L’intelligenza delle emozioni

Troppo spesso quando si fa riferimento all’intelligenza si intende una capacità razionale, che il cervello usa per discernere e valutare usando un qualche tipo di logica e di ragionamento. Diciamo che qualcuno è intelligente se ha trovate brillanti, se riesce a capire prima degli altri come le situazioni evolvono e se riesce a risolvere problemi che per altri non sono neanche avvicinabili. Troppo spesso definiamo intelligente chi sa argomentare, chi usa termini difficili, chi ha memoria e sa collegare diversi fatti tra loro.

Questa intelligenza per gli appassionati come me di Star Trek è rappresentata dal razionale dottor Spock, il famoso vulcaniano dalle orecchie a punta, che è sempre lucido e affidabile e arriva a delle conclusioni inoppugnabili grazie appunto alla logica. Il suo grande amico nonché superiore, il capitano Kirk, è di tutt’altra pasta. La sua intelligenza non risiede tanto nel fare deduzioni appropriate, quanto nel saper capire le persone (persino aliene!), saperle guidare e saper fare quello che è giusto per lui e per loro. Questo gli dona un’incredibile forza e un carisma inscalfibile.

Il capitano possiede in massimo grado quella che a partire dagli Anni ‘90 è stata definita intelligenza emotiva, cioè quella capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. Sembra qualcosa di innato: in fondo tutti sappiamo benissimo cosa vuol dire provare un’emozione e in  riusciamo anche a capire immediatamente cosa provano gli altri (naturalmente non parliamo di sentimenti complessi come potrebbero essere l’amore o l’amicizia ma emozioni più semplici come la gioia, la rabbia o la paura). Quindi, in quanto umani, sappiamo provare emozioni e sappiamo riconoscerle nei nostri simili: è qualcosa che sappiamo fare fin da appena nati ed è talmente automatico per noi che lo diamo per scontato. Guardiamo i bambini, anche molto piccoli: loro sanno subito se qualcun altro è triste o arrabbiato o contento. Sono naturalmente empatici, cioè in grado di riconoscere cosa provano gli altri, e questo indica che questa capacità è di tutti noi. Però non tutti siamo il capitano Kirk. Cioè tutti sappiamo riconoscere le emozioni ma questo non significa che sappiamo gestirle.

Come sviluppare l’intelligenza emotiva

Come facciamo a capire cosa sono le emozioni, saperle maneggiare e sviluppare l’intelligenza emotiva, per stare meglio sia noi stessi sia con gli altri?

La prima cosa da raggiungere si chiama autoconsapevolezza: vuol dire che dobbiamo imparare a riconoscere prima di tutto le nostre, di emozioni. Dobbiamo saper dire cosa proviamo e quando, il più esattamente possibile: questo perché, se lo sappiamo, possiamo gestirlo e soprattutto apprezzarlo. Talvolta si pensa che la consapevolezza delle nostre emozioni ci possa togliere la spontaneità che le caratterizza: invece, avere il controllo sui nostri sentimenti non vuol dire reprimerli, anzi. Vuol dire saperli esprimere nella loro pienezza, senza rischiare che la loro forza investa noi o gli altri e ci si faccia del male.

C’è una categoria di persone in realtà che per mestiere ha a che fare con le emozioni e prova a tirarcele fuori nel loro grado più intenso: si chiamano artisti. Possiamo provare a imitarli affidandoci proprio all’arte con questo semplice esercizio:

  • Potete quindi scegliere la vostra arte preferita (musica, letteratura, pittura, cinema, fotografia, teatro, scultura, non ce n’è una migliore delle altre) e andare alla ricerca di quelle opere che vi smuovono qualcosa, che vi fanno piangere, ridere o arrabbiare senza magari neanche un vero motivo.
  • Quando ne avete radunate un po’, magari anche provando a mischiare opere teatrali, poesie, quadri, fotografie, con un po’ di allegro disordine, o divertendovi a trovare quella canzone che proprio proprio vi disgusta o quel quadro che invece vi regala calma, avrete formato una specie di catalogo delle vostre emozioni.
  • La vostra lista è come uno strumento musicale che può farle risuonare dentro di voi: potete usarla per avere una guida su come vi sentite in un certo momento (magari spaventati come quando guardate Shining) oppure per evocarne qualcuna (voglio sentirmi forte come quando ascolto i Queen).

Imparare a conoscersi è naturalmente solo il primo passo, però è fondamentale: è un viaggio, più che qualcosa di fisso e quindi anche la lista suggerita precedentemente può essere arricchita o cambiata via via, proprio come cambiamo noi.

Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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