Deserto e confini

 

Ho scelto di passare l’inizio dell’anno nuovo nel deserto della Giordania, una zona con montagne sabbiose, dune, pietre plasmate per millenni solo dall’azione del vento e dell’erosione. Un paesaggio essenziale, direi. Non è la prima volta: già qualche anno fa mi sono ritrovata in un campo tendato nel deserto a festeggiare la mezzanotte e mi era piaciuto tantissimo. Allora non sapevo il perché: adesso, con un po’ più di consapevolezza, forse ho capito il motivo per cui a intervalli regolari torno in questo tipo di paesaggio e perché lo faccio proprio a inizio anno.

Tutto parte dal paesaggio vero e proprio: se immaginiamo il classico deserto, vediamo sabbia, dune e roccia a perdita d’occhio. Non cambia molto se volgiamo lo sguardo: gli elementi sono quelli, magari combinati in modo diverso, ma non sapremmo proprio dire qual è la differenza tra un punto e un altro. Non a caso è facilissimo perdere l’orientamento. L’orizzonte è tutto uguale: i punti cardinali perdono senso e dovunque guardi trovi la stessa combinazione di cielo purissimo e terra nuda. Non c’è niente altro: solo, a volte, il vento.

E’ un paesaggio essenziale: pochi elementi ma dai contorni nettissimi. Questo per me è riposante: lungi dall’essere noioso, mi stimola l’immaginazione perché automaticamente popolo dune e rocce vuote con storie, animali, piante, costruzioni varie, ricordi, pensieri. Secondo me è vitale avere un ambiente, possibilmente vuoto, in cui trovarsi a proprio agio e cominciare a inventare: quando sono a casa è la parete vuota del mio soggiorno ed è spoglia precisamente perché ci posso immaginare quello che voglio, quando voglio. Quando si è in viaggio, è vero che molti stimoli provengono dall’esterno ma sono altrettanto importanti quelli che provengono dalla nostra interiorità e un ambiente scarno ed essenziale come quello del deserto è l’ideale per ascoltarsi. Nel deserto non c’è nulla che possa distrarre, solo il rumore del vento. Ed è l’ideale proprio quando inizia il nuovo anno, perché per sapere dove vogliamo andare davvero dobbiamo per prima cosa chiederlo a noi stessi, senza lasciarsi distrarre dal rumore del mondo intorno. Non è naturalmente necessario avere a disposizione le dune: basta che sia un posto calmo, tranquillo, il più essenziale possibile, dove non dobbiamo pensare a niente altro che a sentire la nostra voce. Ecco, cercare un luogo così per stabilire come sarà il nostro prossimo anno ci può aiutare a capire sinceramente chi vogliamo essere, cosa vogliamo provare e dove vogliamo arrivare perché le risposte verranno da noi, non dalle distrazioni attorno.

Un’altra cosa mi ha sempre affascinato del paesaggio desertico: l’assoluta mancanza di confini visibili. Quelli sulla carta geografica sono non a caso linee dritte, perché non c’è modo di avere punti di riferimento per tracciare divisioni. I confini li dobbiamo stabilire noi e il deserto ci obbliga a farlo, esattamente come quando affrontiamo un percorso di coaching e vogliamo definire i nostri spazi personali. Sviluppare i nostri confini è essenziale per non essere invasi dagli altri, dalle loro esigenze e dal mondo esterno. Una linea definita tra noi e il resto dell’ambiente circostante è vitale. Bisogna porre parecchia attenzione però a non far diventare i nostri confini i nostri stessi limiti. Nel deserto, non essendoci spunti evidenti per tracciare linee definite, questo rischio non si pone: i confini sfumano quasi sempre in orizzonti, non si trasformano mai in limiti. Quello che ci delimita serve anche come orizzonte, come insieme di possibilità da esplorare. Forse gli unici altri luoghi in cui questo succede sono il mare aperto oppure le cime più alte.

Questi sono i miei auguri per l’anno nuovo: avere un luogo dove ascoltare se stessi e dove avere chiari i propri confini, prima di tutto per non farsi soverchiare e annullare e poi per trasformarli in orizzonti, da popolare con i nostri pensieri e la nostra immaginazione.

Francesca Saracino

Autore: Francesca Saracino

Milanese per nascita, biologa per passione, viaggiatrice per indole, sono da sempre interessata a capire come funzionano la vita e la mente e a mettere a disposizione degli altri tutto ciò che imparo, leggo o scrivo. Ho frequentato il mondo accademico per dieci anni e poi quello farmaceutico. Ho lasciato l’azienda e ho deciso di diventare una coach professionista, per accompagnare altre persone lungo la strada della realizzazione dei propri sogni e dei propri obiettivi.

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