Paura di guardare

Ognuno di noi ha un genere cinematografico preferito, che alle volte può cambiare con la maturità e la scoperta di nuovi linguaggi visivi.

Per quanto mi riguarda, confesso di aver mantenuto una passione verso un genere cinematografico, probabilmente maturata in età adolescenziale, che ancora mi attira alla scoperta di tutti i nuovi titoli che vengono prodotti ogni anno, ed è l’horror, i film “dè paura”.

I film horror sono solitamente visti come la spazzatura del cinema, a volte anche a ragione, ma anche il peggior film dell’orrore mantiene, almeno ai miei occhi, una sincera dignità, soprattutto rispetto ai blockbuster costruiti a tavolino dai cosiddetti geni del marketing di Hollywood.

Lo spavento è l’emozione più facilmente provocabile al cinema, basta far entrare qualcosa improvvisamente nel campo visivo per assicurare un salto sulla poltrona.

Proprio per questo uno dei motivi per cui molti giovani registi, magari già sceneggiatori o fotografi o registi per la tv, si cimentano spesso nel genere horror per farsi le ossa, visto che solitamente si tratta di produzioni a basso costo.

Questa felice consuetudine fa sì che abbastanza spesso il genere venga contaminato con idee nuove da autori che in seguito dimostreranno il loro valore cimentandosi in generi non considerati di serie ‘b’, ma che gli amanti del cinema possono apprezzare anche in un quello che a prima vista appare come un banale film dell’orrore.

Negli ultimi anni il cinema horror, dopo i fasti degli anni 80 e 90 con varie serie di successo come Halloween, Nightmare e Scream, è diventato un fenomeno più commerciale, un modo per fare buoni incassi con pochi investimenti, il classico “poca spesa, tanta resa” dell’industria cinematografica.

Ultimamente però si è ricominciato a sperimentare ed è facile vedere film di grande valore, come ad esempio i titoli di cui racconterò di seguito.

La caratteristica di questi film è quella di abbracciare completamente i fondamenti base del genere horror, ovvero fare leva sulle nostre paure ancestrali (il buio, il diavolo, la solitudine, l’estraneo) ambientandoli nel quotidiano e legandoli alle paure della vita di tutti i giorni, come la maternità, il sesso, la religione.

The Babadook è uno splendido film australiano del 2014, uscito anche da noi, che racconta del difficile rapporto tra una madre e il proprio figlio nel corso del processo di elaborazione del lutto in seguito alla morte del marito e padre a causa di un incidente d’auto.

A complicare il già difficile compito di allevare da sola un figlio, ci si mette il diabolico libro che dà il titolo al film, che il piccolo Sam crede dia vita ai mostri di cui racconta la storia mentre la si legge.

La storia è raccontata quasi completamente all’interno della casa e del nucleo familiare composto dalla madre e dal figlio, oltre all’ingombrante presenza del ricordo del padre morto.

Quello che più sorprende è l’estrema sincerità con cui sono rappresentati i conflitti tra una madre e un bambino nei momenti di maggiore difficoltà, e non sorprende che la regista del film sia una donna, Jennifer Kent, al suo esordio nel lungometraggio, che dimostra di conoscere molto bene la materia, sia umana che cinematografica, pur trattandola in maniera cruenta e senza fare sconti a suon di buonismo.

Non è certo un film per deboli di cuore e timorati del pensiero crudele, ma è sicuramente un film che dicendo molte verità in modo così diretto e brutale ci costringe a fare i conti con pensieri che normalmente scacceremmo con disgusto dalla nostra mente, commettendo però l’errore di non comprenderne l’origine. Potremmo considerarla una terapia psicanalitica a seduta unica e con esito brillante.

Sul tema del sesso, invece, ritengo che poco o nulla superi un altro film del 2014, proveniente dal circuito indie americano, dal titolo It Follows.

Il film è stato presentato a Cannes nello stesso anno ed ha avuto una buona distribuzione che l’ha reso un successo di critica e pubblico, ma purtroppo non è mai uscito in Italia.

La storia è quella di Jay, la protagonista, una giovane ragazza alle prese con una vera e propria maledizione che inizierà a manifestarsi dopo il suo primo rapporto sessuale… suona familiare, vero?

La manifestazione di questo maleficio, di cui non voglio raccontare dettagli per non diminuirne l’impatto visivo, è forse la cosa più inquietante del film mentre l’ansia e l’angoscia che si insinuano durante la visione, sono gli elementi che rendono quest’opera davvero speciale.

Come se non bastasse, il film è supportato da una colonna sonora di gran classe, ma è indubbio che il merito maggiore vada al regista David Robert Mitchell, al suo esordio nel lungometraggio.

La sua visione lucida e innovativa per il genere fa intuire che vedremo cose molto interessanti nei suoi prossimi lavori.

Per finire The Witch, un film del 2015 in costume che si svolge nel periodo più oscuro della caccia alle streghe nel New England, successivamente agli sbarchi dei pellegrini inglesi nei primi del 1600.

Il film, non ancora distribuito in Italia, segue la triste storia di una famiglia di pellegrini scacciata dal proprio villaggio e costretta a vivere in una landa desolata al limitare di un bosco che cela oscuri segreti, tra cui la presenza di una strega, ovviamente malvagia.

Quello a cui assistiamo però è la rappresentazione in crescendo dei conflitti che maturano all’interno della famiglia stessa, costretta ad affrontare le difficoltà quotidiane che finiranno per alimentare sospetti e minare la fiducia riposta nelle persone più care, con accuse di inadeguatezza e ottusità.

Il tutto ovviamente condito da un contorno di stregoneria che contrasta la fervenza religiosa del capofamiglia, in un connubio fra i due elementi che alla lunga rende difficile capire quale tra i due  risulti essere il più dannoso per la disgraziata famglia.

So che molti inorridiscono all’idea di andare al cinema sapendo che si piglierà un bello spavento, ma è anche vero che si tratta sempre di un’esperienza e in molti casi, come quelli appena raccontati, la qualità dello spettacolo ci premia per la paura provata durante la visione.

Inoltre ci si potrebbe persino accorgere che non è tanto quello che vediamo sullo schermo a farci paura, ma quello che vediamo in noi stessi.

 

The Babadook (2014)

It Follows (2014)

The Witch (2015)

Autore: Gianfranco Taino

Ho un lato razionale e pragmatico che si manifesta nella facilità a lavorare con i numeri, nel tenere i conti e nell’essere preciso e affidabile, e una forte vena creativa che mi ha permesso di lavorare come consulente musicale per sfilate ed eventi, come giornalista e come deejay.

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