I superpoteri dei multipotenziali

Sono sicura di non essere stata l’unica a guardare il TED talk di Emilie Wapnick con interesse e curiosità all’inizio, e con la sensazione che avesse colpito davvero nel segno alla fine. Sembrava che parlasse davvero a me: ero io quella che poteva passare con noncuranza direttamente dal laboratorio alla pista da ballo o da una riunione aziendale a un viaggio on the road in Sri Lanka, quella di cui non si poteva conoscere la passione, perché semplicemente ne aveva tante e tutte diverse tra loro. Avevo scoperto che c’era qualcuno che si era trovato come me nella difficoltà di tenere insieme tutte le proprie anime ma che era riuscito a dare un senso al muoversi continuamente da un argomento a un altro. Certamente la multipotenzialità non compare a partire da questi ultimi anni: pensiamo ai grandi geni del Rinascimento italiano, come Leonardo, Michelangelo o Raffaello, capaci di eccellere in più arti, o al padre fondatore degli USA Benjamin Franklin, politico, scrittore e scienziato, oppure ancora all’inventore e industriale Thomas Edison. In tempi più recenti, David Bowie è forse la persona più citata.

Nonostante questi grandiosi esempi, è vero anche che l’idea che ciascuno abbia un’unica reale vocazione è molto radicata nella nostra cultura: per essere felici e realizzati non bisogna fare altro che trovarla e dedicarle il maggior tempo possibile, se non la vita intera. Esistono in effetti persone, che potremmo definire specialisti, per cui dedicarsi a un solo interesse e una sola carriera è probabilmente la scelta migliore. Non si annoieranno mai e vivranno con la sensazione di aver davvero compiuto il destino che erano stati chiamati a vivere. C’è di che essere davvero felici: conosco ad esempio tanti medici a cui ho sentito dire che non avrebbero mai scelto niente di diverso e che anche ormai in pensione continuano a visitare pazienti per beneficenza, contenti di farlo nonostante la fatica. O, per fare un esempio divertente, penso al draghetto Grisù e alla sua ossessione per diventare pompiere.

In effetti specializzarsi in una cosa soltanto è di solito consigliato: ai colloqui di lavoro spesso l’esperienza di molti anni in un dato settore viene valutata positivamente. Inoltre, quell’unica cosa, quella vocazione diventa un elemento che contribuisce in modo determinante alla propria identità personale: è più facile spiegare agli altri e a noi stessi chi siamo se abbiamo sempre voluto fare una cosa sola nella vita. Però non tutti sono così lineari: i multipotenziali spaziano da un campo all’altro, a volte in modo sequenziale, intraprendendo diverse carriere una dopo l’altra, a volte in modo simultaneo, abbracciando diversi progetti insieme (il che non vuol dire che siano multitasking, che, mi spiace, non esiste nemmeno per loro), a volte con una combinazione personale di entrambe le modalità. E’ facile che i multipotenziali siano giudicati incostanti, senza perseveranza, dispersivi, poco concentrati e che il loro interesse per molteplici progetti sia visto come un difetto da eliminare.

Emilie Wapnick, nella sua guida Diventa chi sei recentemente tradotta in italiano, invece attribuisce loro addirittura dei superpoteri:

  • La capacità di sintetizzare le idee
  • L’apprendimento veloce
  • L’adattabilità
  • La visione generale
  • Il networking

Sono tutte capacità sempre più richieste e anzi la Wapnick suggerisce ben quattro metodi attraverso cui i multipotenziali, lungi dall’essere condannati a carriere poco soddisfacenti, possono invece eccellere senza scegliere una sola strada. Anzi, proprio per la loro capacità di coniugare con facilità ambiti diversi, possono veramente costituire una risorsa creativa e insostituibile. La cosa importante è che non lascino morire tutti i loro interessi e le loro vocazioni: sono la loro vera forza e la loro ricchezza. Tutte insieme costituiscono la loro identità, più simile a un prisma o a un caleidoscopio che a un blocco unitario. Menti colorate, come quella di Ulisse, uomo di multiforme ingegno e forse primo multipotenziale di cui abbiamo notizia. Non a caso, mio eroe preferito dall’infanzia, ma allora ero solo una bambina molto curiosa.

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Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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