Lo spazio dell’Accademia – dietro le quinte

In azienda, ho sempre lavorato in un open space o in un ufficio condiviso fra tre o più colleghi: la sensazione di avere un posto tutto mio dove studiare, ricevere i clienti, lavorare l’ho avuta solo quando sono diventata parte di ADF. La cosa particolare è che questo stesso luogo è anche quello che mi ha permesso di diventare quello che adesso sono, cioè un coach. Quando ero studente e frequentavo il master, venivo qui una volta al mese per un solo weekend e mi ricaricavo di energia per affrontare tutto quello che stava fuori: un lavoro che non amavo più e una vita che non mi corrispondeva. Mi chiedevo come sarebbe stato poterlo frequentare ancora di più. Ora lo posso dire: un curioso e particolarissimo mix di frenesia, energia, calma e riflessione.

Quando arrivo in ADF al mattino, generalmente qualcuno è già lì e mi saluta e mi accoglie con un sorriso e un buongiorno, il che è già un ottimo inizio. Io amo poi prendermi subito un caffè: è un’abitudine che mi è rimasta da quando lavoravo in azienda e per me significa che quando lo finisco è ora di mettermi al lavoro. Apro il PC e poi ogni giorno è diverso da un altro, il che è quello che mi fa amare particolarmente stare qui.

Innanzitutto, moltissime persone al giorno aprono la porta di Accademia: persone che sono venute a trovarci per informarsi di persona, coachee, soci, fornitori, ospiti. Potrebbe sembrare un via vai disordinato ma non lo è: lo definirei più un accumularsi creativo di belle persone. Ciascuno entra con la sua idea o la sua domanda e questo luogo accogliente lo rende disposto a condividerla. Questo fa crescere tutti: come dice un vecchio detto, se ciascuno ha un’idea e la condivide, alla fine tutti abbiamo idee in più senza perdere le nostre. Il risultato totale è sempre un arricchimento, mai un impoverimento.

Come si diceva in un altro post il tutto è condito da risate e battute, perché ci chiamiamo Accademia della Felicità e perché abbiamo come obiettivo quello di rendere le persone felici, d’accordo. Ma anche perché qui dentro lo siamo noi per primi. Certo, non tutti i giorni sono allegri, perché sarebbe innaturale pretenderlo, ma è innegabile che le emozioni positive qui abbiano il sopravvento. Divertirsi mentre si lavora: qui si può fare e non soltanto perché il lavoro che ho scelto mi piace, ma perché l’ambiente mi porta a essere positiva e leggera.

A me piace anche la frenesia che si respira: una frenesia buona, fatta di rinnovamento continuo. Sembra di stare nella bottega del barbiere di Siviglia: facciamo di tutto, pronti prontissimi, da quando apriamo al mattino a quando l’ultimo dei partecipanti ai corsi (guardate quanti ce ne sono qui) chiude la porta.

Allora, quando tutti sono usciti, c’è un po’ di respiro. Le persone se ne vanno ma hanno lasciato la loro energia, che si deposita piano piano. Tutto ridiventa più tranquillo. E’ la quiete, ben meritata, dopo la tempesta, dopo il turbinio di persone, idee, parole, scambi.

Invece di chiudere subito e andarmene, a me piace restare ancora un po’ a godermi il silenzio, magari solo sedendomi e bevendo un caffè o una tisana, magari aprendo a caso uno dei libri, che tanto non mancano mai. A volte guardo solo il soffitto e mi riposo un pochino, prima di buttarmi di nuovo nel traffico di Porta Romana. Penso a quante parole hanno sentito le pareti, a quante persone sono state qui dentro, a tutta l’energia che è stata scambiata, a tutte le idee che mi verranno, ne sono sicura.

Poi giro le chiavi nella porta di vetro e lascio che il portone di legno mi si chiuda alle spalle. Ho passato un’altra giornata in un luogo speciale, che ha significato molto per me e che sono riuscita a portare nella mia vita. E’ facile che non sia da sola e che qualcun altro che è rimasto fino all’ultimo mi accompagni. Mi piace anche questo: avere la possibilità di non essere sola. Si può davvero uscire in città, adesso.

Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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