Grazie dei fiori

“Grazie dei fiori” incalzava il tormentone del 1951 cantato da Nilla Pizzi. La parola grazie in quel caso portava con sé un alone di amarezza poiché si parlava di amori tormentati e di spine tra le rose. Nel nostro caso, invece, la gratitudine nei confronti dei fiori e delle piante vuole essere sincera e senza giochi di parole. Quando si parla di gratitudine potrebbe non essere immediato pensare ai vegetali, eppure avremmo diversi motivi per farlo. Prima di tutto dobbiamo pensare che senza le piante noi non esisteremmo neppure; esse ci donano gli elementi alla base di tutte le nostre necessità primarie, e lo fanno gratuitamente.

Benefici delle piante

  • L’ossigeno. Nella vita quotidiana respiriamo continuamente senza nemmeno accorgercene e, in particolare, quando ci rechiamo in un luogo naturale lo facciamo a fondo, tanto che usiamo il termine “respirare a pieni polmoni”. Senza le piante questo sarebbe impossibile. L’ossigeno che respiriamo, infatti, viene prodotto dai vegetali (anche dalle alghe) attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana.
  • Il cibo. Le piante sono alla base della nostra alimentazione: riso e cereali, pasta, frutta e verdura costituiscono in ogni cultura una soluzione nutrizionale sana e, in parte, una cura preventiva contro le malattie. Gli stessi animali di allevamento dai quali si producono carne, uova e latticini sono tutti nutriti con i vegetali. Una curiosità: una recente ricerca promossa da BBC Brasil ha messo in luce che ci nutriamo solo dello 0,6% delle specie vegetali commestibili esistenti sul pianeta.
  • L’acqua. Il ciclo dell’acqua è un movimento naturale di cui non tutti sono pienamente consapevoli. Le piante sono l’anello fondamentale di questo circuito virtuoso che dalla terra passa al cielo e viceversa, attraverso l’evaporazione e la pioggia. Le piante prelevano l’acqua dal terreno attraverso le radici e la usano per vivere, rilasciando nell’ambiente quella in eccesso, sotto forma di vapore acqueo.
  • Altri benefici. Se il nostro senso di gratitudine non dovesse ancora essersi completamente risvegliato dopo aver letto quali benefici le piante offrono alla nostra vita,  pensiamo ancora a due materiali di uso comune: la carta e il legno.  Non dimentichiamo inoltre il ruolo fondamentale che giocano le piante nelle biomasse, nella fitoterapia, nella medicina.

Bisogni e piante

Se dovessimo utilizzare come esempio la Piramide di Maslow, ci accorgeremmo che nella nostra vita i vegetali soddisfano i nostri più importanti bisogni primari fisiologici e buona parte di quelli di sicurezza. Le piante riescono a soddisfare con successo anche il nostro bisogno di assoluto: spiritualità, bellezza e creatività. Questi benefici più profondi che traiamo dal vivere a contatto con le piante, conoscendole e toccandole, sono quelli che io chiamo i bisogni di relazione uomo-pianta. Riflettiamo sulle motivazioni per cui, quando viviamo un periodo difficile, sentiamo il bisogno di entrare in contatto con le piante, amiamo circondarcene e ce ne interessiamo. Certo non è obbligatorio vivere momenti di difficoltà per trovare nelle piante un sano rapporto di scambio, basta accrescere la propria autoconsapevolezza e la nostra relazione con esse sarà felice, lunga, duratura e piena di gratitudine.

Il lato selvatico

Un punto fondamentale che ci spinge a relazionarci con le piante è sicuramente il richiamo del nostro lato selvatico. Il termine selvatico, nella lingua italiana, è spesso attribuito a persona poco socievole, scontrosa, talvolta persino rozza, mentre il significato a cui voglio riferirmi io è forse più arcaico e definisce l’uomo della selva, dei boschi, profondamente connesso con la propria essenza naturale. La questione è  quindi, ancora una volta, di consapevolezza di sé, di riconoscersi come parte della natura, di un tutto, composto di piante, animali, minerali e  anche di uomini. Noi uomini “civilizzati”, urbani, siamo intrisi del modello di cultura in cui viviamo, costruita all’interno di un mondo artificiale, di case, macchine, strade, aerei. Viviamo, senza nemmeno accorgercene, all’interno di un’enorme comfort-zone dalla quale è molto difficile uscire. Eppure, il gelsomino che curiamo sul terrazzo o lo Spatiphyllum che teniamo in soggiorno possono aiutarci a uscire dai nostri schemi e a entrare in contatto con il lato selvatico che è in noi. Teniamo le piante vicino a noi perché speriamo che ci salvino dalle gabbie che ci costruiamo? Può darsi. Quello che è certo è che le piante sono un ottimo ponte per entrare in contatto con quell’aspetto che definisco selvatico ma che in realtà è la parte di noi più libera, espressiva, appagante e auto-realizzata: la parte più naturale. Quale condizione vitale potrebbe farci essere più grati se non quella dell’auto-realizzazione?

Consigli per ritrovare il proprio lato selvatico anche vivendo in città:

  1. Prendersi il proprio spazio individuale di relazione con le piante, senza farsi frenare dagli impegni famigliari e dalle pressioni esterne. Se pensiamo che possa farci bene, teniamocelo stretto, sia che si tratti di ricavare 15 minuti al giorno per osservare le proprie piante di casa e capire se hanno bisogno delle nostre cure, sia che si decida di andare nel parco più vicino e, passeggiando, contemplare il verde che scandisce con il suo mutamento continuo il cambio delle stagioni, per entrare così in una vibrante e rigenerante relazione con esso e con tutto l’ambiente che ci circonda.
  2. Relazionarsi con l’ambiente naturale spontaneo. Ci sono varie tecniche ed esercizi che si possono sperimentare per vivere più a fondo la relazione uomo-pianta, ma una delle fasi che definirei di passaggio obbligatorio è quella di recarsi da soli in un luogo naturale, anche solo per un pomeriggio, in una facile escursione in collina o in montagna. La cosa più importante è essere immersi in un ambiente naturale selvatico che non sia un parco o un giardino, poiché si tratta sempre di ambienti costruiti, non spontanei. Provate, invece, a sentire cosa significa ascoltare, in solitaria, il silenzio di un bosco e poi mi direte!
  3. Cercare una guida. C’è un ultimo fattore che potrebbe essere importante nel riuscire a raggiungere una relazione benefica e soddisfacente con le piante: affidarsi a chi ne sa di più. Che può voler dire: leggere riviste specializzate, iscriversi a un’associazione naturalistica, frequentare corsi e laboratori sull’argomento. Spesso, infatti, l’ostacolo più grande è il senso di solitudine, mentre ci sono tante persone sensibili a questo tema, desiderose di condividerlo.
Paolo Astrua

Autore: Paolo Astrua

Ho lavorato per anni in teatro come attore ed educatore. A un certo punto, però, ho sentito che quella non era più la mia strada. Quando mi sono concesso di guardarmi dentro, ho capito che desideravo utilizzare la natura e le piante come mezzi per migliorare la mia vita e quella degli altri. Attualmente creo giardini e terrazzi che portino felicità basandomi sul rispetto dell'ambiente e sulla sostenibilità, tengo laboratori e scrivo della relazione tra uomo e natura. Credo che le piante giuste possano portare benessere emotivo nella vita delle persone e questa convinzione è alla base della mia "Filosofia Vegetale". Amo camminare nei boschi, da solo o col mio cane Athena, riconoscere le piante selvatiche e condividere la quotidianità con mia moglie Giovanna. Nel 2017 mi sono iscritto al Master in Coaching perché desidero diventare ancora più felice.

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