Le donne che vogliamo essere

Secondo una recente indagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, le italiane godono di una salute abbastanza buona, ma sono sempre più sopraffatte dal lavoro, dalla famiglia, dalla casa e dall’assistenza ai parenti anziani. Le donne, inoltre, vivono l’anzianità più a lungo, ma peggio degli uomini, e svolgono in maniera quasi esclusiva il ruolo di caregiver, cioè di portatrici di assistenza, in particolare ai familiari malati o anziani.

Insomma, la vita delle donne non è facile! Non lo è mai stata.

Nel suo nuovo libro Il maschio sgomento. Una postilla sulla questione femminile, Roberto Finzi, professore di storia sociale ed economica, indaga la storia della nascita e del diffondersi del pregiudizio millenario che narra la presunta inferiorità della donna e racconta come esse, da sempre, siano state considerate inferiori e destinate a ruoli di cura e assistenza all’interno del nucleo famigliare. Finzi racconta anche come le donne stesse abbiano nei secoli tramandato alle figlie questi pregiudizi, ormai introiettati. Si esce davvero sgomenti dalla lettura di questo saggio!

Se il pregiudizio è millenario, se la società condiziona le bambine fin dalla prima infanzia con suggestioni limitanti, se le persone che ci circondano pensano che esistano cose da uomini e cose da donne, se il termine “femminismo” si porta dietro un bagaglio negativo e stereotipato, come possiamo, come donne, vivere intenzionalmente il nostro ruolo di persone di valore, portatrici di matura dignità?

Mi pongo la domanda dal giorno in cui – quando mia figlia aveva un anno – lessi il libro Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini. Fu un piccolo shock; il tema del femminismo mi appassiona da sempre, ma per la prima volta misi a fuoco l’enorme impegno educativo che mi sarebbe spettato, ogni singolo giorno della mia nuova vita di madre di una futura donna.

Gli uomini governano il mondo, occupano i ruoli di maggior prestigio, possono ambire al massimo; questo poteva avere un senso migliaia di anni fa, quando la forza fisica rappresentava il miglior modo per sopravvivere, ma oggi viviamo in un mondo completamente diverso. Oggi ciò che serve per raggiungere il successo personale sono la creatività, l’intelligenza, il coraggio. Non esistono ormoni di queste qualità, una donna ha le stesse possibilità di un uomo di essere creativa, intelligente e coraggiosa.

Non ha nemmeno importanza quali siano le priorità di vita che abbiamo scelto; una carriera brillante, la cura della nostra famiglia, una vita in vacanza, ciò che conta è esercitare il proprio diritto di scelta, la propria libertà individuale, al di là dei ruoli che la società ci cuce addosso.

Cambiare questa strada è una missione entusiasmante, ma come si fa ad agire da donne più fedeli a noi stesse nella vita di tutti i giorni?

Proviamo a partire da qui:

  1. Soffri anche tu della “Sindrome dell’Impostore”? (definizione inventata da Valerie Young). Attribuisci i tuoi successi alla fortuna o al tempismo, pensi “Se posso farlo io, possono farlo tutti”? Sì, soffri anche tu della sindrome! Temi di non essere all’altezza e dubiti delle tue competenze, anche quando i fatti dimostrano il contrario. Non importa quali obiettivi tu abbia raggiunto o cosa gli altri pensino di te, nell’intimo credi che i tuoi successi non dipendano dal tuo valore; sei fortunata, diligente, disciplinata, ma mai competente e brillante. Sappiamo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha sofferto di un attacco di bassa autostima. C’è chi dubita di sé a volte, chi spesso, chi sempre. Ma perché il mondo riconosca il nostro valore, dobbiamo riconoscerlo noi per prime!
  2. Parliamo apertamente di soldi e di quanto vale il nostro lavoro. I soldi e il successo finanziario sono ancora argomenti di cui le donne parlano poco e con imbarazzo e senso di vergogna. La Fondazione per l’educazione finanziaria e per il risparmio ha condotto una ricerca su questo tema e i risultati ci sorprendono: oggi, nel nostro paese, il 21% delle donne non ha un conto corrente personale, il 63% dichiara di percepire un reddito inferiore agli uomini della propria famiglia: marito, fratello, padre. In famiglia ai maschi la paghetta è erogata con cadenza costante mentre alle femmine sarebbe concessa una tantum. Le ragazze vengono incoraggiate al risparmio, al mettere da parte laddove i maschi vengono instradati al far fruttare i mezzi di cui dispongono. In Italia la differenza retributiva tra uomini e donne è strutturale: i maschi – a parità di professione e inquadramento – guadagnano in media il 10,9% in più delle donne. Insomma, le donne guadagnano meno, risparmiano meno e, spesso, con più fatica.  Tu che relazione hai con i soldi?
  3. Circondiamoci di persone che sanno rispettare gli altri. Nel post di Francesca Saracino “Una decisione da prendere per essere più felici” lo abbiamo letto chiaramente e ora abbiamo anche delle solide basi scientifiche a dimostrarlo: dovremmo selezionare con molta cura e attenzione le persone con cui decidiamo di passare il nostro tempo. Le persone che ci circondano ci influenzano enormemente; possono contribuire a renderci donne migliori o peggiori. Ma perché allora continuiamo a frequentare amici con atteggiamenti sessisti? Ad uscire con uomini che ci soppesano con lo sguardo come se fossimo un pezzo di manzo da brodo sul banco del macellaio? Perché diamo credito a donne che ci suggeriscono che per vivere tranquille bisogna tacere? È il momento di tagliare i rami secchi, di eliminare dalle nostre vite le persone tossiche. Come si fa? Palesando il nostro pensiero, in modo fermo e cortese: “Scusa se ti sembrerò scortese, ma le tue battute sessiste mi hanno davvero stancata, preferisco andare a casa”. Cerchiamo persone di valore con cui fare amicizia, con cui allearci, da cui imparare, con cui collaborare, da cui essere ispirate.

Condivido profondamente le parole di Chimamanda Ngozi Adichie, un’attivista nigeriana che nel libro Dovremmo essere tutti femministi scrive:

La mia definizione di femminista è questa: un uomo o una donna che dice – sì, esiste un problema con il genere com’è concepito oggi e dobbiamo risolverlo, dobbiamo fare meglio. Tutti noi, donne e uomini, dobbiamo fare meglio“.

Barbara Mantovi

Autore: Barbara Mantovi

Sono nata e cresciuta a Reggio Emilia dove ho vissuto una selvaggia infanzia campagnola. Ho da sempre fame di storie e la mia carriera di bibliotecaria e operatrice culturale mi permette di incontrare ogni giorno persone, libri e nuovi progetti creativi. Perseguo l’obiettivo di attraversare la vita con leggerezza, perché la leggerezza è un’attitudine che mi è congeniale e che trovo liberatoria; mi permette di vedere dove voglio andare, anche nella nebbia della mia Emilia. Ho frequentato il Master in Coaching di Accademia della Felicità nel 2017/2018 e ora sono felicemente in tirocinio.

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