Pimlico – Capitolo 9

[Se vi siete persi i primi capitoli del romanzo di Michele Benetello, in fondo al post trovate i link alle puntate precedenti]

 

Una Vecchia Romagna, un caffè doppio a testa e vari scambi di dna dopo mi ritrovo tra le lenzuola spiegazzate incapace di dormire. Notte serafica ed intensa, passata con il volume dell’impianto stereo sulla tacca uno a sussurrarci parole felici. Una pausa alle prime luci dell’alba, con un’uscita frettolosa per fare colazione in autostrada prima di ritornare a letto esausti. All’autogrill abbiamo incontrato anche un un paio di macchinate di amici di ritorno da chissà quale sbornia, mi hanno guardato con un sorriso, non ha voluto essere presentata a nessuno. L’ho presentata a tutti. Ha pagato lei. Considerato che poi abbiamo perso circa 15 minuti per scegliere una colonna sonora adatta ai nostri atti eroici ed erotici, per la cronaca la raccolta Headz – dopo intense discussioni (lei voleva Robbie Williams, io Erotica di Madonna) – che dura parecchio (certo più di me) ed è afrodisiaca, non è che sia stata una cosa da lasciare il segno a livello tecnico. Almeno credo. E voglio convincermi che non abbia finto l’orgasmo. Sarebbe oltremodo traumatico. Esordire con un “spero di non averti deluso, dopo mia moglie sei la prima donna con la quale vado a letto da oltre dodici anni” non è un bel biglietto da visita, passi per una sorta di Sai Baba dei reietti; ma anche una risposta tipo “tu sei il terzo che riesce a portarmi a letto in quattro anni” è una piallata niente male. Quasi quasi avrei voglia di chiedere pareri in merito, ma mi piace vederla dormire e mi piace vedermi pensare. Cioè, sono a qualche dozzina di mesi dal mezzo secolo e riesco, dopo innumerevoli piaghe dalla difficile cicatrizzazione, a portarmi a letto una ventenne sulla quale i suoi coetanei sbavano, come faccio a non essere fiero di me, una tantum? Mi alzo in silenzio, prendo un pennarello indelebile e le scrivo sul seno Monroe. Non si sveglia. Ne approfitto per baciarle l’ombelico. Profuma di agrumi e continua a dormire.

Quasi le sette, tanto vale non addormentarsi nemmeno, non voglio perdere un’oncia dell’intensità di questo mattino, erano anni che non mi capitava una cosa così intensa nella sua folgorante novità, voglio godermi appieno questo sapore dimenticato. E poi piove e mi sento strano e vicino a quel limbo, a quella terra di nessuno che intercorre tra l’attrazione fisica, il desiderio puro e semplice e l’innamoramento – e nemmeno vergognarsi del casino che c’è in casa. Mica è sporco qui, anzi per essere un problematico single me la cavo piuttosto bene; pulisco il bagno a intervalli regolari, mi faccio la spesa (quando non mando Luigi) e spesso anche il bucato. E’ solo la confusione che regna sovrana e le tende dello studio che puzzano di nicotina. Ma io trovo decisamente vissuto il puzzo della nicotina sulle tende, mi fa tornare in mente non so nemmeno io cosa, forse quando mi nascondevo dietro l’altare della gotica chiesetta fuori città dove andavo a fumare con i peggiori teppisti delle scuole medie.
si sveglia e mi piazza un bacio rumorosissimo su ciò che si intravede della barba mentre le lancette dell’orologio sulla parete copulano una sopra l’altra in prossimità del pomeriggio.
c’è una parvenza di imbarazzo, una sottile lamina di nylon che stamani ci mostra le cose in maniera leggermente differente rispetto solo a poche ore fa. Non so, probabilmente convenzioni e convinzioni, blocchi psicologici, remore morali, passati traumatici, differenza d’età…tutto influisce. Anche l’homunculus che si è chiuso in casa. Non voglio dire che non mi piaccia più, o che ho voluto portarla a casa solo per del sesso; non sono un tipo così squallido, diciamo non così completamente squallido. E’ che…Come posso dire? Due scampati ad un naufragio. Mi sembra diversa, ma non fisicamente, è una sorta di che diavolo ci facciamo noi, qui?.

“è stato tutto ok, giuro. E ti ringrazio”

Silenzio. Fa freddo ma non dovrebbe, vista la stagione. Chi ricomincia a parlare, ora?
“E’ che…” la interrompo subito prima che mi inabissi con centinaia di parole. “Lo so. E’ che anche per me, cosa credi?”
“Mi sento stupida, stupida e inutile. Anche un po’ troia, se devo dirla tutta”
“Ti sembra di aver fatto una scelta affrettata, magari aiutata dall’alcool ingerito; non mi vedi più sotto la stessa luce di ieri sera…Ti sembro, come dire, un pò offuscato, sfumato, sgualcito ai bordi, blah blah blah.”
“Più o meno, ma non riguarda la tua persona, non direttamente almeno. Ho qualche senso di colpa; non vorrei che tu pensassi che io sia una di quelle che passano i fine settimana facendosi sbattere a destra e a manca. Se ci ripenso mi sono comportata come un’oca, un’oca volgare. Io non ti conosco, ti osservo da tempo ma non ti conosco. Potresti essere un figlio di puttana cosmico, potresti aver messo delle telecamere, fatto delle foto, o più semplicemente potresti darmi un calcio in culo tra un paio d’ore e andarti a vantare di me con gli amici. Potresti anche solo pensare di aver trombato una gran troia. Magari adesso, dopo la storia che hai avuto, vuoi vendicarti delle donne; sarebbe un classico, e ci sarei caduta come una sedicenne”.
Mi giro, mettendomi a culo in su, perché certe cose vanno dette con il culo in su più che con le mani allacciate dietro la nuca “Hai finito di recitare il mea culpa? Bene, parlo io. Questo è un rischio che hai voluto correre, che magari ti ha fatto correre il tuo cuore, spingendoti in questa direzione. Ma ti dirò una cosa, e spero che tu voglia credermi: io sono un gentiluomo, in guisa di nerd, completamente sbagliato e fatto a modo mio ma un gentiluomo; posso assicurarti che questa non è la solita storiella di una notte come quelle che si possono raccattare in qualche locale, lo sappiamo entrambi. Io, per avvicinarmi a una donna devo provare qualcosa, e quel qualcosa ho sempre cercato di portarlo avanti, fosse solo per tre settimane. Nel tuo caso: mi piaci e, allo stato attuale delle cose, non so come progredirà”. Allo stato attuale delle cose non so SE progredirà.
“E poi…” continuo per sdrammatizzare “anche tu avresti potuto sgozzarmi nel sonno e fottermi la collezione di dischi… Ora sloggia che mi faccio una sana dormita in solitaria” si percepisce nitidamente dell’ironia, molto meno nitidamente il fondo di verità che mi fa scherzare su questa cosa.
“Scemo”
“Vado a preparare il miglior caffè della tua ancor giovine vita. Aspettami qui.”

Capatina allo stereo (lettore compact Pioneer, piastra Aiwa, amplificatore Technics e piatto professionale Technics SL1210-MK2), i Velvet Underground a solleticare questa domenica mattina dove oltre alla pioggia anche delle brutte nubi stanno cominciando ad addensarsi. Sunday Morning, ovvio.
I dieci dischi che mi hanno cambiato la vita? Li posso scorgere anche dall’angolo tra camera e studio, hanno tutti delle copertine colorate.

The Ramones – Road To Ruin
The Associates – Sulk
Danse Society – Heaven Is Waiting
Manic Street Preachers – Everything Must Go
Clock DVA – Buried Dreams
Pulp – Different Class
Simple Minds – New Gold Dream (81-82-83-84)
Magazine – The Correct Use Of Soap
Sparks – Kimono My House
Joy Division – Unknown Pleasures

Ricordo la prima volta che sono entrato dentro a una donna, avevo messo sul piatto 17 Seconds dei Cure. Play For Today per l’esattezza. Dev’essere stato il giugno di quell’anno nel quale impazzavano in classifica gli Ironhorse. Che poi, tutte queste storie dei titoli, dei rimandi, delle coincidenze, mi perseguitano da sempre; magari è una cosa inconscia, un fatto emozionale. Quella volta ci rimasi molto male, lei – adolescente inquieta ed esperta, sicuramente più di me ma non come Sendero Luminoso – qualche giorno dopo mi fece sapere, tramite interposta persona, che non considerava un vero rapporto sessuale quello che avevamo avuto. Nemmeno io, io mi ero limitato a entrare dentro di lei in avanscoperta, per vedere se oltre Scilla e Cariddi c’era davvero ‘sto Paradiso Terrestre come andavano millantando i miei coetanei più esperti. Non serviva mettere nei libri di storia che ero un impedito. Poteva venire a casa mia e dare fuoco ai miei dischi dell’epoca (visto che erano in minor quantità avevano un valore affettivo maggiore), mi avrebbe fatto meno male. Ho perso anni poi, per riuscire a ricucire questo piccolo trauma, ma mi sono auto assolto chiedendo in giro – un piccolo censimento – quando si può considerare tale una scopata. Risultato: le donne hanno bisogno che ci sia fisicamente l’orgasmo maschile, altrimenti non omologano il risultato (è come se in atletica avessi il vento troppo a favore); devi far loro vedere che, in pratica, paghi le tasse. Agli uomini basta riuscire a inserirlo, una volta che hanno il piede sulla porta sono già in casa. Mettono subito una tacca sotto la voce Yuh-uh!. File under fucked. Vidimato, approvato e archiviato. Caffè in ebollizione.
“Che è ‘sta roba da vecchi tossici? Non l’hanno usata anche per una pubblicità questa canzone?”
Quando la squinzietta è nata, la brodaglia da vecchi tossici era uscita da quasi vent’anni. Non le ho chiesto l’età per paura, ma dico ventidue, e mi prende una sorta di panico per avermi scalfito Christa Paffgen e i Velvet Undergound.
“Dovrei scaraventarti giù dal pianerottolo per una simile affermazione” Lo dico con un sorriso ma una parte di me lo pensa veramente.
Piuttosto farei un test a tutte le donne con le quali potrei instaurare una relazione, giusto per non trovarmi sgradite sorprese per casa o al ristorante: fanatiche di softball, tifose della Juventus, monarchiche, cubiste, appassionate di Parigi, impiegate di banca, studentesse dell’accademia, pittrici eccentriche, amanti di auto e/o moto. Una cosetta semplice semplice. Una sorta di Rorschach Test con domande tipo:
– Qual è la formazione dei New Order?
– Chi ha scritto Marci, Sporchi e Imbecilli?
– Recitami almeno trenta secondi di Motorcycle Emptiness
– Di che nazionalità erano i Sugarcubes?
– Chi è il regista di Eraserhead?
– Qual’è il vero nome di Gary Numan?
– Mi sai citare almeno un’aforisma di Wilde?
Robe così, insomma, anche se so benissimo che ne ha già trattato ampiamente Nick Hornby, ma non vorrò mica castrarmi perché qualcuno a duemila chilometri di distanza la pensa come me, giusto? Non le reggo mica le donne che disprezzano o al massimo tollerano il rock and roll e derivati. Non ci devono scherzare sopra. Non lo permetto. Proprio no. Anche perchè tra una donna ed l’intera discografia dei Magazine scelgo quest’ultima senza indugio alcuno. Quindi quando dico che la scaraventerei giù dal pianerottolo scherzo sì, ma non completamente.

“Sai che non lo farai tesoro, perchè non ti ho fatto storie mentre armeggiavi con il preservativo come fosse un Uzi carico, e in cuor tuo me ne sei grato. Vero?”
Questo è un allarme rosso, pericoloso quanto gli UFO in avvicinamento alla base S.H.A.D.O. in quei meravigliosi telefilm che passavano su TeleCapodistria. Portare dunque la conversazione su binari meno scottanti e da oggi ringraziare sempre dominiddio per non avermi fatto trovare preservativi scaduti nel comodino. Ci pensa lei prima che io abbia il tempo di inventarmi qualcosa: “posso chiederti perché tieni una vecchia agenda del 1977 grossa come un elenco del telefono ai piedi del letto? Non voglio sbirciarla, ma a che ti serve? Dai i voti alle conquiste?”
Porca Eva, lo sapevo che prima di portare a casa qualunque donna avrei dovuto far sparire un bel po’ di cose imbarazzanti o semplicemente incomprensibili al loro cervelletto piumato. Questa cosa è molto imbarazzante. Molto molto. Più più. Tanto tanto. Sì sì. Parecchio.
“Ehm, no…magari, me ne vergognerei meno, credimi”, si mette carponi sul letto con una faccia tra lo sbigottito e il curioso “posso insistere? Mi hai incuriosito, cosa fai, ti scrivi il diario delle serate tristi e solitarie? Hai ricette di cucina? Sonetti erotici? Poesie da Passero Solitario? Dimmelo, giuro che non rido”.
“Giura sulla testa di tutta la tua famiglia!”
“Signore Iddio! Cosa ci sarà mai lì dentro?”
“Niente. Lo sai, vero, che ora sarò costretto a sopprimerti” annaspo come un adolescente scoperto con le riviste porno, non so più come cavarmi d’impiccio. La mia agenda segreta, il mio ventennale almanacco della musica; la mia Hall Of Fame dove ogni pagina ha un ricordo, ogni brano mi riporta ad un particolare giorno o ad una particolare ricorrenza. E’ il mio hard disk cartaceo, una cosa che solo Kornelia Ender conosceva e tollerava senza sghignazzare, pagine e pagine scritte fitte fitte in corpo nove, con centinaia di post-it, bigliettini, aggiunte, cancellature, rimandi, segnalibri. Finanche disegnetti e bocconi di frasi. Mezza vita davvero vissuta, lì dentro. La mezza da buttare, forse.
“Ah ah ah! Dai, dimmi cos’è”
Ok, dille cos’è e falla finita una volta per tutte, altrimenti andrà avanti per ore.

“Ehm…Lavoro”
“Lavoro? Ti porti a casa il lavoro? Anche se non ho ancora ben capito che lavoro fai, non mi sembri comunque il tipo. Certo che sei strano forte tu”
“Piano, è un lavoro che coltivo da anni, un hobby che è tracimato ed è diventato un secondo lavoro…questa ne è una parte”. “Figo, m’incuriosisce…cos’è, allora? Ha a che vedere con la tua passione immagino”.
“Sì, insomma…Hai giurato di non ridere, ricordalo” sì, ricordalo, altrimenti ti troveranno incaprettata in qualche vigneto, “scrivo tutte le mie classifiche annuali, giusto per non dimenticarmele. Dal 1977. Poi ci sono dei promemoria su quello che devo comprare, divisi in quelli già comprati e accantonati. Con i relativi voti, così a fine anno scopro quante fregate ho preso e se è stato un buon anno. Poi ci sono dei brani di alcune trasmissioni radio del…Ehi, avevi giurato!” Mi scompone i capelli con foga, saltando per il letto come una pazza in preda alle risate.
“Avevi giurato, mi avevi promesso” dovrei avere del filo da pesca da 12mm in qualche cassetto, la impicco al lampadario del bagno. Sicuro che lo faccio. Subito dopo averle toccato le tette lo faccio.
“Stai buono, giù le mani fammi leggere…Dio, che nerd sfigato che sei!” prende l’agenda e la apre a caso, si sta divertendo come una pazza “ecco qui, 1996: dall’uno al dieci a scalare Kirk Lake, Manic Street Preachers, The Future Sound Of London, Suede, XTC, Suns Of Arqa, Hawkwind, Fuxa, Coil, Unit Moebius. Questi gli album.”
Non credo sia il caso di spiegarle che, solitamente, la mia classifica annuale consta di dodici mesi che non coincidono con l’anno canonico ma oscillano da novembre a novembre a causa di calcoli ellittici e strategie discografiche che solo io ho in mente e che non ho proprio la forza di spiegarle. Anche perché non capirebbe, sarebbe come spiegarle il fuorigioco passivo. Non le dico nemmeno che i Manic Street Preachers sono stati i vincitori morali di quell’anno, che il loro Everything Must Go è stato il disco che più mi ha fatto schizzare per pathos, calore e sentimento; ma che la sorpresa Kirk Lake meritava un primo posto di incoraggiamento. Che poi, non l’ho nemmeno più sentito sto Kirk Lake. Bah…
“Anche i singoli hai messo! Tu sei davvero fulminato! Davvero passavi, mi correggo, continui a passare del tempo con queste cose? Beh, ti ammiro, hai passione e costanza; permettimi però di trovare questa cosa un po’…come dire…autistica. Pare una cosa da individui borderline che non hanno mai visto una donna in vita loro e mai la vedranno”.

C’hai quasi azzeccato, pupa. Sulla gnocca, intendo.
“Prendi il caffè prima, che si fredda” che io prendo te, prima che ti raggrinzi.
“Latte?”

Latte? Che cazzo dico? Quando mai ho avuto latte in casa? Aborro quel liquido mammario, mi provoca senso di vomito e diarrea. Colite.
“Non posso, ho la colite”. Non si può dire sia una cosa di tutti i giorni captare nello stesso letto due persone con la colite che si trovano a parlare dei Fuxa dopo la loro prima notte di sesso. E’ il destino che me la manda, e scommetto che nessuno crederebbe a tutto ciò se glielo raccontassi, quindi lo tengo per me. Sorseggia il caffè mentre continua a sfogliare con il suo solito sorriso incredulo “Space, Zion Train, Suede, Bis, Orbital, Prodigy, Billy Bragg, Smashing Pumpkins, Manic Street Preachers e Pulp. Tutto perfettamente ordinato. Pure il disco dal quale i singoli sono tratti, la casa discografica. Non sei normale, nonnò. Non sei mica normale, tu. E manco io che perdo una domenica mattina a stupirmi di quanto tu non sia normale.”
Breathe o Firestarter?” continua con le lacrime agli occhi dal divertimento.
Pronuncia da erezione istantanea; l’homunculus, a differenza mia, conosce bene l’inglese..
“…Cosa?”
“Dei Prodigy, intendo. Non vorrei fare la figura dell’ignorante, ma mi pare di ricordare che quell’anno furono due i successi. Vabbè, avevo all’incirca 12 anni ma qualcosa ricordo”

“Beh, basta leggere: c’è scritto. Firestarter”

“E dei Pulp?”

Something Changed, ma lo misi solo in virtù di Mile End, non era uscito nient’altro nel 1996″ chiude l’agenda “Uhm…metti qualcosa di movimentato? Chessò…I Supergrass. O i Ting Tings.”

“Non ho nessun album dei Supergrass. E questi.-…come si chiamano…Teen Teen? Beh…Non li conosco”

“Tutti questi polverosi dischi e nessun album dei Supergrass? E non conosci i Ting Tings? Pare che questa agenda sia servita a poco, allora. Dove hai vissuto, amico?”

“No, nessun album dei Supergrass. Nessuno”. Non vorrà mica incrinare tutto entro mezzogiorno? Ho tre singoli, ma non rivelo nulla, anche perché mi brucia che abbia trovato subito un buco nella mia collezione…Un buco che lascia il suo dito libero di ampliare la piaga: “Mica ti avevo chiesto chissà che complesso astruso e ultra sconosciuto come quelli che scrivi tu sull’agenda! Voglio dire, i Supergrass…Li conosce anche mia madre, credo. Vabbè, metti quello che vuoi e vieni a sentire la pioggia…Uh…Guarda quanti libri in disordine…”. Pausa. Tocca a me dire qualcosa. Intanto prendo una delle mie numerose copie di Young Americans di Bowie e la lascio diffondersi in maniera subliminale.

“Hai la squadra di calcio del cuore?” Dovevo chiederlo, ma è solo per prendere le misure.

“Il football…” dice proprio football, mancava poco che non usasse il termine soccer come Nicolò Carosio “…E’ l’ultimo dei miei pensieri. Anzi non so se odio di più il football o le zucchine, entrambi mi provocano l’orticaria, sarà perché mio zio giocava nel Genoa e ricordo intere domeniche pomeriggio a sorbirsi programmi sportivi in televisione per vedere se lo inquadravano”.

 

Un Consiglio:

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/42120/pimlico/
Tre Parole:

“Non sai, quante volte mi definisco un “difetto”, non lo sai, quante volte vorrei sentirmi dire che sbaglio. Essere sfiorato di proposito, e sentire caldo. Non lo sai, vero? Che ogni piccola cosa per me è importante.” (Eugenio Montale)

“Ricordare era vietato. Dimenticare mi faceva paura.” (Stephenie Meyer)

“Cupe foreste di abeti rossi s’affacciavano arcigne sulle due rive del fiume gelato. Un vento recente aveva strappato dai rami il bianco mantello di ghiaccio e nella luce dell’imbrunire gli alberi parevano appoggiarsi l’uno all’altro, neri e minacciosi. Un vasto silenzio avvolgeva il paesaggio. E il paesaggio stesso era desolato, senza vita, immobile, così solitario e freddo che neppure si poteva dire vi regnasse un senso di tristezza. Vi aleggiava un cenno di risata, ma una risata più terribile di ogni tristezza: una risata senza gioia come il sorriso della sfinge, una risata fredda come il gelo e percorsa dalla caparbia ferocia dell’infallibilità. Era l’imperiosa e incomunicabile saggezza dell’eternità, che sbeffeggia la futilità della vita e l’affanno per vivere” (Zanna Bianca)

Dieci Suoni:

Amon Duül II Yeti 1970
The Pipettes We Are The Pipettes 2006
ABC How To Be A Zillionaire? 1985
Coil Horse Rotorvator 1986
Elvis Presley Christmas Album 1970
The Organ Grab That Gun 2006
Danielle Dax Inky Bloater 1987
Material Memory Serves 1981
The Specials More Specials 1980
Al Kooper I Stand Alone 1969

[Trovate i capitoli precedenti qui: Capitolo 1Capitolo 2Capitolo 3Capitolo 4Capitolo 5Capitolo 6, Capitolo 7, Capitolo 8]

Autore: Michele Benetello

Ex un po’ di tutto, vivo da participio passato in mezzo a un gruppo funzionale costituito da due atomi di carbonio legati tra loro con un doppio legame, e tre atomi di idrogeno derivato dall’etene (etilene) per perdita di un idrogeno. Si chiama vinile. Mi piacciono le conchiglie, i cani, l’inverno e Cindy Crawford. Se rinasco vorrei essere Johnny Dean nell’esatto istante in cui indossa la giacca da ussaro a Top of The Pops. Per ora mi accontento.

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