E tu come fiorisci?

Qualche tempo fa ho letto un testo interessante: Qualunque fiore tu sia sboccerai, un dialogo filosofico tra Daisaku Ikeda e Lou Marinoff sul tema delle potenzialità illimitate dell’individuo. Mi è piaciuta molto la metafora del fiore presente nel titolo perché pone l’accento sull’inestimabile ricchezza e sulla capacità di creare valore insite in ognuno di noi. In particolare, mi sembra molto importante riconoscere la diversità di ogni individuo che gli garantisce di “sbocciare”, ossia di manifestare il meglio di sé al momento giusto, proprio come fanno i fiori che appartengono a specie diverse.

Utilizzo il termine fioritura riferito a noi esseri umani in senso figurato, per indicare un momento di slancio, di particolare crescita, di sviluppo (e relativo benessere) nella persona, di qualsiasi età, sesso e ceto sociale essa sia.

Il fiore è l’organo della pianta che ha come fine ultimo quello di garantirne l’impollinazione e quindi la riproduzione (sì: è l’organo sessuale!). Al fine di essere fecondata, la pianta raccoglie tutte le sue forze e si mette in mostra per essere visibile dagli insetti pronubi oppure per diffondere il proprio polline nel vento o nelle gocce d’acqua piovana. E noi, quando dobbiamo raggiungere un obiettivo che ci sta a cuore, riusciamo a fare come fanno i fiori? Ci esponiamo? Ci rendiamo visibili? Raccogliamo tutte le nostre forze e le regaliamo al mondo? Vediamo più da vicino come fanno le piante.

Sbocciare nel bel mezzo dell’inverno

Le gemme fiorali sono fiori potenziali. In alcune piante, come nel caso di un particolare ciliegio da fiore giapponese, il Prunus subhirtella var. autumnalis, sbocciano a più riprese solo nel periodo che va da novembre ad aprile, con il loro momento di auge nel mese di febbraio. Quando ci imbattiamo in questo ciliegio ornamentale carico di fiori in una giornata invernale, crediamo erroneamente che si tratti di un effetto del cambiamento climatico, mentre in realtà sta semplicemente seguendo la sua natura. Il Prunus subhirtella, grazie al comportamento anticonformista delle sue gemme da fiore, regala inaspettate e poetiche fioriture dalla delicata tonalità rosea nel bel mezzo del gelido inverno. La fioritura invernale di questa pianta mi fa pensare a quelle donne e a quegli uomini che riescono a trovare, nelle difficoltà di un periodo difficile, una grande occasione per trasformare la propria vita e persino per fiorire, costruire valore e crescere. Certe volte siamo in grado di trarre la forza per dare una grande spinta alla nostra vita proprio dalle sofferenze. Quando le fatiche sembrano sopraffarci, abbiamo la possibilità di guardarci dentro e attingere dal grande tesoro nascosto che possediamo: la resiliente, tenace, inesauribile spinta alla vita.

Sbocciare tardivamente

Un genere intero di piante che amo moltissimo e che rallegrano le giornate tardo autunnali è quello degli Aster, variopinte Asteraceae dal fiore “a margherita”. Più di tutte amo Aster ageratoides “Ezo Murasaki” perché il colore del fiore – viola sfumato di lilla, macchiato di giallo – nelle nebbiose giornate in cui tutto comincia a brunire si fa notare, pur mantenendo una sua eleganza selvatica. È una fioritura che parte in sordina, a fine agosto, dopo mesi in cui la parte erbacea della pianta cresce silenziosamente. Le infiorescenze raggiungono il massimo del loro splendore nei mesi di ottobre e novembre, quando le temperature notturne iniziano ad abbassarsi, ma nemmeno quelle condizioni le scalfiscono (quest’anno sul mio terrazzo hanno resistito fino a Natale). La fioritura dell’Aster “Ezo Murasaki” mi fa pensare a tutti coloro che durante la loro giovinezza non si sono messi particolarmente in evidenza per una questione caratteriale o per storia personale, preferendo restare in ascolto piuttosto che parlare, tacciati spesso di eccessiva timidezza o di mancanza di carattere. Non è detto che queste persone manchino di identità. Non per tutti la giovinezza è un momento propizio, e c’è chi ha bisogno di crescere lentamente per poi regalare nel periodo della propria maturità una strepitosa e duratura fioritura, proprio come fanno gli Aster. Chi sboccia tardivamente spesso lo fa attraverso parole, idee e azioni virtuose, degne di grande attenzione, arricchite da una saggezza cresciuta nel tempo.

Sbocciare precocemente

A qualcuno sarà capitato di sentirsi in anticipo, precoce rispetto ai propri coetanei, senza per questo sentirsi immaturo. Ci sono persone che già da bambine possiedono una consapevolezza di sé e hanno già un’idea di cosa desiderano realizzare nella propria vita. Altri individui si ritrovano a essere precursori dei tempi in cui vivono, conducendo una vita più emancipata o semplicemente avendo idee più moderne rispetto alla società in cui vivono. Il fattore che accomuna queste persone è il fatto di essere notevoli. Impossibile ignorare le capacità di un bambino-prodigio o le idee e i comportamenti di donne e uomini antesignani, destinati ad affermarsi pienamente in un tempo successivo. Questo è anche il destino di un fiore dall’indiscutibile fascino: quello della Paeonia. In particolare voglio segnalare una varietà molto precoce di peonia arbustiva, la “Renkaku” (volo di gru) le cui gemme sono gonfie e pronte a sbocciare già a marzo. I grandi petali caratterizzati da tenui riflessi rosati nei primi giorni di fioritura, poi virano decisamente verso un bianco puro che mette in risalto i numerosi stami centrali giallo oro. È come se questa pianta sapesse benissimo quale effetto produrrà la sua precoce fioritura: un incanto, molto visibile e attraente, nei primi giorni di primavera. L’unico difetto è la sua brevità. Toccherà aspettare un anno per godere di nuovo di uno spettacolo tanto sontuoso ma ne varrà la pena.

Sbocciare di nascosto

Non tutte le fioriture amano farsi notare come fa la peonia. Esiste un termine che si utilizza nel mondo del florovivaismo: fioritura insignificante. Per qualcuno la parola insignificante potrebbe quasi sembrare offensiva poiché si riferisce a una fioritura talmente minuta e poco evidente da passare inosservata all’occhio umano. Per la pianta, che non ha i nostri parametri estetici, l’importanza non sta nella dimensione o nel colore del fiore, in quanto la sua più grande vittoria è sbocciare e attrarre a sé piccoli insetti che attuino l’impollinazione. Questo è il caso del fiore di edera, Hedera helix. So che ti stai chiedendo: “Ma perché? L’edera fa il fiore?”. Ovviamente sì. L’edera produce un’infiorescenza di scarso interesse, raccolta in ombrelle ognuna composta da 8-20 fiorellini verdastri poco visibili. Sembra quasi che preferisca sbocciare di nascosto. Se ti sei identificato nella fioritura dell’edera hai probabilmente sperimentato la gioia nel raggiungimento di un importante risultato o nella trasformazione della tua vita, senza tuttavia aver destato interesse nel tuo ambiente circostante. Il fatto di non essere stata visibile non toglie assolutamente nulla al valore della tua fioritura personale e non significa che la gratificazione di quel momento non sia stata profonda e duratura. Sbocciare non vuol dire farlo per forza sotto i riflettori e facendosi vedere da tutti.

Sbocciare di continuo: le rifiorenti

Ci sono poi piante capaci di un continuo, straordinario, potere rifiorente, ossia capaci di presentare una nuova fioritura e, in senso figurato, di rinnovare la propria bellezza e vitalità. Le piante caratterizzate da questo potere sono molte di più di quelle che possiamo immaginare perché la rifiorenza nel mondo vegetale è una caratteristica diffusa. Una delle specie più comuni e al contempo più emblematiche quando si parla di rifiorenza è la Bellis perennis, quella che tutti conosciamo come pratolina o margheritina dei campi. Questa piccola erbacea perenne è capace di fiorire ininterrottamente durante tutto l’arco dell’anno se le temperature si mantengono fresche, andando a riposo vegetativo solo nel momento in cui scendono sotto lo zero o sono superiori ai 30 gradi. Tendenzialmente in Italia alterna continuamente nuovi fiori da febbraio a giugno. Davvero un record! Ci sono sicuramente persone capaci di questa fortissima carica di rinnovamento, in grado di sbocciare continuamente lungo il percorso della propria vita, prendendosi solo alcuni brevi momenti di sosta per poi ripartire con una perseveranza e una determinazione invidiabili. Al mondo ci sono individui con un’energia superiore alla media ma questo non deve far pensare che siano migliori di altri. Nella natura di certe piante (e di certi esseri umani) esiste la caratteristica della rifiorenza, mentre in altre specie sono apprezzabili diverse qualità che le rendono altrettanto uniche e diversamente affascinanti.

E tu come fiorisci?

Noi esseri umani talvolta fioriamo proprio nel bel mezzo delle difficoltà, talvolta invece lo facciamo prematuramente, altre volte con un tempismo eccezionale e altre ancora tardivamente. In realtà una singola persona nell’arco della propria vita può vivere tutte queste “fasi di fioritura” e non per forza deve identificarsi in una sola; anche se per ognuno di noi una modalità può risuonare più di un’altra. E tu a che fioritura appartieni? Se ti sei riconosciuto in particolare in una fioritura o nel comportamento di una pianta tra quelle citate, allora vuol dire che hai già chiaro qual è il tuo modus florendi. Se così non fosse, non disperare: ci sono ancora tante altre strategie di fioritura alle quali qui non ho fatto cenno. Potrebbe essere divertente provare a esplorarle andando a leggere testi di botanica oppure organizzando un’attività interattiva all’interno di un workshop.  Ricordati che a qualunque fioritura ti senti di appartenere, sicuramente sboccerai, anche più volte nell’arco della vita. Se ti sembra che non sia ancora accaduto, c’è solo una cosa da fare: concediti la possibilità di fiorire!

Paolo Astrua propone il 21 aprile il workshop ” Percorsi di consapevolezza attraverso il mondo vegetale: piante e gratitudine“. Il programma dettagliato si trova sul nostro sito, da cui potete anche fare l’iscrizione.

Paolo Astrua

Autore: Paolo Astrua

Ho lavorato per anni in teatro come attore ed educatore. A un certo punto, però, ho sentito che quella non era più la mia strada. Quando mi sono concesso di guardarmi dentro, ho capito che desideravo utilizzare la natura e le piante come mezzi per migliorare la mia vita e quella degli altri. Attualmente creo giardini e terrazzi che portino felicità basandomi sul rispetto dell'ambiente e sulla sostenibilità, tengo laboratori e scrivo della relazione tra uomo e natura. Credo che le piante giuste possano portare benessere emotivo nella vita delle persone e questa convinzione è alla base della mia "Filosofia Vegetale". Amo camminare nei boschi, da solo o col mio cane Athena, riconoscere le piante selvatiche e condividere la quotidianità con mia moglie Giovanna. Nel 2017 mi sono iscritto al Master in Coaching perché desidero diventare ancora più felice.

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