Come diventare quello che si è

Quasi esattamente un anno fa, il 30 giugno 2017, restituivo il badge dell’ufficio dove ero stata per più di sette anni. Per la prima volta nella mia vita non era per prendere servizio in un’altra azienda. Mi ricordo perfettamente l’incredulità dei colleghi: mi chiedevano se davvero non avessi un altro contratto, mi dicevano che, certo, sarebbe stato comprensibile da parte mia non voler diffondere il nome del mio prossimo datore di lavoro ma che in fondo, alla fine, l’ultimo giorno, avrei di sicuro rivelato l’arcano. Non avevano tenuto conto che non c’era nessun mistero da svelare: avevo detto la verità. Davvero me ne stavo andando con l’unica sicurezza di un numero di una partita iva appena aperta. L’unica certezza? Sarò sincera: no. Sapevo benissimo quello che avevo già fatto, sapevo quello che avevo studiato, sapevo di aver appena finito le lezioni del master in coaching, sapevo che volevo provare a diventare tutto quello che volevo. Non sapevo moltissimo, d’accordo, e per di più il tutto aveva i contorni sfocati delle cose in lontananza. Mi spaventavano in realtà le cose più banali: ma adesso che non devo più andare in ufficio, dovrò puntare ancora la sveglia (spoiler: sì)? Devo comprare un’agenda (spoiler: sì)? Mi serviranno tanti quaderni (spoiler: non moltissimi)?. La domanda fondamentale rimaneva sullo sfondo: bene, il dado è tratto. E adesso? Come me la cavo adesso? Potrà sembrare strano, ma non ho risposto io a questa domanda.

È successo qualcosa che non mi sarei mai aspettata: una volta fatto il primo passo – le dimissioni – le occasioni si sono moltiplicate. Sono diventata socia di Accademia della Felicità, sono stata accettata a un master all’Università di Bergamo, ho ripreso a studiare la mia passione, le neuroscienze, sono diventata un coach. Mi hanno contattato per consulenze varie altre aziende farmaceutiche e una startup di informatica. Mi sono data allo yoga e alla salsa, io che ho sempre fatto solo palestra e ballato tango. Sono sempre stata una donna di mare e di pianura eppure mi sono appassionata all’arrampicata e alle passeggiate in montagna. Il bello è che le ore in una giornata sono sempre 24 e mi pare anche di dormire più di prima. Lavoro anche più di prima, se devo essere sincera. Mi sono chiesta più volte dove stesse il segreto di queste attività sbocciate negli ultimi mesi: sono sempre stata una persona con mille interessi, ma mai così variegati. Poi mi sono risposta che un anno fa, dicendo no al mio lavoro in azienda, avevo rifiutato tutto quello che mi frenava. Simbolicamente mi ero ribellata a tutti quelli che mi volevano in un modo o in un altro. Il loro modo, però, mai il mio. Un modo parziale, per certi versi rassicurante, sicuramente limitante.

Frequentando il Master in coaching avevo capito che quel modo mi stava stretto ormai: era come un vestito diventato corto perché ero cresciuta. E io per un po’ ho continuato a tirarlo da una parte e dall’altra perché mi andasse di nuovo bene ma non c’era verso e, alla fine, l’unico modo di liberarmene è stato uscire dal vestito vecchio e andare a fare shopping! Una volta che ho cominciato a considerare il tutto come una liberazione e non come una perdita, e me stessa come un animale che cambiava pelle pur rimanendo sempre lo stesso, allora il passo è stato naturale. Non facile, perché non c’è stato nulla di scontato o di semplice, ma naturale, senza ostacoli, automatico. Il resto è arrivato di conseguenza.

Gran parte di tutto quello che è successo dopo il mio ultimo giorno in ufficio non lo avevo esattamente programmato così come si è realizzato. Avevo pochi punti fermi: diventare coach, vivere da freelance, dedicarmi a quello che mi appassionava. Ed è solo da quelli che si è sviluppato tutto il resto. Io ho “solo” dato il calcio d’inizio. Se devo essere sincera, la cosa più importante che ho imparato in questo anno è che è necessario fare il primo passo verso la direzione che vuoi. La strada si fa facendola. La si deve guardare prima su una mappa, certo, perché sarebbe da irresponsabili non sapere dove si sta andando: ci si perderebbe dopo pochissimo. Ma poi si deve iniziare ad avviarsi: è sufficiente un primo passo da parte nostra perché alla fine tutto intorno a noi si muova. Me lo avevano detto al master e mi sembrava una magia difficile e arcana: ora so che succede davvero, concretamente, nella vita di tutti i giorni.

Se l’esperienza di Francesca Saracino ti ha incuriosito, in autunno non perdere i workshop che terrà in ADF: a ottobre ci sarà quello su Il cervello felice e a novembre Multipotenziali e felici. Trovi tutte le informazioni sulle pagine degli eventi. Se, invece, stai pensando a un ciclo di coaching one to one, puoi seguire con Francesca un percorso di Coaching per multipotenziali.

Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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