Siamo fatti di storie, non di sogni

“Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”

William Shakespeare, La Tempesta, Atto IV

Shakespeare ha scritto una frase ormai leggendaria e intendeva dire che la natura umana è come quella dei sogni: impalpabile e incerta. I sogni svaniscono nel giro di un batter d’occhi – letteralmente – quando ci svegliamo, per poi riapparire ancora completamente diversi la notte successiva: non c’è niente di più mutevole e inafferrabile.

Nella vita quotidiana e reale, invece, abbiamo bisogno di appigli e punti fermi, di qualcosa che non sia così discontinuo e diverso di volta in volta come i sogni. Abbiamo bisogno anche di un filo che colleghi questi punti, in modo che non siano isolati e che si possa passare facilmente da uno all’altro. Abbiamo bisogno di schemi e storie.

Il cervello naturalmente lo sa benissimo e per questo il neurologo e scrittore Oliver Sacks sosteneva che abbiamo nel cranio fondamentalmente una macchina per produrre storie. Siamo bravissimi a individuare schemi nell’ambiente che ci circonda: ad esempio a riconoscere forme, specialmente volti, anche dove non ce ne sono, come nelle nuvole. Nello stesso modo in cui vediamo una figura astratta e riconosciamo un viso, la nostra mente vede uno schema di eventi e vi individua una storia. Anzi, non vogliamo proprio stare senza: continuiamo a inventare narrazioni e facendolo regaliamo un senso a quello che ci circonda.

C’è un divertente esperimento in cui viene fatto vedere ad un gruppo di persone un filmato con figure geometriche i cui lati si aprono e si chiudono a caso e si spostano, e poi viene chiesto loro di descrivere cosa hanno visto. Le interpretazioni vanno da una specie di favola in cui il triangolo cattivo vuole ingabbiare un piccolo cerchio che però grazie all’aiuto di un grande quadrato riesce a uscire, a una telenovela in cui un quadrato si oppone all’unione di un triangolo e un cerchio. Insomma, solo una minima percentuale di persone descrive il video per quello che è: una serie di figure geometriche casuali. L’istinto a raccontare e a interpretare i fatti mettendoli insieme in modo che abbiano un senso compiuto è più forte dell’evidenza.

Non solo siamo bravissimi come narratori, ma subiamo il fascino di una storia ben raccontata: sappiamo bene come si fa a immedesimarci nei personaggi e a provare emozioni mentre li seguiamo. Il racconto parla sia alla nostra parte razionale sia a quella emotiva e risponde alla nostra ricerca di un senso alle cose. Per questo motivo lo storytelling funziona così bene ed è uno strumento così efficace. Per questo motivo le persone hanno sempre raccontato storie, favole, miti. Poi hanno cominciato a scriverle e poi ancora a stamparle: le storie a questo punto non hanno più avuto confini.

Le storie e i libri dove sono custodite ci aiutano a prendere coscienza di chi siamo e di dove vogliamo andare: possiamo rispecchiarci in loro e attraverso di loro farci domande su come stiamo e cosa proviamo, magari trovando risposte a cui non avevamo pensato. I libri spesso ci offrono le parole che non riusciamo a trovare e le storie che abbiamo bisogno di sentire e lo fanno in modo assolutamente non giudicante. Possiamo rivolgerci a un libro, ai suoi personaggi e alle loro avventure sicuri che loro non avranno niente da ridire sulle nostre. Il libro e la narrazione diventano sia uno svago per far riposare la mente sia un modo per riflettere sulle nostre, di avventure.

Se in quello che ho scritto avete riconosciuto le basi del coaching, avete ragione: i libri e le storie possono essere usati all’interno di un percorso di coaching, che in questo caso viene definito di bookcoaching, perché aiutano a fare introspezione. Affrontando con diverse persone questo percorso, mi stupisco ogni volta di come lo stesso libro venga interpretato in modo diverso a seconda dei coachee: ognuno porta al suo interno la sua esperienza personale e trova spunti e riflessioni che possono aiutare a trovare risposte o a stimolare ulteriori domande. Ognuno in un libro incontra soprattutto quello che sta cercando: la storia e i personaggi offrono una cornice comprensibile e aiutano a fare chiarezza dove abbiamo bisogno. È il potere universale della narrazione, che il nostro cervello conosce così bene da non farselo mancare mai.

Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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