Che bel film che ho letto, che bel libro che ho visto

 

Ci sono vere e proprie scuole di pensiero, naturalmente agli antipodi.

Il libro è sempre meglio di un film.

Ma va, è al cinema che le storie prendono le ali ed escono dalle pagine in bianco e nero dei libri.

Non ho mai creduto alle generalizzazioni e credo si debba sempre valutare di caso in caso. Anche se, in fondo in fondo, ho sempre tifato per i libri.

Beh, ultimamente mi sto ricredendo. Ci sono almeno cinque grandi film tratti da altrettanti libri, già premiati ai Golden Globe e in nomina per l’Oscar.

Sono L’amore bugiardo – Gone Girl, Alan Turing – Storia di un enigma, American Sniper, Still Alice e Unbroken. Per amore di completezza ci sarebbe anche The Water Deviner ma non si tratta né di un grande film né di un grande romanzo. Un po’della serie non l’ho visto, non l’ho letto e non mi piace.

Torniamo invece alla Top Five.

Si passa da una storia alla Hitchock che trova nell’amore la sua miccia di follia come L’amore bugiardo a una storia epica, di seppur diversa sofferenza, che invece nell’amore si redime come nel caso di Unbroken.

E ancora da una storia che ha rivoluzionato la tecnologia moderna inventando il computer come in Alan Turing – Storia di un enigma facendoci scoprire un nuovo, fragile eroe a un’altra che demistifica il concetto di eroe come in American Sniper.

Still Alice è forse un discorso a parte. Perché qui la storia è quella di una rinomata linguista che un giorno perde una parola. E non la ritroverà mai più. E anzi ne perderà ancora tante altre. Sinceramente non ho letto il romanzo e non credo lo farò perché mi basta guardare Julianne Moore che è drammaticamente sublime. Come drammaticamente sublime è Mordecai Richler nello scrivere quello strepitoso romanzo che è La versione di Barney diventato un filmetto non all’altezza. Ecco qui faccio il tifo per un libro, La versione di Barney, e un film Still Alice. Entrambi trattano di due persone che le perdono le parole. Ma in Barney la potenza della scrittura ti restituisce tutta la grandezza di un personaggio difettato. Mentre in Alice sono le immagini a farlo.

Uno a uno: finisce così l’eterna partita tra le immagini e le parole?

Autore: Daniela De Rosa

Per oltre venti anni ho lavorato come editor per Sperling&Kupfer, Guanda, Garzanti, Kowalski e Gribaudo. Una vita, la mia, a rincorrere storie. Adoro viaggiare (non solo con la fantasia), andare al cinema, fare sport e mangiare giapponese con mia figlia guardando “The Big Bang Theory”.

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