Lunedì su misura

Intanto Buon Anno! Ricominciamo i nostri appuntamenti settimanali con il post di una cochee un po’ speciale. A raccontarci il suo percorso di cambiamento è la nostra guest blogger, Loredana Saporito, che di solito qui scrive le storie degli altri.

Oggi vi parlo di me. Sono Loredana Saporito, guest blogger di AccademiA e autrice di molti testi che nelle ultime settimane avete letto sul blog e sul sito.

Fino a tre mesi fa, circa, avevo un contratto a tempo indeterminato, e facevo un lavoro che in molti mi invidiavano: ero giornalista per uno dei femminili più letti d’Italia. Poi, mi sono licenziata.

Ma la notizia non è questa: è che ho avuto il coraggio di farlo. Nonostante la crisi, nonostante lo spread, nonostante i timori di trovarmi in un paese come la Grecia, nonostante la pensione… Nonostante tutti questi “nonostante”, mi sono dimessa e ho detto addio a tutte le comodità e le garanzie che il mio contratto mi assicurava. Ecco, è questa la vera notizia.

Razionalmente posso elencare tutte le ragioni che mi hanno spinto a farlo, ma dentro di me, so che c’è un’unica motivazione: non ero più felice. Amavo (e amo) tantissimo il mio lavoro, parlare con le persone, raccontare le loro storie, dare loro voce, essere sempre sul “pezzo”, con le antenne alzate. Ma non sopportavo la rigidità aziendale che non mi permetteva di esprimermi come volevo, la gerarchia, i gratuiti abusi di potere, e non mi riconoscevo più nelle scelte editoriali. Sono fatta male, pensavo. Stringevo i denti, e andavo avanti, perché ho sempre pensato, come molte persone, che non c’erano alternative, che era così e basta.

Sono cresciuta in una famiglia con un forte senso del dovere: mio padre era un ferroviere, e spesso si svegliava prima dell’alba per andare a lavorare. Quindi per me, lavoro ha sempre significato sacrifici. Non ho mai creduto che si potesse vivere in modo diverso. O meglio, lo ritenevo possibile per gli altri, ma non per me.

Cara grazia che fai un lavoro gratificante, mi ripetevo (e so che fanno lo stesso molte mie colleghe). Che non fai un’attività che non ti piace, noiosa e ripetitiva. Il timore era che se mi fossi licenziata, mi sarei trovata a fare lavori poco soddisfacenti per la mia professionalità, e per tutti gli sforzi fatti per arrivare qui. Che non ci sarebbe stata un’altra occasione così. E non sto parlando di un altro contratto a tempo indeterminato (che è scontato che non avrò mai più, visto il momento storico), ma qualcosa di più profondo, che aveva a che fare con il mio talento.

Che cosa sarebbe successo là fuori, dopo, mi domandavo. Come se “là fuori” fosse abitato da orchi e troll! Come se un direttore furioso e urlante, peggio di qualunque troll, vi assicuro, non l’avessi già affrontato. Come se non fossi in grado di gestirmi un lavoro da freelance, o inventarmi qualcosa coerente con il mio background (ma queste cose le dico ora, con il senno di poi…).

La verità è che da sola non sarei riuscita a uscire da questo circolo vizioso. La mente che ha generato il problema, non può anche generare la soluzione, dicono. Sicuramente avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a superare le mie paure inconsce e farmi “vedere” che anche io potevo vivere e lavorare in modo diverso, più consono ai miei valori, al mio stile di vita. Che il mio talento, la mia professionalità, le mie capacità sarebbero sopravvissute anche DOPO, che non sarebbero evaporate, sciolte come un cucchiaino di zucchero nel caffé.

Certo, avrebbero cambiato forma, ma il contenuto sarebbe rimasto intatto. Anzi, si sarebbe arricchito, perché avrei iniziato a vivere altre vite.

E questa persona è stata Francesca (Zampone).

L’ho conosciuta due anni fa. Partecipavo a un workshop sul talento per un articolo che avrei dovuto scrivere, e l’organizzatrice me l’aveva presentata come Talent Manager di un’importante azienda internazionale. Che cosa affascinante, ho pensato: una coach che allena il talento dei suoi dipendenti. Il feeling è scattato immediatamente. Ed è diventata una delle mie esperte di fiducia, quando dovevo scrivere pezzi sulla leadership femminile, sul valore, sulle scelte di vita…

Ogni tanto, mi lanciava dei messaggi, ma io resistevo. Pensavo di conoscermi molto bene, ed ero certa di non aver bisogno di una coach che rimettesse ordine nei miei pensieri. Sapevo perfettamente cosa non andava, cosa mi faceva soffrire, cosa mi stava stretto. Sapevo tutto, è vero, ma non facevo nulla per cambiare: mi trascinavo, impantanata. Perché non credevo veramente in un’alternativa possibile.

Un giorno, più esasperata del solito, ho deciso di provare e ho iniziato a fare coaching con lei. Nel giro di qualche mese la mia consapevolezza è diventata scelta inevitabile. La strada a senso unico che vedevo fino poco prima, si è biforcata e io mi sono trovata davanti a un bivio: da un lato, c’era la vita che stavo conducendo, che sarebbe rimasta uguale per i prossimi anni; dall’altro, una vita piena di incognite, ma che potevo plasmare come volevo (cosa che sto facendo).

La decisione era lì, davanti a me. Rimaneva solo un passo da fare, per compierla: affrontare e superare le paure che mi bloccavano. Sembra una cosa complicata e inaffrontabile, perché le paure sono subdole, fluide, difficili da afferrare, e per questo sembrano ancora più mostruose. Come l’ombra creata dalla luce di una candela, che danza e muta forma. Ma quando le analizzi una per una, ti rendi conto che a volte sono davvero infondate, e soprattutto che sono gestibili, che ciascuna di loro ha una soluzione. Ed è quello che ho fatto: sono una patita delle Do it list, mi salvano la vita. Ho cominciato a farle anche per le paure: a ogni timore, corrispondeva una soluzione pratica, da trovare. Quando ho avuto la mia rosa di risorse, ho sentito che ero pronta. E ho fatto il salto.

Ed ora eccomi qui, a raccontarvi la mia storia, il mio cambiamento. La mia nuova vita piena di opportunità. E vi scrivo da casa mia, mentre i miei gatti ronfano sul divano: e vi assicuro che è tutta un’altra cosa.

Autore: Marco Bonora

Introverso, ingombrante, risvegliato a 40anni da coma lavorativo cerca disperatamente persone appassionate di qualsiasi cosa. Offro ironia caustica, soluzione problemi, creatività, cucina gourmande e musica indie/alternative. Astenersi perditempo

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