Stringere il cuscino e piagnucolare non ti aiuterà

Esercizio di aderenza: la playlist (senza senso) musicale del mattino

Settembre non è un mese semplice, per molti segna l’inizio del nuovo anno. Si parla sempre di nuovi progetti, si compilano liste di buoni propositi per non rispettarli, i bimbi e i ragazzi con lo zaino in spalla ripartono ogni mattina verso la scuola o l’università, quelli con più capelli bianchi, spesso, si siedono e si arrovellano in uno dei bilanci annuali, uno dei tanti.

A settembre o sbuffi tanto se si riprende, dopo la pausa estiva, una quotidianità che ti va stretta, o sei carico come una molla pronto ad affrontare un’agenda piena di appuntamenti e incontri, scadenze e partenze (pure ritorni), se la tua vita è come tu la vuoi.

Lo penso da un po’. È tutta una questione di aderenza e di scollamento. Se la tua vita rappresenta quello che sei, può apparire agli occhi degli altri un casino completo, ma tu difficilmente ti sentirai svilito, abbattuto o annoiato.

Se la tua vita è fortemente scollata da quello che sei, molto probabilmente al mattino ti sveglierai con un’imprecazione e non sorridendo e la sera, spererai sempre che sia quella del venerdì, perché “Siii, è venerdì” e per due giorni metterai pausa alla tua vita, a quella quotidianità che dal lunedì al venerdì non ti rappresenta e per cui sei costretto, per affrontarla, a sistemarti una bella maschera in faccia.

Quando penso alle versioni scollate di noi, inizio a cantare, spesso solo con la mente perché in luogo pubblico o quando non sono in solitudine preferisco risparmiare a chi mi circonda la mia voce da cornacchia, un pezzo di Franco Battiato che si chiama, non a caso “Un’altra vita”. Ecco il testo: “Certe notti per dormire mi metto a leggere E invece avrei bisogno di attimi di silenzio Certe volte anche con te e sai che ti voglio bene Mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca Mi innervosiscono i semafori e gli stop E la sera ritorno con malesseri Speciali Non servono tranquillanti o terapie Ci vuole un’altra vita Su divani abbandonati a telecomandi in mano Storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono Sulle strade la terza linea del metrò che avanza E macchine parcheggiate in tripla fila E la sera ritorno con la noia e la stanchezza Non servono più eccitanti o ideologie Ci vuole un’altra vita”.

Battiato insomma, come al solito, non ci va piano e sferra il colpo di grazia. Piangerci addosso però non aiuta quindi è il caso di sedersi, rimboccarsi le maniche e mettersi davanti ad uno specchio e iniziare a porsi delle domande toste, spesso dolorose (…Perché e come sono arrivato sino a qui? I miei giorni stanno rispecchiando le mie aspettative o quelle di qualcun altro? Perché non riesco a far cadere la penna a lavoro? Perché anche il tempo libero è carico di ansia e tensione? Perché la domenica pomeriggio inizio ad essere terribilmente insofferente? Chi mi costringe a fare questa vita? Cosa mi costringe a fare questa vita? Se decidessi di cambiare tutto, cosa potrebbe accadermi di così brutto tanto da avere così tanta paura di provarci?).

Ok, può sembrare terribile dare una risposta a queste domande ma senza difficilmente riuscirai a fare il passo successivo. È successo anche a me e non nascondo che è un esercizio di consapevolezza, un costante work in progress, che continuo a fare per scardinare i tasselli di vita più ostili che mi rendono poco soddisfatta.

Iniziare a smantellare quelle false convinzioni che ti hanno portato sin qui, iniziare a seguire le tue aspettative e iniziare a scegliere non per gli altri (temo che a volte sia più facile scegliere in base alle aspettative degli altri così sai già in partenza contro chi puntare il dito, se non ti senti realizzato e in pace con te stesso).

Se mai ti trovassi in questa condizione, l’atteggiamento meno utile è quello di stringere il cuscino e piagnucolare.
Al mattino, invece di imprecare, prova ad affrontare quella giornata che non ti appartiene facendo qualcosa che ti piace. Inizia con un esercizio di “aderenza” di te stesso con la tua vita. Così il risveglio sarà meno crudele e non rappresenterà solo l’inizio di un’altra giornata drammatica.

Potresti fare una corsetta al parco o una nuotata in piscina se ami lo sport, potresti scrivere su un diario in modalità flusso di coscienza se la tua terapia è la scrittura o potresti, ed è quello che faccio io di solito, ascoltare della musica.

Insomma, perché non provare a creare una playlist del mattino in cui io non inserirei nulla di sofisticato (non mi pare che sia utile per il mattino)? Non pensarci troppo. Scrivi su un foglio un elenco di pezzi che ti mettono di buon umore e che ti fanno canticchiare. Organizza un concerto sotto la doccia :D.

Io c’ho provato ed il risultato è bizzarro e disimpegnato come dovrebbero essere i risvegli leggeri e spensierati.

Non è detto che i testi dei pezzi che sceglierai saranno poco impegnativi, è importante che ci sia qualcosa (un verso, una nota) che ti dia coraggio e voglia di incominciare a vivere le tue giornate con un sorriso o con una coccola (musicale). Credimi, ti è dovuto. Conceditelo.

Playlist (senza senso) musicale del mattino

Pulp – Common People

Clash – Lost in the supermarket

St Vincent – Los Angeles

Arcade Fire – Reflektor

Bowie – Let’s dance

Duran Duran – The Chaffeur

Madonna – La Isla Bonita

Giuni Russo – Alghero

Loredana Bertè – Non sono una signora

Pooh – Dammi solo un minuto

Subsonica – Tutti i miei sbagli

Scisma – Tungsteno

Gazzelle – Meglio così

Decibel – Contessa

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Antonella Iacobellis

Autore: Antonella Iacobellis

Sono avvocato e ho lavorato per studi nazionali e internazionali, e società di consulenza nell’ambito del diritto del lavoro. Mi occupo di gestione dei rapporti di lavori, licenziamenti, riorganizzazioni e ristrutturazione aziendali. Sono docente per diversi Master de Il Sole 24 Ore sempre nell’ambito giuslavoristico e nel 2018 ho frequentato il Master in Coaching di ADF. L'ho fatto perché mi spaventò una definizione che mi era stata data di me e che trovavo, ahimè, pericolosamente calzante: un criceto che corre nella ruota. Se per il criceto, la ruota è un indispensabile elemento della sua gabbia perché ha la funzione di una vera valvola di sfogo e lo aiuta a  tranquillizzarsi, per me era inaccettabile identificarmi in una persona che correva affannata in una ruota, senza alcuna meta, in maniera ossessiva. Grazie al Master ho preso in mano la mia vita nel vero senso della parola. Nuovi progetti di lavoro che non sono più sogni nel cassetto, più spazio per me, una casa più ordinata e che mi rappresenta di più, tempo per i miei interessi… insomma ho imparato a coltivare l’amor proprio.

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