stare? È già finita, come devo dirtelo?

         °Xchè non ammetti che anche tu non vuoi che finisca?

         *Xchè non la smetti di farmi spendere soldi in messaggi?

         °Come vuoi. Se lo vuoi. Ma lo vuoi?

         Ultimamente mi diverto un sacco a spedire i messaggi con il telefono cellulare, eviti l’imbarazzo delle conversazioni, e il breve scambio di battute di poc’anzi ne è un fulgido esempio, in più risparmi un fottìo di soldi, anche se non sembra. Puoi fissare appuntamenti, disdire impegni, mandare brevi saluti, nasconderti dietro un dito. Sto usando questa tecnica per riagganciare Monroe. Anche se non capisco perché debba sempre essere io quello che si muove per primo. Questione di carattere, credo; o anche del fatto che io ho combinato tutto quel casino. Il fatto è che non cavo un ragno dal buco. Riprovo a notte fonda.

         °Dove 6? 6 sveglia? Ti va di venire a far shopping il prox w.e.?

         *Sono sveglia sì, ma vorrei dormire. Buona notte.

         °6 con Umbe?

         *Sì.

         °!!!…Auguri allora. Di cuore. Meglio così, addio.

         *Scemo! Da quando mi porto i maschi in casa di notte? Che cretino!

         Ri-agganciata. Ci siamo, quando ha avuto davvero paura che mollassi la presa si è ammorbidita.

         °Mi accompagni a comperare un po’ di roba da vestire sab.?

         *Sono occupata. Anche se non lo sono.

         °Che sarcasmo. Tutto il giorno?

         *SiSiSiSiSiSiSi.

         °Allora usciamo a cena sab. sera. Splendida idea, non trovi?

         *Non trovo.

         °Domenica potrebbe essere un giorno che ti induce al buonumore?

         Mi piace questo gioco. Perché è un gioco, vero?

         *Dom. esco con Umberto.

         °Esci davvero con lui?

         *No…basta, ti prego. Ogni volta ci ricasco. Perché????

         °Forse xchè sono un individuo straordinario?

         *Lasciami dormire.

         °The ghosts of my life blow wilder than before – Japan

         *Un’altra delle tua massime filosofico-musicali?

         °Buonanotte piccola Patsy Kensit.

         Funziona, sembra. Ma non mi va di finire la nottata così; domani potrebbe ripensarci. Ultimo messaggio, dai.

         °Stai dormendo?

         *Che cosa vuoi ancora? Sei peggio di un incubo ai crauti.

         °Volevo sapere se stavi dormendo o pensando.

         *A causa dei tuoi msg non riesco a fare nessuna delle 2 cose.

         °Mi vesto e vengo da te, tra 10 minuti sono sotto casa tua.

         *Nemmeno X idea. Scordatelo.

         °Xchè?

         *Non ho nessuna intenzione di incontrarti o soltanto vederti.

         °Hai paura?

         *Smettila di fare lo stronzo, non hai un minimo di sensibilità.

         °I am the resurrection – The Stone Roses

         *No. Tu 6 soltanto una carogna che mi ha distrutto gli ultimi 8 mesi.

         °Non pretendo che tu esca. Sappi solo che tra 10 minuti sarò da te.

         Domani al lavoro sarò uno straccio, ma chi se ne frega. Ho dormito un paio d’ore questo pomeriggio, di ritorno dall’ufficio, e se tutto va bene non passerò nemmeno da casa domattina. Il silenzio delle tre di notte di un infrasettimanale è quasi irreale; non c’è anima viva per la città, ma la luce della sua camera è ancora accesa. Fermo la macchina sotto gli alberi all’altro lato della strada rispetto al suo cancello. Autoradio ai minimi storici e sigaretta tra le labbra. Ci ho messo un po’ più dei dieci minuti promessi, ma ne ho approfittato per farmi una doccia.

         L’umido della notte farebbe sudare chiunque, a maggior ragione sta facendo sudare me che odio il caldo con tutte le mie forze. La luce è ancora accesa, ma mi è sembrato di vedere un’ombra dare un’occhiata giù in strada. Per me viene. Sensazione che si fa certezza una ventina di minuti dopo, quando sento scattare le serratura del cancello. Appare radiosa in maglietta e pantaloncini corti e fa brillare la notte di una luce irreale. Mi sembra più bella di quando l’avevo lasciata, quella sera, durante la rissa al saloon.

         “Ciao, sei bellissima”

         “Ciao, tu no invece. Hai ancora il labbro tumefatto e quei cerotti. Non un bel vedere. Ma tu non sei mai stato un bel vedere, soprattutto dentro. Chissà cos’ho trovato in te per arrivare a ridurmi così”

         “Bel modo di esordire, sali”

         “Perché sei venuto?”

         “Perché ne avevo voglia. E tu, perché sei scesa?”

         “Perché non ne avevo voglia”

         “Uhmm…Ho capito…”

         “No”

         “No cosa?”

         “No, non hai capito”

         “E tu da cosa l’hai capito che non ho capito?”

         “Smettila. Cosa vuoi?”

         “Parlare”

         “Di cosa?”

         “Boh, di qualcosa. Di noi. Di noi tre”

         “Il terzo sarebbe Umberto, immagino”

         “Ovvio”

         Scendono due minuti di completo, irreale silenzio. Un silenzio filamentoso come lo zucchero filato, o le mele caramellate delle fiere. Boccate di nicotina. Poi Monroe produce uno dei suoi epocali lunghi respiri, nel quale il suo seno acquista almeno un altro paio di misure e io ho una improvvisa totale erezione, prima di lanciare il dardo acuminato.

         “OK. Parliamo pure di noi quattro.”

         “Noi quattro in che senso?”

         “Io, tu, Umbe e la tua ex”

         “Cosa c’entra la mia ex adesso?”

         Cosa c’entra la mia ex adesso? Perché dissotterra lunghe, vecchie ferite di guerra? Cosa c’è?

         “Te lo spiego subito, e una volta per tutte. Ho sempre avuto il sospetto che tu non l’avessi completamente dimenticata. Bene, ho avuto la certezza quella sera, quando ho osservato i vostri sguardi. Tu ne sei ancora innamorato. Completamente innamorato. Non ne esci se non mi rispondi. Giuro che non ne esci. Adesso sei costretto ad affrontare la realtà”.

         Vero?

         “Non ho voglia di parlarne”.

         Ti ho già risposto piccola bambina, l’hai capito. L’ho capito.

         “Ma questa volta lo devi fare. Mi fa più male tutta questa incertezza che mi sono sempre portata dietro rispetto a tutto quel casino da bambino deficiente che hai combinato quella sera. Dimmelo, e dimmelo guardandomi negli occhi.”

         Non è truccata, ed è faticoso affrontare il suo sguardo umido.

         “Non…so”

         “Dimmelo, stavolta me lo devi dire. Mi spetta saperlo prima di prendere altre decisioni che potrebbero rovinarmi ancora di più la vita”

         “Non so se la amo ancora. Non so se sono innamorato di lei.”

         Non so se sia la verità, ma credo fermamente che sia così. O una cosa simile.

         “Però, sii sincero, sai che non sei innamorato di me. Mi vuoi bene, ti piace scopare con me. Ma l’amore è una cosa diversa, vero?”

         Capitolo, abbasso la testa, Sconfitto. È intelligente, mi ama, e non è giusto che io la prenda in giro come un bifolco lampadato qualsiasi. È tempo che io prenda in mano il fardello delle mie responsabilità; è tempo di crescere, di affrontare tutto, senza paura di farsi male. Apro gli occhi. I suoi sono umidi. Lei continua.

         “Non aver paura, l’ho messo in preventivo ormai da qualche mese. Da quel giorno che l’ho incontrata a casa tua. Ti sentivo scorrere sotto la pelle il tremolio e l’ebbrezza. Non ho detto niente perché volevo credere a un inutile ritorno di fiamma. Dovevo parlare allora. Non mi ami, vero? E se lei tornasse non ci penseresti un momento a correrle incontro. È così?”

         Che cazzo posso dirle?

         “Rispondi, è così?” si asciuga nervosamente le palpebre con il palmo della mano.

         È calmissima, mi fa paura. Se la deve essere preparata da tempo questa uscita; non deve essere stato facile restarmi accanto con questa Spada di Damocle sulla testa. Aveva capito tutto da tempo, non si nasconde nulla a una donna innamorata; nemmeno quello che non si è ancora capito. Inutile rincorrerle, sono sempre una spanna più avanti.

         “Credo di sì. Ma penso solo di crederlo, non sono sicuro” Ho perso.

         “Cosa significa credo?”

         “Che non sono sicuro, ma ho la sensazione che sia così”

         “E allora perché vieni alle tre di notte sotto casa mia?”

         “Oh Cristo. Perché devo sempre avere una spiegazione a tutto? Volevo vederti, è da tanto che non ti vedo…”

         “Te lo spiego io il perché, e anche questo perché te lo spiego una volta per tutte: tu sei venuto solo per far sesso, vero?”

         Dio, da dove viene? Da Marte? Ormai che ci siamo facciamo gli onesti fino alla fine. Glielo devo, ha ragione.

         “Non…Non solo”

         “Ok, non solo. Principalmente per far sesso. Va bene così?”

         Respiro. Confesso. “Si. È vero. Ma non ridurre tutto in questi termini, è così in linea di massima. Scusa”.

         “Non ti devi scusare. Non stai facendo tutto questo apposta. Non hai malizia. So che hai provato a innamorarti di me. So che le hai tentate tutte. So che a letto ti faccio impazzire come nessun’altra. So però anche che non posso competere con lei. Perlomeno finché tu impedirai a tutte di provare a competere con lei. In un certo senso mi sono sentita lusingata quando hai fatto tutto quel pandemonio per me quella sera; nonostante tutto a noi donne piace che un uomo sia disposto a combinare dei casini allucinanti, credevo fosse un segnale per farmi capire quanto tenevi a me; invece ho capito che ti da solo fastidio sapere che c’è Umbe. Mi vorresti in una torre dorata, pronta a soddisfare le tue brame nei rari momenti in cui ti concedi…Ma…ma ho sempre davanti agli occhi lo sguardo che vi siete lanciati. Una donna le capisce certe cose. Tu non ti sei nemmeno accorto del vostro sguardo, vero?”.

         Inutile rispondere. Non mi ricordo nessuno sguardo. Perché mentire e arrampicarsi sugli specchi?

         “Cosa vuoi dire, che siamo alla resa dei conti finale?”

         “Credo proprio di sì. Non mi va di farti da traghetto finché lei si farà trovare sull’altra riva”

         “Se fossi sicuro che va a finire così, beh…Allora ti capirei”

         “Andrà a finire così. O in maniera simile. Di sicuro tu non ti potrai mai innamorare di nessun’altra finché non passerai l’ostacolo. Tu non vuoi innamorarti. Cristo che spossante è stato cercare di afferrarti, vivere questa relazione sull’ottovolante, questo prendere e lasciare degli ultimi mesi. Sei inafferrabile, una scheggia impazzita che spezzerà il cuore ad altre persone come ha fatto con me”.

         “Mi dai un bacio?”

         “Non posso, non voglio, non ne ho la forza, non ci penso nemmeno, se lo faccio ci ricasco. Ho enormi difficoltà a starti lontano, ma non voglio più vederti. Ho aspettato a lungo prima di farti le domande di stanotte, ho aspettato per rimanere nel dubbio e poter avere le briciole che mi davi. Non voglio più farlo. O ti possiedo interamente o niente. Se mi avessi mentito mi sarei aggrappata anche alla menzogna. Sei stato onesto e ti ringrazio. Ma non voglio più vederti. Anche se impazzisco all’idea di saperti al Joy con altre donne o con lei.”

         “È la verità? Oppure c’è dell’altro?”

         “Cosa vuoi dire?”

         “Non è che me la stai menando perché ti sei innamorata di Umbe?” Non sto mai zitto io, dovrebbero gettarmi piombo fuso sulla lingua per evitarmi ulteriori uscite idiote.

         “Nemmeno in questi momenti mi credi? Che cazzo me ne frega di Umbe? Porca troia. Non farmi essere cattiva. Mi fai paranoie assurde su Umbe quando sei tu a non essere innamorato. Capisci. Capisci!”

         Capisco.

         “Capisco. Storia chiusa, dunque? Vuoi indietro le tue cose?” Freddo, compassato, distaccato, gentile. Nessun movimento dei muscoli facciali; potrei girarmi e chiedere un Crodino o sfogliare la Gazzetta dello Sport fino alla pagina dell’equitazione senza fare una piega e lasciar trasparire nulla.

         “No. Anzi, posso chiederti di lasciarmi le tue? I maglioni che ho a casa, le cassette…”

         “Certo. Io ho i tuoi trucchi a casa, vuoi passare a riprenderli?”

         “No. Gettali, usali. Fai quel che vuoi, non me ne importa. Sono solo degli stupidissimi trucchi. Tra noi i trucchi non servono più”

         “Potrò telefonarti qualche volta? O invitarti a cena?”

         “No. Non voglio avere più niente a che fare con te. Devo farti sparire, altrimenti mi troverò nella situazione che stai vivendo tu adesso. E poi, non essere ridicolo, se lei torna non ti ricorderai nemmeno il mio nome” si blocca, quasi stesse pensando se continuare o chiudere tutto qui, poi riprende, con voce smorzata “in ogni caso tolgo le castagne dal fuoco a tutti, ho fatto domanda per l’Erasmus qualche settimana fa. Me ne vado per un anno, così i miei si tolgono il problema di avermi in casa, mia madre sarà felicissima di sborsare il necessario affinché io non ti veda più e io ti resto lontana, senza aver tentazioni di rivederti. Come vedi se parto, tutti sono felici. Io per prima, forse” è amara, mentre lo dice. Ed è una notizia che sa di spillo sul costato, e che fa più male di quanto io voglia ammettere. Se ne va, emigra per starmi lontano, non potrò decidere di vederla nemmeno di nascosto. Fa male, questa cosa.

         “Quando parti?”

         “La prima settimana di Ottobre”

         “E dove vai a studiare per un anno?”

         “Avevo chiesto se era possibile la Norvegia, invece andrò in Francia”

         Che schifo, la Francia! Non c’era nessun’altra nazione disponibile? Proprio in un paese morto e per vecchi doveva capitare? Un paese dove tutti parlano come coiffeur finocchi? Un paese che ha dato i natali a Michel Platini? Che schifo.

         “E se io volessi farti gli auguri per il compleanno, per Natale, o solo sentire come stai?”

         “No. Io devo chiudere completamente con te, e un anno penso e spero che possa bastare per vederti nella giusta luce”

         “E quale sarebbe questa giusta luce?” lo chiedo così, tanto per sapere. Lei mica deve vedere che dentro mi sto disgregando. Sono forte, io.

         “Quella del grande amore, dell’amore che avrebbe potuto essere con la A maiuscola, se non fosse stato incompleto e troppo problematico. Se non fosse stato sommerso dai se. Tranquillo, tra qualche anno mi farò delle risate, ripensando a questi mesi”

         Ah, grazie. Perfetto. Il clown sotto le coperte, l’uomo che faceva ridere i polli. Tra qualche anno sarò lo zimbello di tutte le madri danarose che accompagneranno i figli all’asilo con la Maserati del marito imprenditore. Prospettiva fantastica.

         “Davvero?”

         “Davvero cosa, se tutto questo tra qualche anno mi farà sorridere? Sì, credo di sì. In senso buono, tra qualche anno mi farai sorridere. Sarà un ricordo comunque tenero, una volta metabolizzato”

         “E fino ad Ottobre cosa farai? Girerai con Umbe, vero?”

         “Sì. Purtroppo sì. Purtroppo sarò costretta ad approfittare di lui. Lui, Gloria e le mie amiche. Non ho nessun altro. Farò di tutto per provare a cancellarti con lui. Sparisci dalla mia vita, fatti odiare. Sposati un’altra volta. Fai qualcosa. Ma non venirmi più vicino. Non credere che io sia così indifesa senza te. Non permettermi di pensarlo. So badare a me stessa. Riuscivo a badare anche a te qualche volta. Grazie per le cassette che mi hai fatto”. Apre la porta, esce; poi ci ripensa e riapre quel tanto che basta per sibilare un “Ti amo” che sa di appiccicaticcio e caldo come la nottata che sta vivendo.

         Sbatte la portiera della macchina. Quattro meno cinque. Singhiozzi nell’afa della notte. Inebetito la sento piangere fino al cancello. Non mi ha dato nemmeno la possibilità di replicare, non credo comunque ce ne fosse stato bisogno. Ne avevo preparato altre tre di cassette.

         Credo proprio che questa volta non ci sia possibilità d’appello. Tolgo il nastro dall’autoradio che langue con i Puressence su un lato e gli House of Love sull’altro; scendo dall’auto e la incastro sulle inferriate del suo principesco cancello, sperando che la sguattera o Danny non la facciano sparire. La messa è finita, andate in pace. Vaffanculo. È stata una cosa veloce, indolore, ovattata.

         Finisce di colpo, così come di colpo era cominciata. Finisce in strada, di notte, in prossimità di ferragosto, con la città deserta. Accendo la macchina, una sigaretta, apro completamente i finestrini e cerco un bar aperto per farmi un caffè assieme a quelli che aiutano la città a svegliarsi. E così è finita; e un po’ me ne dispiace. Un po’ di schiuma, grazie. Forse mi dispiace un po’ più di un po’. È vero, non ne sarò stato innamorato, ma era come se fosse stata una figlia, una bambina che mi accendeva i sensi, una donna strepitosa. Un corpo al napalm, una mente brillante. Me lo faccia lungo per favore. Ma non sono riuscito a innamorarmi, e non per colpa sua. Lei non ha nessuna responsabilità se non quella di essere caduta in mezzo ad una storia assurda con un problematico come me. Se non me l’avesse sbattuto in faccia stanotte probabilmente l’avrei fatta soffrire ancora per mesi, senza cambiare il corso delle cose. Ha le palle quadre. Non voglio non vederla più, ma lo devo fare. E allora tornerò al mio bar, a quel che resta della nutrita compagnia di avvinazzati di qualche mese fa, al Joy, alle scorribande sulla riviera, a tutte le tettorute Clelie del mondo, ai miei viaggi solitari, agli occhiali scuri il sabato mattina mentre mi reco all’edicola, a Lino, al New Musical Express, alla mia casa vuota, alle mie fette di pizza, a Rubens Staffilococco attaccato alla cornetta, ai miei week end in centro, alla mia voglia di passare parecchio tempo da solo. La lascerò in pace; non voglio più approfittarne, perché è questo quello che ho fatto seppur inconsciamente. La lascerò in pace, sparirò dalla sua vita, cercherò di ricucirle io le ferite. Da lontano. Ma prima di sparire le voglio mandare l’ultimo messaggio cifrato della nostra relazione. E lo voglio fare in mezzo alla strada vuota, con lo sguardo rivolto alle stelle. Nei brividi del mattino, con un’uscita di scena degna di Top Of The Pops. È sveglia, lo so.

         Capirà.

         °my favourite thing has gone away, and I know it won’t be easy now, but I’ll manage somehow.

         Chissà che fine avrà fatto Johnny Dean.

 

FINE

Un consiglio:

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/42120/pimlico/

Tre Parole:

“Tale è la forza dell’abitudine che ci si abitua perfino a vivere” (Gesualdo Bufalino)
“Come una formica solitaria da un formicaio spaccato dal naufragio dell’Europa, ego scriptor” (Ezra Pound)
“Volevo ricordarti che l’amore è rimanere e non sparire per vedere se uno poi ci tiene” (Charles Bukowski)

Dieci suoni:

The Adicts, Sound Of Music 1982
Jane Pow, State 1990
King Of The Slums, Dandelions 1989
Gaye Bikers On Acid, Drill Your Own Hole 1987
Husker Du, Candy Apple Grey 1986
Stereo Total, Discotheque 2006
Blancmange, Happy Families 1982
John Lydon, Psycho’s Path 1997
Air Miami, Me Me Me 1995
B.E.F., Music Of Quality… Vol.1 1982

 

Autore: Michele Benetello

Ex un po’ di tutto, vivo da participio passato in mezzo a un gruppo funzionale costituito da due atomi di carbonio legati tra loro con un doppio legame, e tre atomi di idrogeno derivato dall’etene (etilene) per perdita di un idrogeno. Si chiama vinile. Mi piacciono le conchiglie, i cani, l’inverno e Cindy Crawford. Se rinasco vorrei essere Johnny Dean nell’esatto istante in cui indossa la giacca da ussaro a Top of The Pops. Per ora mi accontento.

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