Leggere i classici

 

Può capitare che ci siano, nel corso dell’anno, periodi in cui la produzione editoriale è talmente prolifica da poter creare stordimento a coloro che si recano in libreria in cerca di nuove ispirazioni. A me è capitato recentemente: ho avuto la sensazione che la proposta pre e post natalizia fosse così abbondante da sentirmi sopraffatta dal poter – troppo – scegliere.

A nulla è valso pensare di lasciarmi guidare dalla grafica di copertina: alla lettura della trama, l’occhio mi cadeva inevitabilmente sul libro a fianco, insinuandomi subito il dubbio che il romanzo giusto, assolutamente imperdibile, non fosse quello che avevo in mano. Di fronte a questa sorta di indigestione di stimoli, sono uscita sconfortata dalla libreria.

Tornata a casa, ho fatto ricorso a “Curarsi con i libri” di Ella Berthoud e Susan Elderkin, due libroterapeute: una sorta di prontuario dove trovare “rimedi letterari per ogni malanno”, come si specifica nel sottotitolo. Poiché sono contenuti anche consigli per idiosincrasie tipiche della lettura, ho cercato la soluzione al mio malessere. Questo il responso: riprendere in mano qualcosa che già sappiamo valga la pena leggere, e imparare l’arte della rilettura. Ed è allora che ho abbinato la rilettura ai classici, e mi è venuto in mente Calvino. Il perché ve lo racconto nei suggerimenti del mese, insieme a due libri che rappresentano i “miei” classici, letti una vita fa e riscoperti, in questa occasione, come un nuovo territorio di avventura.

 

“PERCHÉ’ LEGGERE I CLASSICI” – Italo Calvino (Mondadori)

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito “sto rileggendo” e mai “sto leggendo”.

Così esordisce Italo Calvino in un suo scritto dell’81 che dà il titolo a “Perché leggere i classici”, raccolta di saggi uscita postuma. Secondo lo scrittore, il prefisso davanti al verbo (ri- leggendo) indica spesso un senso di colpa da parte di chi si vergogna ad ammettere di non aver letto un libro famoso, di quelli considerati indispensabili. Ma prosegue, poi, dicendo che una vita non basta per leggere l’enorme numero di opere fondamentali esistenti al mondo, provvedendo così a rassicurarci, se riconosciuti in questa modalità.

Enuncia poi altre interessanti “proposte di definizione”, tra cui: i classici possono essere quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati, ma anche una ricchezza non minore per chi li legge per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

Una vera ri-lettura offre una prospettiva diversa rispetto alla precedente: pensiamo infatti a quei libri letti a scuola, magari per obbligo, senza gli strumenti necessari per cogliere delle profondità tra le righe che solo la maturità, una maggior consapevolezza di sé e della vita, permette di cogliere.
Calvino era un “lettore onnivoro” e aveva moltissimi autori e testi che ammirava o riteneva importanti. A questi spesso dedicava saggi e articoli, e in questo volume ne possiamo trovare più di una trentina che possono essere d’ispirazione per chi desideri un consiglio di lettura.

Ognuno di noi però, se ci pensa, ha dei classici che gli appartengono. Suoi, e per svariati motivi. Di epoche differenti, persino contemporanei, non necessariamente importanti. E, con questi, tutti possiamo creare il nostro canone di riferimento: quell’insieme di libri fondamentali per la nostra cultura e per la nostra definizione come persone.

 

CIME TEMPESTOSE – Emily Brontë (varie edizioni)

Odio, vendetta, solitudine in questo romanzo, ma soprattutto l’esaltazione dell’amore fou, quella passione che conduce alla morte. Il tutto in mezzo a brughiere tormentate e spazzate dal vento che contribuiscono a creare un’atmosfera densa, struggente e quasi gotica.

Il romanzo di Emily Brontë narra la storia di Heathcliff, orfano che arriva nella tenuta di Wuthering Heights, di proprietà del signor Earnshaw, che lo accoglie in famiglia suscitando il disappunto dei figli Hindley e Catherine. Ma se il trovatello riuscirà col tempo a conquistare l’amicizia e l’affetto di quest’ultima, Hindley odierà sempre e sempre di più l’intruso, e dal desiderio di vendetta iniziale si scateneranno tutta una serie di vendette trasversali sempre più violente e difficili da fermare.

La passione e la necessità di affermazione del suo diritto all’amore conferiscono a Heathcliff una sorta di fascino crudele. “Cime tempestose” è la storia di un amore impossibile, quello fra Catherine e Heathcliff, separati da un contrasto di classe eppure così uguali da fondersi in un unico sentire.

Un libro potente e selvaggio che mostra quanto una passione distruttiva possa piegare le anime spingendole al limite estremo delle proprie azioni.

 

MOBY DICK – Herman Melville (varie edizioni)

La storia è conosciuta, ed è quella del viaggio di una nave comandata da un capitano – Achab – a caccia di balene e capodogli, in particolare della balena bianca, così enorme e terribile da apparire come un animale mitologico. Anche qui, si parla di un’ossessione e delle sue conseguenze. Ma non solo. Moby Dick è un libro impegnativo da leggere, lungo e pieno di digressioni. Ci sono moltissime pagine che si perdono nell’approfondita descrizione dei cetacei e, anche nel racconto, molti termini sono mutuati dal linguaggio marinaresco e quindi non di semplice comprensione. Si affrontano riflessioni scientifiche, religiose, filosofiche: la metafora del viaggio in mare sta per la descrizione della vita umana, e si passa da una testarda ricerca dei segnali che ci fanno pensare di poter interpretare il destino, alla consapevolezza dei limiti della conoscenza.

La lettura di quest’opera richiede lentezza e meditazione, e insegna la pazienza. Melville ci ricorda che per ogni scelta è richiesto silenzio, valutazione e preparazione per non soccombere ad essa. E nel racconto dell’interazione dell’uomo con la natura, nel suo tentativo di controllarla, domarla, trarne profitto o sconfiggerla, ci dice che non tutto va sempre come vorremmo, insegnandoci ad accettare i nostri limiti.

Autore: Anna De Pascalis

Rodigina di nascita, veneziana per amore. E poi Bologna, Firenze e Londra nel cuore. Un’adolescenza negli Anni ’80, tra capelli cotonati, glitter e musica pop, spiega una perdurante predilezione per i colori accesi e le braghe di pelle. Mi piace scoprire posti nuovi e organizzare piccoli viaggi slow. Il cibo cucinato con passione e presentato con cura è un dono che apprezzo tantissimo. Ottimista, ironica e diplomatica, cerco sempre di guardare al di là delle apparenze e di stupirmi delle cose di ogni giorno. Ho frequentato il Master in coaching di Accademia della Felicità per conoscermi meglio e per aiutare gli altri a creare la vita che desiderano vivere.

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