Pimlico – Capitolo 26

       “Vabbè vado…Mi ha fatto piacere rivederti” mi stampa due baci sulle guance sussurrando ‘tanto lo sai anche tu come andrà a finire…’ o una cosa simile che voglio capire solo io. Insomma, il succo era quello. La accompagno alla porta, si scambiano una specie di sorriso e un cenno con la testa. Kornelia esce scivolando sinuosa tra i cardini. Non faccio in tempo a chiudere l’uscio che Monroe mi aggredisce.

       “Io non ne posso più, ogni volta che mi trovo a passare a casa tua c’è sempre qualche donna. Non venire a dirmi che non avete fatto niente, non ci credo. E’ stata una sua idea quella di venire a trovarti oppure…? Cosa avete fatto?”

       “Niente, giuro…Passava ed è venuta a salutarmi”

       “Come no. Ora non credo nemmeno alla storia di Lino e della sua ragazza, c’era tua moglie qui l’altro giorno, vero? Tanto la vita è piena di mogli separate che passano a trovare i vecchi mariti.”

Vecchi mariti o mariti vecchi?

       “Non ho intenzione di farmi rompere i coglioni anche da te. Se non mi credi sparisci di qui. Ne ho piene le palle oggi, e non è stato piacevole nemmeno per me vedermela capitare qui. Volente o nolente io con lei ho passato più di un decennio della mia vita, permetti che sia un attimo scombussolato? Te lo dico per l’ultima volta: non abbiamo fatto nulla, e l’altro giorno avevo in casa Lino e la megera. Punto”. Voglio diventare omosessuale, subito.

       Si calma, quasi “Okay, guardami negli occhi e ripetimi che non avete fatto niente, poi ti crederò” sono innocente e non mi costa nulla. Però per tutta la sera Monroe mi guarda con occhi strani e non è spontanea come il solito; le donne hanno dei sensi acuminatissimi e capiscono subito quando qualcosa non quadra. C’è qualcosa che la infastidisce ma non riesce a capire cosa sia, e ciò la infastidisce ancora di più; non è proprio sicura di credermi ma è costretta a farlo. Quel tentato bacio non è passato indenne per nessuno dei tre.

       “Stai qui a cena?”

       “Mmmh”

       “Vuol dire si?”

       “Mmmh”

       “Ahhh! Ho capito”

       “Ci facciamo portare la pizza a casa?”

       “Come vuoi”

       “Preferisci uscire? Cena indiana?”

       “Come vuoi”

       “Non starai ancora a rimuginare sulla storia di prima vero?”

       “Oh…Già ho così poco ascendente su di te, poi mi trovo tua moglie in casa…Mi sento uno straccio, non riesco nemmeno ad incazzarmi come dovrei”

       “Dai, vieni qui, non essere stupida”

       Si calma subito, raggomitolata sul divano. Basta toccarle i capelli e parte per la tangente. Non tanto da impedirle di uscire con una delle sue trovate.

       “Ho un’idea. Ti prendi un paio di giorni di ferie e mi porti a fare un viaggetto. Dimmi di si, ti prego! Ti prego! Dimmi di si.”

       “Non lo so, non posso prendermi ferie spesso, non sono uno dei tuoi amici giovani industriali. E poi le ho fatte poco tempo fa”.

       “Solo due giorni, daiii… Cosa ti costa?”

       Cosa mi costa? Beh, soldi per esempio. Cosa della quale sono cronicamente sprovvisto; e poi tempo, energie, organizzazione, battaglie con i superiori. Tutta una serie di cose di non poco conto. Senza sottolineare il fatto che una abituata a vivere nella dependance della reggia del Sultano del Brunei non credo si accontenti di una pensioncina a conduzione familiare sul litorale adriatico. Quando lei intende ferie credo voglia dire Cortina o località simili ben oltre il mio ristrettissimo budget.

       “Vedremo, okay?”

       “Vedremo non mi basta”

       “Appena posso allora, va meglio così?”

       “Ummmhh…Va bene”.

       Certo che è spossante affrontare le giovani ragazze del ventunesimo secolo, io ero abituato a quelle del millennio precedente. Pizza con acciughe, due lattine di Coca, un caffè. Le uniche cose belle di tutta la giornata. Me la fa finire in bellezza Monroe, che non si ferma a dormire stanotte, ma è decisa a darmi ugualmente la consueta dose di sesso. Io so perchè lo fa, lo fanno tutte le donne… Hanno una specie di barometro che misura l’intensità con la quale fai del sesso. Da quello stasera la Perfida Lolita tenterà di capire se la vispa Kornelia ha lasciato il segno oppure no.

       “Mi vuoi bene?”

       “Certo che te ne voglio, non ti terrei qui con me altrimenti”

       “Non pensi a lei, vero?”

       “Adesso me l’hai fatta tornare in mente, vedi che è colpa tua?” Mi salvo quasi sempre in corner, con un perfetto tackle scivolato.

       “Scusa, sono stupida, lo so che sono stupida, me lo diceva sempre anche la maestra alle elementari, mi basta che tu dica che mi vuoi bene”.

       E’ estate, ed ha una maglietta bianca sottile come il domopak più una minigonna che mi pompa il sangue al contrario.

       “Ti voglio bene, e sai qual è la prova?”

       Si, le voglio bene… O almeno una cosa simile… Non sono proprio legato ma posso dire che ci tengo?

       “Qual è?”

       “E’ che ho diradato tantissimo la apparizioni al bar, ci vado molto meno spesso di una volta. Mi dispiace non vedere i miei amici ma preferisco tenerti qui con me. Magari solo a vedere la televisione. Ti sembrerà una cazzata assurda, ma è così. Lo sai come siamo fatti noi uomini, perlomeno quelli che hanno un po’ di carattere”. Perlomeno quelli che oscillano tra Il Grande Lebowsky e Giandomenico Fracchia, questo volevo dirle, ma mi sa che ha capito ugualmente.

       “Ogni tanto mi chiedo se ho fatto bene a innamorarmi di te, in genere mi dico di no visto i problemi che abbiamo; poi bastano queste tue piccole frasette stupide e odiose e mi riempio d’amore come una quattordicenne invasata dal poster sul muro della camera. Sono stupida, ma ridimmi che mi vuoi bene, ancora una volta ti prego.”

       “Ti voglio bene e ti trovo particolarmente attraente stasera. Ora spogliati, please”.

       “Vecchio satiro perverso” ride e cerca di sottrarsi per farsi catturare meglio. “Spogliami tu, dai…”.

       Una cosa veloce e furiosa, svolta per fumarci in pace una sigaretta, sembra. Prende una delle mie (ma di solito non lo fanno gli uomini?) e comincia a ridacchiare da sola.

       “Cazzo c’è adesso?”

       “Mamma ha cominciato a farmi conoscere i pargoli ricchi delle sue amiche”

       “Mmmh… Perfetto, ci siamo dunque. E allora?”

       “Sei geloso? Dio! Tu geloso. Di me poi. Da quando?”

       “Continua…”

       “Degli sfigati inauditi. Dio, il mio uomo geloso. Fantastico! Comunque, oggi è venuto un tipo, ventisei o ventisette anni, Audi iperaccessoriata. Mi ha portato a bere un aperitivo nel miglior bar della città. Sono uscita con lui soltanto perché volevo divertirmi alle sue spalle e perché altrimenti mia madre avrebbe blaterato fino a Natale. Una paranoia cosmica. Non ha fatto altro che parlarmi dell’università, delle vacanze, della barca del padre. Gli ho fatto spendere settanta euro per non toccare nulla di quello che avevo ordinato…” non posso fare a meno di pensare che io, con settanta euro, vado avanti una settimana “… Poi, mentre eravamo al bar, l’ho mandato a prendermi le sigarette; infine, quando mi ha messo una mano sul ginocchio e mi ha chiesto se potevamo andare a cena una di queste sere e poi magari in disco gli ho detto che ho il ragazzo, vedessi la faccia” trovo comica anche io la situazione, però mi fa anche incazzare “non riusciva a collegare il fatto di essere stato spinto verso di me a forza, o qualcosa del genere, e la rivelazione che avessi una storia con qualcuno. Il classico tipo che scopa ragazzine ingenue grazie ai soldi del papi.”

       “Come Danny” azzardo.

       “Certo che sei stronzo forte, a volte. Anche se probabilmente hai ragione – ma non del tutto – Danny rimane mio fratello; non mi va che lo pigli per il culo in mia presenza”.

       “Scusa”

       “Scuse accettate. Comunque il belloccio lampadato ci ha riprovato in macchina, al che mi sono incazzata”

       “Cosa significa ci ha riprovato?”

       “Ehi! Ti alteri? Lo sai che voglio solo te da tempo… Insomma, ha cominciato a dirmi che potevamo lo stesso uscire a cena, che un fidanzato non ha mai rappresentato un problema, che lui sapeva come rendere felice una ragazzina… Ti rendi conto? Ragazzina, mi ha chiamata ragazzina… E aveva questo sorrisetto sarcastico da figlio di puttana viziato. In breve: gli ho tirato una sberla dicendogli di chiamare ragazzine le puttanelle che si scopa, che io quelli sotto i trentacinque manco li prendo in considerazione, li lascio alle loro Playstation e alle loro paninoteche, ai loro film di Boldi e ai baci al chiaro di luna. Gli ho detto che se mi vedeva le tette si veniva nei pantaloni.”

 Epperò!

        “…E lui…?”

       “Non sapeva più cosa dire, era terrorizzato ed in soggezione. Probabilmente aveva paura che lo rivelassi a mia madre che, a sua volta, l’avrebbe rivelato a sua madre che, probabilmente, lo metteva in quarantena per aver attentato alla virtù di una benestante. Fossi stata una commessa mi avrebbe massacrato e l’avrebbe raccontato agli amici davanti alla barca di papà. Magari con la sua scorta di cocaina e il Rolex. Vantandosene come uno sbruffone”

       “E Umberto?”

       “E’ adorabile a suo modo, discreto ed educato come pochi altri esseri umani di mia conoscenza. Si strugge in silenzio, sembra che abbia tutta la pazienza di questo mondo. Sto male a vederlo soffrire così. Ma noi donne siamo attirate dai figli di puttana”.

       E’ adorabile a suo modo certo, magari alla griglia, con contorno di erbette e ripieno… Anche io sto male a vederlo soffrire così, perché non lo finiamo come si fa con i cavalli azzoppati? Che gusto c’è se non si può infierire sui perdenti di natura? Meglio se sto zitto altrimenti scoppia l’ennesimo conflitto.

       “E Banana?”

       “Assolutamente ininfluente, comincia pure a darmi fastidio”

Ma guarda, da fastidio a tutti il bovaro del Tennessee con gli stivali color diarrea di piccione. Bene, il carnet degli spasimanti dovrebbe essere esaurito. Me la tiro sopra e le soffio sul collo, sperando non ce ne siano altri che attentano al suo virginale candore.

       “Così io sarei un figlio di puttana?”

       “In senso assolutamente non cattivo… Ma sì… Sei un gran figlio di puttana. Anche parecchio figo, ora posso dirtelo. Un gran figo”.

Wow, io? Io sarei tutto questo? Alla mia età? Potevate dirmelo anche qualche anno prima, avrei avuto un’impennata di autostima non da poco, invece di trovarmi appiccicata addosso la parte dell’umbratile sfigato. Non è che lo potrebbe ripetere al telegiornale della sera e ad ogni rintocco di orologio di qui all’eternità?

       “Anzi, dirò di più: sei un figlio di puttana con una bocca che quasi mi viene voglia di masturbarmi la notte da quanto mi eccita. Mi piacciono anche i tuoi capelli, che non sono pochi per l’età che hai.”

Sono gli ultimi, piccola. Me li tengo stretti. Non riuscirei a sopportare anche la calvizie. Ma tu continua pure con i complimenti, non lesinare, evita soltanto di ricordarmi l’età…

       “Come ho sempre affermato: probabilmente sono un individuo straordinario. Me lo confermi?”

La cenere ormai viaggia per il copriletto.

       “Probabilmente te lo confermo”

       “Stellina?”

       “Mi piace quando mi dici stellina. Cosa c’è?”

       “Rimani a dormire, ti prego…”

       “Non posso proprio, veramente. Ma continua a essere geloso. Mi piace”.

       Se ne va verso mezzanotte, con i capelli scompigliati e la minigonna slabbrata. La guardo con attenzione e per la prima volta provo un moto di gelosia, forse a causa del racconto sul coglione patentato. Chissà quanti compagni di università vorrebbero portarsela a letto, quanti le fanno/faranno la corte, quanti ci provano più o meno spudoratamente, quanti verranno spinti tra le sua braccia dalla madre, quanti me la invidiano al Joy. Devo ammettere che mi dispiacerebbe alquanto se un giorno venisse a rivelarmi di aver ceduto con qualcuno. Mi incazzerei come una bestia. Adesso la sento mia. Mi sa che sono stato preso al laccio.

Merda.

Derma.

       Sabato le faccio un’altra cassetta. Non mi ha mai rivelato nulla della prima, magari l’ha persa quel fatal giorno salendo in macchina, oppure l’ha buttata con un moto di rabbia. O forse è stato proprio quel nastro a ricucirci addosso l’uno all’altra. Quando sono sicuro di una persona, quando ho scandagliato ben bene le sue motivazioni, le sue fobie, i suoi legami, allora posso permettermi di non essere geloso, posso diradare gli incontri. Lo faccio con i semplici conoscenti, con gli amici, con le donne che dividono il mio letto. Lo faccio con Monroe. … Che ha un esame a breve, quindi ne approfitto per rituffarmi a corpo morto nel mio bar. Saranno successe centinaia di cose in queste settimane, e anche se ho sentito qualche volta per telefono gli amici di sicuro qualche gustoso scoop o qualche succulento pettegolezzo mi attendono. Mi sembra di tornare a casa dopo un anno di servizio militare. Entro e faccio un enorme e rumoroso respiro per far capire quanto sia  appagato dal rientrare all’ovile. “Bentornato uomo!” mi lancia Luigi “il consumo di Southern Comfort è scemato alquanto e mi stavo proprio chiedendo a cosa fosse dovuto”.

       “Ciao Louis, vediamo di far fuori quella bottiglia, offro un giro al tavolo. Come vi va?”.

       “Comme ci, comme ça. Siete spariti un po’ tutti in questi giorni. Cazzo avevate, l’influenza intestinale?”

       “Come siamo spariti un pò tutti quanti? Chi manca all’appello?”

       “Beh…Lino è uccel di bosco da tempo, Elena deve aver trovato un tipino che la corteggia, Giulio viene ogni tanto ma poi sparisce subito, gli altri senza di voi si sentono persi e quando arrivano qui, si fermano giusto un paio di bicchieri e poi volano in qualche locale in centro” mi dispiace, sinceramente “per fortuna i giovani punk resistono, e bevono sempre di più”. Per fortuna.

       “Tu poi… Saranno tre settimane che non metti piede qui dentro, ancora un pò ed avrei provato autentico rancore verso la tua personcina così a modo” sghignazza e continua: “…Tutto bene, vero?”.

       Povero Luigi, ha paura che mi sia successo qualcosa; il vero barista si preoccupa dei propri clienti quasi quanto la maestra elementare quando manchi dal tuo banco durante l’inverno. Gli amici, quelli veri, sono quelli che ti mandano a fare in culo quando rompi troppo i coglioni. Sicuro.

       “Quasi tutto bene, nessun vero problema. Grazie”.

Mento? Oppure è la verità?

       “Un Southern anche per me… posso guardare Empty-V?”

       “Yessss”.

Quattro individui di poco conto giocano a carte, i punk rumoreggiano, un vecchio è seduto – testa tra le mani, immobile, bicchiere di rosso davanti agli occhi – su un tavolino all’angolo e sembra un quadro dell’ottocento; qualcuno sta dilapidando il suo misero stipendio alle slot machine ed il tubo catodico sforna in continuazione immondizia: Bryan Adams, Boyzone, cantautorini prefabbricati dell’ultima generazione.

Io rigiro tra le mani quattro fogliacci di carta trovati chissà dove. Ed è solo mercoledì.

       “Ah…Dimenticavo! Per farmi perdonare ti ho preparato una mezza dozzina di cassette di sottofondo per il bar. Guarda qua” si avvicina “guarda: un paio di compilation di rock americano, con Devo, X, Nirvana, Ramones, B52’S, Velvet Underground, Stooges, Soul Asylum, eccetera; roba che i tuoi avventori in genere gradiscono sempre. Poi, ecco, Punk Singles Volume One: con Adverts, Buzzcocks, Chelsea, Undertones, Spizzenergi, Jam… Non so se farò mai un volume due, quindi tientelo stretto finché anche tu non passi ai cd qui dentro… Due nastri con rock inglese tendente al glam, dai Roxy Music a Goldfrapp, da Marc Bolan ai Suede, da Gary Glitter ai Mud. Infine una C90 con tutti i singoli degli Smiths, so che ti piacciono particolarmente. Avanzo da bere”.

       “Cazzo, grazie… Avevo proprio bisogno di cambiare un pò di mangime in quella piastra. Cosa vuoi ascoltare…e bere?”

       “Ascoltare niente, per bere basta che aggiungi altre due dita di Southern Comfort al bicchiere che hai in mano” capita che parto con i pensieri quando guardo la televisione; mi sento risuonare altre canzoni dentro la scatola cranica, non vedo più nulla, non sento nessuno, mi chiudo a riccio, comincio freneticamente a oscillare con la mente in una sorta di autismo abbastanza appagante. Chissà perché mi piace così tanto essere triste o nostalgico; forse è per aspirare a essere rincuorato e coccolato da qualche individuo femminile, forse è per trovare una scusa per farmi piacere il Southern Comfort, forse è per riuscire a continuare a innescare questi pensieri tristi. Magari è soltanto un modo per darmi un contegno. Oppure, semplicemente, sono proprio così,  in tal caso sarò costretto a sopportarmi per tutta la vita. Beh, anche se mi sono capitato in premio non mi è andata così male. Non riesco a guardare la televisione per un periodo di tempo che supera quello di un normale videoclip. Dai tre ai quattro minuti. Mi nausea, mi fa incazzare, mi irrita. Per fortuna ho il Southern Comfort e il telecomando ovvero una delle tre invenzioni indispensabili assieme al water e alle ormai morenti cassette audio. Li polverizzo tutti con il telecomando, facendo zapping.

       Biff! Bang! Pow! Il cut-up di Burroughs applicato all’immagine in movimento. Non mi interessano puttanelle scosciate, moralisti del cazzo, opinionisti cerebrolesi, piduisti convertiti, preti salmodianti, ninfomani dalla voce stridula, attricette a metà prezzo, mezzibusti incatramati. Non mi interessa quel banchetto di pezzenti che mendica fette di share e brandelli di audience, quegli avvoltoi che girano sulla carcassa del tubo catodico sperando di strappare una lacrima o un moto di vera ipocrisia bigotta. Tutti con il sorriso o tutti a singhiozzare rumorosamente. Produttori o politici che sposano ex comparse di serie ipsilon con ancora la vagina che prude, solite esibirsi a tette al vento quando le suddette tette ancora stavano su da sole, ma che si indignano, feriti nella loro moralità, se una pornostar dichiara che adora il proprio lavoro o che vuole arrivare in parlamento; sputacanzonette che scoprono Hesse e il Che Guevara, che leggono duelibridue a trent’anni e si sentono filosofi investiti dalla grazia di poter dire stronzate su qualsiasi campo dello scibile umano; tacchinelle con un quoziente intellettivo che non arriva in doppia cifra che cercano cazzi di presentatori ma che si impauriscono se i cazzi dei presentatori sono di misure che sforano i loro presentimenti; cazzi di presentatori che arrivano sulle pagine dei giornali e diventano il fatto del giorno; referti medici, teste coronate che si fanno beccare a vendere carne umana, bollettini di guerra, ora pro nobis, cazzi vobis; povere mentecatte che puntano a vedere Titanic una volta in più del resto del pianeta per entrare nel Guinness Dei Primati; esclusive dagli ospedali, dagli obitori, dai teatri di guerra; ‘sto male!’…Ma solo in diretta; nepotismo galoppante che permette a bellocci di presentare programmi in prima serata, dimostrando – se ancora ce ne fosse bisogno – come la cultura nella nostra disastrata penisola non fiorirà mai sinché verrà concimata con siffatto guano; figli, nipoti, parenti di personaggi famosi ai quali viene permesso di incidere un disco, scrivere un libro, parlare a vanvera, pisciare sulle orchidee, vedere Dio (quello vero); lacrime e urla in diretta per i pensionati: Padre Pio! Bambini miracolati! Ho visto la Madonna! Tanto domani la pensione cala e non se ne accorgono; sdoganati tutti: Marilyn Manson più innocuo di Paperoga e Sbirulino; mezzibusti che non riescono nemmeno a leggere le notizie del telegiornale se non c’è scritto strage o morti; guarda! Ma quella non è la cugina del fidanzato della commessa del negozio di pelletteria in centro? Che ci fa in televisione quella troia? E’ in un reality? L’hanno truccata anche male! Evviva! Tutti famosi!; mezzibusti che riescono a snaturare anche i Beatles; procuratori sportivi alla stregua di delinquenti comuni, programmi tivvù che tolgono un inciso da Imagine di John Lennon perché immagina un mondo senza religione; tribune politiche come aste di tappeti, con i soliti riciclati che cercano di vendervi voti a due euro in meno del loro dirimpettaio di seggio, e se siete tra i primi cento a telefonare avrete in omaggio un aspirapolvere; vendici in esclusiva le foto del tuo matrimonio e dei tuoi gemelli; programmi di beneficenza che costano miliardi e non fruttano un quattrino; ospiti incredibili! Spettacolari! Volevo ringraziarti Raffaella per la tua cortesia e disponibilità! E’ un onore avere qui con noi…Ed ora il momento che tutti attendevamo…Interpreti, guardie del corpo, stilisti, fotografi. Baci, abbracci e piselli al sole su qualche rivista per voyeur; un giorno siamo un popolo di pedofili, il giorno dopo cadono palazzine come fiocchi di neve, l’altro ieri la parola più usata era par condicio, da domani credo cadranno tantissimi aerei per qualche ora. Adesso la borsa è in trend positivo, adesso non più; gente che non vede l’ora di partecipare a programmi televisivi per annunciare la propria diversità, quasi che oggi essere gay sia un titolo onorifico come Cavaliere; uomini retti e tutto d’un pezzo che metterebbero i gay nelle riserve, che poverini tanto sono malati; uomini retti e tutto d’un pezzo che dopo la messa della notte di Natale passano a farsi fare una fellatio da qualche viados in qualche arteria ben trafficata dei vostri capoluoghi di provincia “Ma sbrigati, muovi quella lingua, ingoia tutto, che domani devo alzarmi presto per vedere il Papa in TV”; festival principalmente votati a scoprire la gente che non ha talento o che ha un cognome famoso; buonismo e finta cattiveria per la televisione del futuro, intanto stiamo aspettando da almeno quindici anni quella trasmissione sulle prostitute; V.I.P.’s and freaks; bambine che masturbano produttori dietro le quinte; aule di tribunali: l’ho trovata a letto con mia sorella quella porca! Guardi la due…Rifacciamo; non si può far vedere il pene in televisione, è peccato; da dove chiami?; il clero che si solleva se una figlia di Dio (incidentalmente chiamata Madonna) vuole esibirsi nei nostri stadi; il clero che non si solleva se qualche anno fa di notte, sulle spiagge della riviera adriatica vedevamo dei fuochi d’artificio in lontananza. Era Sarajevo, o ciò che restava di esso; rockstar che di stellare hanno solo il conto corrente bancario e di roccioso la corteccia cerebrale che si copiano la canzone l’un l’altro e che non si lavano nemmeno più perché hanno scoperto la natura e credono di essere ancora a Woodstock (erano già vecchi durante il vero Woodstock); rutti, scorregge e trivialità portuensi a go-go. Percentuali! Audience! Leopoldo Mastelloni fuori dalla RAI per una bestemmia; cardinali che parlano di rock, cantanti che scoprono il misticismo; un rossocrinito che mescola il pane azimo con le icone dei Take That ma aveva i dischi dei Virgin Prunes a casa; Pape Satàn, Pape Satàn Aleppe!; Come si chiama lei, scusi? Applaudite quando si accende quella luce, quanti fagioli ci sono dentro quel vaso? Lei cosa fa di particolare? Si infila le dita dentro l’uretra? Perfetto, venga in trasmissione da noi! Guardiamo i ragazzi nella Casa; Salutiamo gli amici che ci seguono dalla Germania e da Malta. Dateci sempre ragione.

Non si può nemmeno andare in bagno se non lo dice lo sponsor….

       E poi ci rompete i coglioni se adoriamo le pubblicità, guardiamo Blob e se vogliamo vedere i film hard core di notte? Esponiamoli al pubblico ludibrio. Peccato che la nostra capacità di dimenticare, di trascinare nell’oblio terroristi, serial killer, vescovi maneggioni e procuratori faccia paura. Peccato che quella scatola scura (oscura?) in qualche modo li sublimi. Se rivelo turbe sessuali alla riunione del quartiere mi rinchiudono in qualche clinica, se lo rivelo in prima serata ricevo migliaia di lettere da fans scatenate. O.J. Simpson non va in galera, il piccolo Kennedy non va in galera, Mike Tyson va in galera per tutti e tre. Elena mi scuote il braccio mentre sono convinto di ascoltare Shouldn’t Have To Be Like That dei Fra Lippo Lippi. Non era MTV, figuriamoci…quando mai? Ma solo la mia mente che confermava le ipotesi di poco fa.

       “Madonna, sembri autistico, cos’hai?”

       “Niente, mi ero perso nei pensieri e ho sonno, ciao Elena. E’ vero che hai una storia con un tipo?”

       “Che palle, sembrate tutti quel finocchio della tele che si fa i cazzi degli altri, controllate sempre tutto e tutti, siete delle vere e proprie comari, qui dentro”

       “Dai, sono curioso, sai che a me puoi dirlo!”

       “See, tu vuoi essere il primo a saperlo così la spargi in giro ricevendo come risposta facce sorprese e sorrisini maliziosi. Lo so, lo so…”

       “Me lo dici o no?”

       “Certo che te lo dico, voglio soltanto farti penare un po’.”

       “Chi è?”

       “Non lo conosci. L’ho trovato, anzi forse mi ha trovato lui, nel posto dove vado ogni giorno in pausa pranzo”

       “Com’è successo?”

       “C’era solo un posto libero, io avevo un tavolino per due e lui mi ha chiesto se poteva sedersi.”

       “’La sventurata rispose’…”

       “Eh?”

       “Niente, è un passo dei Promessi Sposi”

       “Ma non ti sono sempre stati sul culo?”

       “Proprio perché me li hanno fatti studiare fino a cacciarmeli a forza in testa, adesso occupano files e files di memoria, e non riesco a scaricarli. Non c’è verso. Continua…”

       “Insomma, la sera l’ho trovato fuori dall’ufficio che mi aspettava. Con una rosa” si porta le mani al volto. E’ andata anche questa, basta guardarla “tu mi conosci, e sai che la mia prima reazione a questi abbordaggi è trattare male i malcapitati. Ovviamente ho fatto così; però dopo circa dieci minuti il tipo mi ha fatto sciogliere. Lo sto ancora studiando ma sono bella che andata. Solo che a lui non lo posso ancora dire. Sono quasi felice, quasi.” Quasi. Siamo tutti quasi felici, e quel quasi ci fotte alla grande.

       “Ci sei già andata a letto?”

       “Che palle che sei, che ti frega? Non te lo voglio dire!”

       “Beh, è ovviamente la prima cosa da sapere, non stiamo mica giocando con le Barbie e i soldatini, no? Ognimmodo tu non dirmelo, non serve. Guardami negli occhi che ti rifaccio la domanda.”

       “Nemmeno per sogno”.

       “Ok, ho capito, non serve nemmeno fartela la domanda. Ti è piaciuto?”

       “Ma Cristo! Non ti ho mica fatto tutte queste paranoie depravate le prime volte che ti portavi a casa Elisa”

       “Perché non ti avrei risposto, e forse perché non te ne fregava.”

       “Vaffanculo! E’ bravo, ha 39 anni, ha una voce sensuale come quelli delle pubblicità, mi fa impazzire ed è dolcissimo. Sono innamorata e non mi dispiace. Ti serve qualcos’altro da dire agli altri squali?”.

       “Magari più avanti, in ogni caso ti faccio sapere”

Sghignazza e mi lancia addosso una salvietta “bastardo. Sei bastardo dentro!” Sarò anche bastardo dentro, ma i primi tempi sono sempre così (oltre che devastanti); ne riparleremo tra un po’, okay?

       Cinque giorni di fila al bar era un record che non mi capitava da alcune settimane, ergo questo è un week end che desidero deflagrare con stile. Intanto riprendiamoci il Joy dopo un esilio dorato; sono curioso di sapere se hanno cambiato, almeno in minima parte, la scaletta; se la fauna femminile è diventata più affascinante, se le bariste mi offrono da bere, se il mio posto è stato usurpato da altri, se….se vedo la Dura Kornelia?

       Ci siamo tutti stasera, persino Elena con l’amichetto, entrato direttamente in società con la presentazione ufficiale al bar. La mia prima domanda: che musica ascolti? La sua prima risposta: un po’ di tutto. Significato recondito: ascolta la radio, la musica non gli interessa più di tanto. Cinque macchine stivate, il novantacinque per cento delle quali semi ubriache. Io faccio parte del cinque per cento che rimane, ma ho intenzione di passare alla maggioranza silenziosa entro breve. Entriamo. Therapy?, saranno dodici anni che non sento i Therapy? in un locale, mi fanno la stessa impressione della macchina del tempo. Mi sovviene quando li ho visti dal vivo ai loro inizi, eravamo un paio di dozzine di persone, porelli.

       Bolgia infernale, caldissimissimo. Tutte ninfette adolescenti semi vestite. Tante tette, tutte in numero pari. Tanti coglioni. Idem. Tutti al bar, serve qualcosa per aumentare la circolazione in brevissimo tempo. Grand Marnier. Disgustoso, ma in trenta secondi liberi il tuo corpo astrale e ti ritrovi in un’altra dimensione.

E poi vodka e succo d’arancia.

E poi Jack Daniel’s.

E poi Martini Bianco.

E poi rido come un cretino e fisso senza pudore tutte le persone che reputo più interessanti. E poi mi sento due lacrimucce, solo due, scendermi per le guance, ma le asciugo con il polso, bagnandomi la camicia.

       Mi appoggio al vetro che mi divide dal disc jockey, lo vedo prendere Rio dei Duran Duran. Due ragazzine mi guardano e sorridono tra di loro, indicandomi. Vorrei sparire. Non riesco a capire se le occhiate e i risolini siano dovuti all’anacronistico completo a tre bottoni che sfoggio o se sia perché sembro un ubriacone al matrimonio del suo miglior amico. Nel primo caso dovrei farmi una maglietta con la scritta: non sono sul mercato, baby. Nel secondo è un’avvicinarsi maggiormente alla realtà di stasera, senza tante pippe.

Sarei tentato di immaginarmi un multiverso piuttosto che un universo, con tutte le coordinate intersecanti che passano su di me. Mi sento in forma, e lo capisco perché, se i ragazzi cominciano a guardarti storto, vuol dire che le ragazze ti fissano con aria concupiscente; meglio essere irraggiungibile, inavvicinabile, succhiando tutta la musica che sparano dall’impianto, i decibel riescono anche ad asciugare i residui delle due lacrimucce. Perché intristirsi? Perché continuare sempre a pensare a quello che poteva essere e non è stato? Perché vedo subito all’altro capo del locale un fascio di capelli che – sono sicuro – appartengono a Kornelia la rocciosa? Perché non sono rimasto a casa a guardarmi una partita di basket del 1975, uno snuff movie con i Teletubbies o a farmi una bruschetta col detergente per i piatti? Perché quando i grandi fan la guerra poi si muore? Dov’è il nerd rasoterra? Che ore sono?

       “Mi hai fatto la cassetta?”

Stavo volando a bassa quota, con il pilota automatico inserito, le mani intrecciate dietro la nuca e Pamela Anderson inginocchiata – nuda, naturalmente – giusto qui davanti alla cloche, mentre dallo schermo a cristalli liquidi arrivavano immagini della finale mondiale del 1994, (quella che ho ancora bloccata sullo stomaco) riveduta e corretta tutta per me. Non mi si può rompere i coglioni proprio ora che stiamo vincendo 4 a 1 a sei minuti dalla fine, a Romario han rotto una tibia e Pamela è tutta infervorata sul suo lavoretto.

       “Ah…Ciao…Cosa?” Pamela svanisce con un sorriso, lasciandomi in balia di un’immagine che ho sepolta da qualche parte, e con lei gli ultimi minuti di una partita che mi era stata donata a mia immagine e somiglianza. E’ la psicopatica, in uno dei suoi ineffabili travestimenti, come Stanislao Moulinsky. L’ultima persona, eccetto le due matrone con le quali gioco a tira e molla, che vorrei vedere questa notte. E’ un treno merci che non deraglia mai, questa: “Mi hai fatto la cassetta?” incalza.

       “Ehmm… No, ancora no… Beh, ma non ti ho mai assicurato che te l’avrei fatta”.

Comprale le Big Babol alla frutta, due pacchetti di figurine di Candy Candy, un ecstasy di gianduia e falla sparire.

       “Maddai! Lo sai anche tu che me la farai prima o poi.”

       “Si, si, è così… Prima o poi te la farò…Vuoi scusarmi un attimo?” Sì ok, Ciao Pamela, ti chiamo io appena mi libero.

       “Che c’è? Hai visto tua moglie e volete parlarvi? Oppure vuoi sfuggirle?”

       “Senti, per favore…! Fammi capire, siamo sul set de Il Paradiso Può Attendere e tu sei stata inviata sulla terra per mettere a posto la mia vita incasinata? Oppure hai il preciso compito di ingarbugliarla maggiormente? Fammi capire solo questo. Mollami”.

       “Daiii… Sarà almeno mezzora che continuate a lanciarvi occhiate di traverso, non bisogna mica essere dei geni per capirlo”

Giuro, dovete credermi…Non l’ho mai guardata stasera, le ho solo visto i capelli. Giusto una frazione di secondo, magari mentre ballava le avrò gettato un paio di occhiate, ecco, sì, giusto un paio di occhiate.

       “Scusa, ma anche mia moglie conosci? Sei un vero incubo!”

       “Attento, c’è anche il suo amico”

       “E’ mai possibile che tu non riesca a essere un po’ discreta? Non riesci a non mettere in imbarazzo le persone? Come fai a essere così?”

       “Te l’ho detto: dico tutto quello che mi passa per la testa, e in genere sono verità sacrosante. Perché farmene una colpa?”

Non posso non sorridere. Questa ragazzina ha estro, fantasia, intelligenza; se li mangia in un boccone quegli uragani ormonali dei suoi coetanei.

       “Sei anche simpatica, a tuo modo… Come ti chiami?”

“Chiamami Justine, come Justine delle Elastica. A dieci anni lei era il mio mito”

       “Si, ma il tuo vero nome qual’è?”

       “Ginevra. Un normalissimo Ginevra”

       “…Che suona molto meglio di Justine. Poi le Elastica erano un gruppo mediocre”

       “Se lo dici tu che sei più vecchio ci credo. Però Waking Up l’hai inserita nella cassetta di un tuo amico. Non dire di no, l’ho sentita una sera a tutto volume dalla sua autoradio mentre salivate in macchina per venire al Joy”

       “Assurdo…Tutto questo è assurdo, non esiste. Non può esistere una cosa simile”

       “Eddai… non tirartela troppo, ti fa piacere sentire queste cose. Vero?”

       “Non ti sfugge mai nulla? Non sbagli mai? Hai sempre tutto sotto controllo?”

       “In genere si…”

       “Male, così ti perdi il meglio. Credo che sarebbe stato più sensato sopprimerti alla nascita, fai paura a volte”

       “Faccio paura sempre. Ciao ciao, ci vediamo. Ricordati la cassetta”

       Sparisce con un amica dai capelli corti. Una gran bella amichetta, a dire il vero. Adesso devo contare solo sulle mie forze, anche se ho tutti i miei sostenitori a portata di bicchiere. Mi sento particolarmente bene, ma dev’essere un risultato provocato dal Grand Marnier. Che diavolo ci faccio qui, in mezzo a fiumi di diciannovenni, in mezzo a musiche che non dovrebbero appartenermi, in un locale che sento particolarmente mio ma con il quale ho un rapporto di amore-odio? Io sono grato al Joy, sono grato perché quel cubo architettonicamente sgangherato mi ha salvato da brutti scivoloni nell’abisso della mia psiche centinaia di volte (almeno un paio ogni week end), sono grato perché parecchie cose importanti della mia recente vita sono passate attraverso le note che il Joy diffondeva nell’aria. Però sarebbe giusto allentare, staccarsi, non voglio diventi la mia coperta di Linus.

 Un consiglio:

 http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/42120/pimlico/

 Tre parole:

 “È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.” (Matrix)

“La campagna è quello strano posto dove le galline vanno in giro crude” (Charles Baudelaire)

“Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c’è il sole, ma quando cala l’oscurità rivelano la loro bellezza solo se c’è una luce dentro” (Elisabeth Kübler-Ross)

 Dieci suoni:

 The Beatles, Let It Be 1970

Autechre, Incunabula 1993

Cassandra Complex, Grenade 1986

Suede, Coming Up 1996

Pop Group, We Are Time 1980

FSOL, Accelerator 1992

The Glove, Blue Sunshine 1983

Garland Jeffreys, Rock And Roll Adult 1981

Minny Pops, Sparks In A Dark Room 1982

Art Brut, Bang Bang Rock And Roll 2005

Autore: Michele Benetello

Ex un po’ di tutto, vivo da participio passato in mezzo a un gruppo funzionale costituito da due atomi di carbonio legati tra loro con un doppio legame, e tre atomi di idrogeno derivato dall’etene (etilene) per perdita di un idrogeno. Si chiama vinile. Mi piacciono le conchiglie, i cani, l’inverno e Cindy Crawford. Se rinasco vorrei essere Johnny Dean nell’esatto istante in cui indossa la giacca da ussaro a Top of The Pops. Per ora mi accontento.

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