Non sei quello che produci

Grazie al mio lavoro sono costantemente in contatto con le donne.

Donne di ogni provenienza sociale, con diversi tipi di professionalità e carriera, alcune timide, altre intraprendenti, altre ancora sfacciate. Poco conta da dove vengano e cosa stanno facendo, quasi tutte hanno lo stesso pensiero di fondo: devo essere produttiva!

Credo sia qualcosa che abbiamo ereditato dalle nostre nonne e dalle nostre mamme che lavoravano incessantemente a casa, in ufficio, con i figli senza mai lamentarsi e fermarsi un attimo.

Così anche noi oggi ci teniamo occupate con ogni tipo di attività e se per caso il nostro compagno rientra a casa e ci trova appassite sul divano alla fine di una giornata impegnativa, è facile che ci sentiamo a disagio per essere lì a non far nulla e sentiamo l’inarrestabile impulso di alzarci ed inventarci qualcosa.

Io voglio combattere questo impulso in ogni modo.

Credo fermamente che quello che valgo non c’entri nulla con la mia produttività.

Fate quindi attenzione, perché dare troppo significato alla vostra produttività non vi porterà ad una grande soddisfazione a lungo termine. Se non diamo alla nostra to-do-list un significato migliore, riempirsi di cose da fare solo per il fine di produrre ci porterà solo a to-do-list più lunghe.

In più mi accorgo che quando divento eccessivamente focalizzata sulla mia produttività la mia capacità di empatia, relazione con chi mi circonda diminuisce notevolmente. Le cose da fare sono talmente tante che fermarmi abbastanza per rilassarmi e godermi qualcosa in compagnia diventa un lusso che non mi posso permettere.

Non riuscire a raggiungere gli alti standard di produttività che ci siamo poste non farà altro che buttarci giù e farci sentire non all’altezza.

Ecco qualcosa in cui credere al posto che concentrarsi solo a produrre:

  • Il duro lavoro: c’è una gran differenza tra duro lavoro e produttività. Il duro lavoro richiede grande impegno ma prevede una fase successiva in cui è giusto rilassarsi e godersi il risultato raggiunto
  • La capacità di essere “presenti” nella propria vita: affrontare le cose, guardarle per quello che sono, godersi quello che si presenta all’improvviso sono gli splendidi effetti collaterali di quando non sei incastrata nel semplice fatto di dover produrre
  • La consapevolezza che il nostro valore non dipende dai risultati che produciamo, da quanti post alla settimana scriviamo o dal fatto che siamo brave a cucinare per 10 amici dopo 10 ore di lavoro.

Il nostro valore esiste e basta, a prescindere da tutto.

Autore: Francesca Zampone

Nel 2011 sono stata chiamata da Marco Bonora per contribuire alla fondazione di Accademia della Felicità. Sono Coach dal 2005 e mi occupo di Career Coaching e Talent Management dallo stesso anno. Mi sono occupata a lungo di Diversity e Change Management in ambito risorse umane fino a diventare la responsabile risorse umane della mia casa discografica del cuore. Negli ultimi anni mi sono specializzata in Coaching delle relazioni e ho sviluppato un sito dedicato alle mie attività personali: www.francescazampone.com. Ho 48 anni, vivo e lavoro a Milano, ma Londra è la mia città del cuore. Sono appassionata di comportamento umano, musica, letteratura, cinema.

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