Felici a tavola

A memoria di lettrice e bibliotecaria, credo sia stato dopo l’uscita di Chocolat, romanzo di Joanna Harris del 1999, che in libreria è esplosa la moda dei titoli con riferimenti al “mondo commestibile”. Per un lungo periodo, qualsiasi proposta editoriale diventava allettante purché contenesse in copertina un limone, una spezia, un dolce. Poi, dopo Masterchef – apriti cielo – uomini e donne chef sono diventati protagonisti perfetti di innumerevoli romanzi di qualsiasi genere.

Il binomio cucina-letteratura in realtà esiste da sempre, perché il cibo è un linguaggio che genera emozioni. Talvolta così forti da non riuscire a gestirle: si parla infatti di fame emotiva. Il cibo è nutrimento, è cura, attenzione, condivisione. Anche consapevolezza: conoscere quello che ci piace e ci fa sentire bene, senza sensi di colpa, sapere quello di cui il nostro corpo ha bisogno in un determinato momento piuttosto che in un altro. Cucinare è prendersi cura di noi stessi e anche un mezzo per trasmettere il nostro amore per gli altri. Se poi riusciamo a prenderci il tempo per gustare a pieni sensi tutto quello che abbiamo messo in tavola, magari con un allestimento gradevole, il beneficio totale non potrà che essere sorprendente.

LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKUE / Durian Sukegawa (Einaudi)

Uscito nel 2013 in Giappone, questo romanzo arriva ora in Italia pubblicato da Einaudi, anticipato nel 2015 dall’adattamento cinematografico della regista Naomi Kawase.

La storia è quella di Sentarō, ex condannato in debito con il padrone del negozio che gli ha offerto un’occasione di riscatto dopo l’uscita dal carcere. Sentarō aspirava ad essere uno scrittore, si ritrova ora a cucinare dorayaki, dolci farciti con l’an, una marmellata di faglioli azuki: un lavoro che non ha scelto e che porta avanti per tornare a essere libero il prima possibile, ma senza stimoli e soprattutto tra rimorsi e sensazione di fallimento.

Un giorno si presenta al suo negozio una signora anziana alla ricerca di un lavoro: ha una malformazione alle mani brutta a vedersi, ma cucina un an buonissimo che nulla ha a che fare con quello industriale che Sentarō usa abitualmente.

Giorno dopo giorno, attenendosi alle istruzioni della signora Tokue, Sentarō comincia a preparare un an con sentimento. Ciò che lo colpisce è la “contemplazione” della donna nei confronti dei fagioli e pian piano capisce che è l’atteggiamento con cui affronta la preparazione che ne garantisce la riuscita: “se si fosse applicato con serietà, gli azuki avrebbero potuto aprirgli un mondo nuovo e interessante”. La signora Tokue ascolta gli azuki per fare emergere le loro potenzialità, allo stesso modo insegna all’uomo ad aprirsi all’ascolto di quello che lo circonda, offrendogli una prospettiva diversa. Una lezione sull’importanza della resilienza, che ci esorta a non rassegnarci a vivere ma a vivere a modo nostro, sfruttando tutte le possibilità, anche quando il colore cambia di colpo. Rimanendo in ascolto e cercando nella vita, che è in tutto ciò che ci circonda, un senso. C’è dolore e sofferenza in questo romanzo che però non manca mai di regalarci poesia, lasciandoci sempre con della dolcezza in bocca, quasi facendoci gustare, pagina dopo pagina, quella deliziosa marmellata di an.

COLAZIONI D’AUTORE / PETUNIA OLLISTER (Slow Food Editore)

Nel cercare libri che parlassero di cibo mi sono persa nella scelta: l’evocazione dei gusti dell’infanzia o il cucinare come piacere erotico? La madeleine di Proust o le quaglie en sarcophage di Karen Blixen? Poi ho trovato una soluzione: Colazioni d’autore.

Questo è un libro che racconta i libri che raccontano di cibo o un particolare cibo. E lo racconta con le immagini. A colazione.

Tutto nasce con una foto, nata per caso, pubblicata su Instagram e diventata poi un’idea, così buona da suscitare entusiasmo e diventare un appuntamento fisso per molti.

Immagini precise, curate e in armonia, così come gli abbinamenti. È una tavola apparecchiata con attenzione quella di ogni colazione proposta, che ci accompagna verso una nuova giornata ma prima chiede di prenderci il giusto tempo per risvegliare i sensi, per stiracchiare il corpo ma anche la mente, per volerci bene.

Se il cibo raccontato dagli autori dei romanzi, attraverso le loro parole diventa realtà, qui l’immagine ci dà – prima di leggerli – un’aspettativa di quello che andremo a gustare. E i crostini con l’aringa ci portano in un battibaleno nei porti dei mari del Nord, la crema di un maritozzo alla dolce vita romana, la torta di mele con il caffè lungo fa subito America on the road. Come ha dichiarato più volte l’autrice, questo volume “è un atto di amore verso i libri, un modo per raccontarli fuori dagli schemi”.

Se amate la cucina, le ricette riportate vi faranno venire voglia di sperimentare. Sfogliando le pagine e riempiendo gli occhi di dolci, salati e accostamenti cromatici, vi sembrerà quasi di sentire anche i profumi: in realtà, l’unico profumo che vi arriverà sarà quello delle pagine del libro, ma se oltre ad essere cuochi golosi siete anche golosi lettori, è probabile che non vi dispiacerà affatto.

DI CHE VINO SEI? / Filippo Bartolotta (Giunti)

Ho sempre pensato che il vino è magia, perché frutto di lavoro, pazienza, chimica: quando si apre una bottiglia ti racconta la sua storia, la terra da cui proviene, quanti anni ha, tutto quello con cui ha interagito per dar vita a quel profumo, colore, sapore.

Perché ti racconti tutto occorre prestare attenzione. L’attenzione è importante perché, come riportato nella prefazione speciale di questo libro, è alla base della differenza sostanziale tra bere e degustare. “Di che vino sei?” non si propone di farci diventare provetti sommelier: il vino è un argomento troppo complesso per poterlo esaurire in poche pagine. Ma chi l’ha scritto è wine educator nonché uno dei più conosciuti ambasciatori del vino italiano nel mondo: persino a Michelle e Barack Obama, cui l’anno scorso ha avuto l’onore di scegliere e far bere nove vini in degustazione, ha spiegato come riconoscere l’età di un vino. Bartolotta ci regala in questo volume le “conoscenze di base necessarie per comprendere i piaceri dell’uva e inaugurare una vita di apprezzamento senza limiti”. Ma soprattutto, ci aiuta a trovare il nostro vino ideale, quello che ci può dare piena soddisfazione sensoriale. Il vino come l’uomo ha tante personalità: ispirandosi al modello di Pearson e Mark dei dodici archetipi junghiani ci presenta diversi vini adatti a riflettere le caratteristiche personalità di vino. Sei un Ribelle? Ti leghi alle cause e alle persone, come il Cerasuolo di Vittoria, un vino grintoso con una storia tutta particolare. Sei un Innocente? Ti piace giocare ma a condizione di rimanere sempre sul sicuro, e vini di denominazioni storiche saranno per te perfetti. Conoscere il nostro archetipo di riferimento ci consente di scegliere sulla base di suggestioni e qualità più personali, ma soprattutto una maggiore attenzione verso i vini che possono piacerci, diventa uno stimolo verso un ascolto più attento di noi stessi.

Autore: Anna De Pascalis

Rodigina di nascita, veneziana per amore. E poi Bologna, Firenze e Londra nel cuore. Un’adolescenza negli Anni ’80, tra capelli cotonati, glitter e musica pop, spiega una perdurante predilezione per i colori accesi e le braghe di pelle. Mi piace scoprire posti nuovi e organizzare piccoli viaggi slow. Il cibo cucinato con passione e presentato con cura è un dono che apprezzo tantissimo. Ottimista, ironica e diplomatica, cerco sempre di guardare al di là delle apparenze e di stupirmi delle cose di ogni giorno. Ho frequentato il Master in coaching di Accademia della Felicità per conoscermi meglio e per aiutare gli altri a creare la vita che desiderano vivere.

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